| Anno | 1980 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Ruggero Deodato |
| Attori | Robert Kerman, Francesca Ciardi, Luca Barbareschi, Salvatore Basile, Paolo Paoloni Perry Pirkanen, Ricardo Fuentes, Carl Gabriel Yorke, Lionello Pio di Savoia, Luigina Rocchi. |
| Uscita | lunedì 12 agosto 2024 |
| Distribuzione | Cat People |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 18 |
| MYmonetro | 2,76 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 6 agosto 2024
Una troupe parte per l'Amazzonia ma non fa più ritorno. Due mesi dopo, la produzione finanzia una spedizione di recupero e soccorso guidata dall'antropologo professor Monroe. In Italia al Box Office Cannibal Holocaust ha incassato 36,5 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Una troupe di spericolati documentaristi d'assalto - composta dal regista Alan, dalla sua fidanzata assistente Shanda e dai cameramen Mark e Jack, oltre che dalla guida locale Felipe - si addentra nella foresta amazzonica alla ricerca di immagini esclusive sulle misteriose tribù, forse cannibali, che vivono nei suoi meandri. Dopo due mesi senza avere notizie della troupe, la produzione finanzia una spedizione di recupero e soccorso guidata dall'antropologo professor Monroe. Avventurosamente e correndo seri rischi nell'inferno verde amazzonico, Monroe scopre che i documentaristi sono morti e riesce a recuperare i filmati che avevano girato, venendo così a conoscenza di una sconcertante e terribile verità.
Film controverso e divisivo come pochi altri nella storia del cinema, Cannibal Holocaust rappresenta insieme l'apice creativo nella carriera di un regista personale come il da poco scomparso Ruggero Deodato.
Il film segna anche l'apice di un particolare sottogenere dell'horror avventuroso come il cannibal movie che, sostanzialmente iniziato con Il paese del sesso selvaggio di Umberto Lenzi, è durato una manciata di anni e di titoli per poi spegnersi lasciando comunque un'eredità e una traccia durature.
Colpisce di questo film l'ambiziosa struttura narrativa che si articola in due parti separate, la seconda delle quali, particolarmente innovativa, introduce il concetto del found footage che sarebbe stato poi usato anni dopo nell'horror di grande successo The Blair Witch Project per diventare poi in se stesso una sorta di abusato sottogenere trasversale con decine di film al suo interno.
Se nella prima parte non mancano qualche ridondanza e alcune lungaggini, pur in un contesto che trae ampio vantaggio dalla lussureggiante ambientazione, è nella seconda parte, quella relativa ai filmati "ritrovati" che un Deodato in grande forma sfodera un'efficacia registica esemplare, ricca di aspra vivacità e di cinica inventiva, non arretrando di fronte a nulla per raggiungere il suo obiettivo di scioccare e sorprendere il pubblico.
Nell'ambito di queste manovre di pura exploitation, con sesso e violenza in primo piano, vi sono purtroppo delle sequenze imperdonabili di vera violenza contro alcuni animali che, benché concettualmente giustificate nel corso degli anni dal regista (in sostanza, gli animali venivano uccisi per essere poi mangiati), restano un pugno nello stomaco per lo spettatore e sono difficili da sostenere.
Non può sfuggire l'ambiguità di un film che nella sostanza condanna in modo non banale e anche incisivo lo sfruttamento della violenza nei media e nello stesso tempo sfrutta a fini commerciali e spettacolari l'oggetto stesso della sua condanna, ma queste sono valutazioni e riflessioni che non inficiano le qualità della messa in scena.
Il film, inutile ribadirlo, non è certo per tutti ed è fortemente sconsigliato a chi non tollera scene di violenza estrema. Chi invece le tollera potrà ancora oggi apprezzare la forza spettacolare e concettuale di un film crudele e spregiudicato nel perseguire i suoi fini, ma anche molto efficace, potente, evocativo e originale, che, al netto di tutta la sua furbizia, si pone delle domande non superficiali sull'atteggiamento dell'uomo civilizzato nei confronti di quelle che ritiene essere razze inferiori e si conclude con una domanda nella quale è concentrato il succo del film: "Mi sto chiedendo chi siano i veri cannibali".
Da sottolineare, oltre alla bellezza delle riprese on location, l'uso interessante della musica, con la colonna sonora spesso struggente e fortemente melodica di Riz Ortolani a commentare, in azzeccato contrasto, scene di grande ferocia.
In un cast di attori per lo più poco conosciuti, spicca la presenza di Robert Kerman, attore attivo soprattutto nel porno, nel ruolo dello sconcertato antropologo. Tra i documentaristi d'assalto c'è un giovane Luca Barbareschi, all'inizio di una carriera che l'avrebbe portato a lidi ben diversi. C'è anche in un piccolo ruolo Paolo Paoloni, famoso come mega presidente fantozziano. Notevole e intensa la prova di Francesca Ciardi in un ruolo molto difficile da intepretare.
Narra di quattro giovani newyorkesi (tre ragazzi e una ragazza) partiti per l'Amazzonia, allo scopo di realizzare un documentario, e mai più ritornati. Da ricerche effettuate si scopre che i quattro sono stati giustiziati dal capo di una tribù indigena. Viene trovata una cinepresa con relativo rullino impressionato: le immagini di quel film sono atroci e dimostrano le crudeltà perpetrate ai danni dei disgraziati selvaggi dai quattro americani, che volevano ottenere un documentario "sensazionale".
Quattro giovani telereporter americani, con una salda esperienza di lavoro nelle zone di guerra, si avventurano nella remota foresta dell'Amazzonia, per girare un documentario sulle tribù indigene che vivono lontane anni luce dalla civiltà. A finanziarli è una stazione televisiva di New York. Sono passati alcuni mesi dalla partenza, ma i quattro sembrano scomparsi. Il professor Harold Monroe, antropologo, viene allora incaricato di mettersi sulle tracce dei reporter. Accompagnato da una guida locale, il docente si spinge anche lui nella foresta amazzonica. Le insidie sono a ogni angolo, tra belve feroci e indigeni dediti al cannibalismo. È in mezzo a questo inferno in Terra che l'antropologo trova le pellicole girate dai reporter e scopre che fine hanno fatto.
È con l'espediente del documentario, in realtà falso, che il regista italiano Ruggero Deodato dà vita a uno dei film più agghiaccianti e controversi della storia del cinema. Non un horror né un semplice mockumentary, ma una spietata catalogazione di ogni genere di aberrazione. Stupri, squartamenti, decapitazioni, evirazioni e impalamenti. Niente è risparmiato alla visione. Tutto è ripreso con accanimento sui dettagli. Un film per stomaci forti, certo, ma che suscita riflessioni che vanno al di là del genere cannibal movie, nato nel 1972 con Il paese del sesso selvaggio di Umberto Lenzi, in un'Italia sconvolta dalle immagini del terrorismo di piombo sparate ogni giorno dai telegiornali. Deodato, ribattezzato "Monsieur Cannibal" con la sua trilogia dei cannibali (Ultimo mondo cannibale, Cannibal Holocaust e Inferno in diretta), punta chiaramente a un facile sensazionalismo. E ci riesce bene, visto che questo secondo capitolo della trilogia è uno dei film più censurati della storia del cinema, bandito e tagliato in oltre cinquanta paesi del mondo. Protagonista di controverse vicende giudiziarie per le violenze reali inflitte agli animali durante le riprese nella foresta amazzonica, giustificate con la volontà di ricercare la massima aderenza stilistica alla realtà. Un realismo così crudo ed estremo da far pensare che ci si potesse trovare di fronte a uno snuff movie. Accusa alimentata dalla scomparsa, per un certo periodo dopo le riprese, dei quattro attori che hanno impersonato i reporter spariti nel film. Un'astuta trovata pubblicitaria che diverrà un caso di scuola, seguito di pari passo, diversi anni dopo, dal mockumentary horror The Blair Witch Project.
La freddezza chirurgica - stemperata solo dagli accenni di umana pietà suscitati dalla musica che accompagna alcune sequenze - con cui il regista mette in scena una violenza così efferata, al di là del disgustoso sensazionalismo, implica una riflessione sui metodi e le leggi della società dello spettacolo, di cui il film rappresenta una critica profonda. Il realismo impietoso perseguito da Deodato è lo stesso, estremizzato, con cui i mass media rimandano immagini e sequenze dell'orrore provenienti da ogni parte del mondo. Un realismo perseguito in modo cinico, senza alcuno scrupolo o pietà nei confronti delle vittime. Proprio come fanno i quattro reporter autori del finto documentario rilanciato da Cannibal Holocaust, avvoltoi che inseguono lo scoop a tutti i costi, persino con l'intervento diretto - e barbaro - sulla realtà che dovrebbero limitarsi a filmare. Non possiamo, allora, non domandarci chi siano i veri cannibali, se gli uomini che vivono nella natura selvaggia o i cosiddetti "civili" di cui siamo circondati. Una riflessione, quella imbastita da Deodato, che anticipa la critica ai mass media tratteggiata diversi anni dopo da Oliver Stone in Assassini nati. Dunque un film precursore su più fronti, questo Cannibal Holocaust, ma comunque reo di quello stesso uso spregiudicato e insopportabile della violenza che vorrebbe denunciare.
Cannibal Holocaust è stato censurato in 32 paesi, mai mandato in televisione, scandalizzato mezzo mondo. Questa pubblicità non può che mettere un pizzico di curiosità per un amante dei cult. L'ho visto con ottime aspettative, sperando in una perla dell'horror nascosto. Ma mi sbagliavo. Questo film è un abominio.
In una delle sequenze cruciali della prima parte del film, quando il clima di attesa non ha ancora lasciato il posto alle celebri efferatezze che seguiranno, il professor Harold Monroe assiste impotente alla tortura e all'uccisione di una giovane donna; vorrebbe intervenire nel tentativo di salvarla, ma la sua guida lo intercetta con la forza e glielo impedisce.