Perceval le gallois

Film 1978 | Fantastico +16 138 min.

Regia di Eric Rohmer. Un film con Fabrice Luchini, André Dussollier, Pascale De Boysson, Arielle Dombasle, Marie-Christine Barrault. Cast completo Titolo originale: Perceval le Gallois. Genere Fantastico - Francia, 1978, durata 138 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'apprendistato cavalleresco di Perceval, orfano di un nobile celtico, che lascia la madre e il castello avito per diventare cavaliere della Tavola Rotonda di re Artù.

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L'apprendistato cavalleresco di Perceval, orfano di un nobile celtico, che lascia la madre e il castello avito per diventare cavaliere della Tavola Rotonda di re Artù. Ci riesce dopo molti duelli e mille avventure, ma dopo cinque anni di vagabondare, il giorno di venerdi santo depone le armi. Acquistata una nuova spiritualità, parte per l'impresa più affascinante: la ricerca del Santo Graal. Una visione tutta spirituale e simbolica, le chiavi care a Rohmer, della saga nordica medievale, lontana dai consueti film in costume.

Giancarlo Zappoli
giovedì 18 settembre 2003

Prima parte
1. I cinque cavalieri. Un mattino di primavera il giovane Perceval, uscito dal castello dove vive con la madre vedova, incontra cinque cavalieri che scambia per Dio e alcuni suoi angeli. I contadini conoscono il suo stato di ignoranza (la madre lo ha tenuto all'oscuro di tutto quanto riguarda la cavalleria perché ha perduto il marito e due figli che erano cavalieri) e temono che questo incontro cambi la sua vita. Rientrato al castello, sua madre è costretta a rivelargli la verità e il giovane Perceval lascia la propria casa seguito dai consigli della donna che sviene al momento della separazione.
2. La Fanciulla che dorme. Perceval giunge dinanzi a una ricca tenda che scambia per una chiesa. All'interno trova una fanciulla dormiente. Equivocando sugli insegnamenti che la madre gli ha impartito poco prima della partenza pretende di baciarla, le ruba l'anello e mangia e beve del suo cibo. Quando l'Orgueilleux de la Lande torna e scopre le tracce del passaggio di Perceval condanna la fanciulla a seguirlo a piedi e senza potersi cambiare d'abito finché non avrà trovato e decapitato l'autore del misfatto.
3. Artù, il Cavaliere Vermiglio e la Fanciulla che ride. Perceval incontra, dinanzi al castello di Artìi, il Cavaliere Vermiglio che gli ha appena sottratto la coppa in cui beveva. Il re, reduce da una recente vittoria, è però rattristato per l'oltraggio subito. Perceval gli chiede di nominarlo cavaliere ma la sua giovanile irruenza (vuole conquistare le armi del Cavaliere Vermiglio) è tale da far ridere una fanciulla che non rideva da sei anni. Il siniscalco Ké, furioso, la schiaffeggia. Intanto, all'esterno, Perceval uccide il Cavaliere Vermiglio, ne indossa le armi e promette vendetta per la Fanciulla che ride.
4. Gornemant de Goort. Un uomo onesto e valente, il valvassore Gornemant de Goort, offre ospitalità a Perceval nel suo castello e gli insegna arti e comportamenti della cavalleria.
5. Blanchefleur. La città di Beaurepaire è assediata. La castellana Blanchefleur, giovane di grande bellezza, offre ospitalità a Perceval per la notte. Lo raggiungerà nella sua stanza e gli chiederà di combattere il suo oppressore:
Clamadieu des Iles. I due si addormentano abbracciati. Il mattino dopo Perceval, ormai noto come Cavaliere Vermiglio, sconfigge il siniscalco Anguingueron e gli fa grazia della vita. Il giorno successivo giunge Clamadieu, che viene a sua volta sconfitto e inviato da Artù con il siniscalco per dichiararsi battuti dinanzi alla Fanciulla che ride.
6. Il Re Pescatore e il Graal. Tormentato per la sorte della madre, Perceval lascia Blanchefleur per cercarla. Si imbatte quindi nella barca del Re Pescatore che lo invita nel suo castello che sorge all'improvviso dal nulla. Qui si vede offrire dal re paralizzato un banchetto nel corso del quale gli vengono mostrati alcuni oggetti: un valletto porta una lancia che sanguina dalla punta, una fanciulla il Graal, un'altra un piatto d'argento. Perceval vorrebbe porre domande ma si trattiene a causa degli insegnamenti ricevuti.
7. L'Orrida Fanciulla. Il mattino dopo nel castello non c'è più nessuno. Appena il cavaliere ne esce il maniero scompare. Gli si para però di fronte l'Orrida Fanciulla a cavallo che gli rimprovera di non aver parlato. Se avesse fatto
le domande che aveva in mente il re sarebbe guarito. Così si è condannato a vagare per lunghi anni senza poter raggiungere la casa materna se non dopo la morte della genitrice.
8. L'Orgueilleux de la Lande. Perceval incontra sul suo cammino una fanciulla piangente e vestita di stracci. È la fanciulla che dormiva nella tenda. L'Orgueilleux sopraggiunge. Perceval lo batte e lo invia alla corte di Artù. Il re, meravigliato per le sue prodezze, lo va a cercare con tutta la corte.
9. Le tre gocce di sangue. In un mattino d'inverno Perceval è perduto nella contemplazione di tre gocce di sangue lasciate nella neve da un'oca selvatica. Quelle tre gocce gli ricordano Blanchefleur. Nel frattempo Artìi è giunto sul luogo e gli invia due cavalieri che io conducano alla sua presenza. Entrambi lo fanno con modi rozzi e Perceval, senza farsi allontanare dalle proprie meditazioni, li disarciona. Uno dei due e tre, che viene ferito proprio al braccio che aveva colpito la Fanciulla che ride. Solo Galvano, nobile cavaliere, si rende conto dello stato di meditazione di Perceval e, con gentilezza, lo invita a seguirlo. Perceval viene riconosciuto e lodato. Ora che ha vendicato la Fanciulla che ride può ripartire solitario. È quindi il turno di Galvano: viene accusato da Guingambrésil di essere un fellone e sfidato a un combattimento davanti al re d'Escavalon.
10. La Fanciulla dalle piccole maniche. Galvano giunge dinanzi a un castello davanti al quale si svolge un torneo. Non vi partecipa per preservarsi per il proprio combattimento. Una fanciulla lo deride e la sorella lo difende. Viene così introdotto nella città dove tutti lo odiano e accetta di combattere per la Fanciulla (dalle piccole maniche) che lo ha difeso. Vince il torneo.
11. La rivolta della città. Giunto alla città di Escavalon, Galvano riceve ospitalità da una fanciulla che si innamora di lui. Viene però riconosciuto come l'uccisore del padre della ragazza. L'intera popolazione gli si scatena contro e l'uomo viene salvato solo dall'intervento del giovane re del luogo che fa prevalere i doveri dell'ospitalità.
12. Il Venerdì Santo. Perceval ha vagato per cinque anni e ha dimenticato Dio. Incrocia un gruppo di pellegrini che gli parlano della morte di Cristo e del Venerdì Santo. Indirizzato a un eremita, gli viene additata la sua colpa: aver abbandonato la madre che è morta di dolore. Ora Perceval sa anche qual è il segreto del Graal: la sacra coppa conteneva un'ostia che costituiva l'unico nutrimento del padre del Re Pescatore. L'eremita si rivela quale zio non solo del Re Pescatore ma anche di Perceval. Ora il cavaliere si reca nella cappella dove rivive, identificandosi in Cristo, la Passione fino alla morte in croce. Quindi si allontana da solo a cavallo.
Gli autori letterari a cui Rohmer fa esplicito riferimento o i cui influssi si possono comunque rinvenire nei suoi testi sono numerosissimi: da Cervantes a Poe, da Ségur a Hugo, da Mallarmé a Balzac, da Tolstoj a Dostoevskij, per non citarne che alcuni. Quel che è certo è che pochi, tranne coloro i quali erano a conoscenza del suo documentario didattico Perceval ou le conte du Graal del 1964, si sarebbero attesi una scelta così enigmatica come quella del Perceval tradotto in film a seguito del successo del già peraltro apparentemente anomalo La marchesa von... È interessante prendere nota delle dichiarazioni rilasciate da Rohmer a proposito del documentario in cui, dopo un'introduzione affidata alla voce off del regista, seguivano citazioni dell'opera di Chrétien de Troyes lette da Christine Théry e Antoine Vitez (futuro Vidal di La mia notte con Maud): «Ho potuto mettere in parallelo la descrizione dei combattimenti che suscitano ammirazione nella poesia del Medio Evo, con le miniature, straordinario esempio di arte decorativa; ma queste cose, in genere, non sono state notate da... da chi?, visto che coloro che si occupano di letteratura non si interessano oltre misura dell'illustrazione e chi si interessa dell'illustrazione non si occupa di letteratura. Nel XII secolo esisteva un'arte estremamente importante, forse una delle più grandi, l'arte dei trovatori, l'arte della civiltà occitana. E se io uso questa parola, "arte", è perché sì trattava della fusione di due attività precise: la poesia e la musica. La musica infatti era composta dal poeta...» (Eric Rohmer, L'Ancien et le Nouveau, op. cit., 1965).

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Giancarlo Zappoli
giovedì 18 settembre 2003

Seconda parte
Se a queste dichiarazioni accostiamo quelle rilasciate in occasione dell'uscita del film vedremo emergere le linee portanti di questo saggio per immagini rohmeriano. «I personaggi di Chrétien de Troyes sono i protoeroi del romanzo moderno. Credo che dopo quest'opera del XII secolo non sia stato più inventato nulla che abbia profondamente sconvolto il genere letterario. Prendiamo un romanzo di Stendhal o di Dashiell Hammett: gli eroi e il modo di raccontare non sono cambiati affatto. Come Perceval questi eroi seguono un tortuoso itinerario morale, sono tormentati, dubbio..., scossi nella loro fede che mettono in discussione per poi riconquistarla dopo profondi conflitti interiori, contrariamente agli eroi dell'antichità che - presa una posizione morale - la mantenevano fino in fondo, a qualsiasi costo. Perceval è la dimostrazione che l'eroe moderno si modella su quello del passato».
Poesia, musica, modernità assoluta di un eroe antico e "illustrazione" della letteratura. Rohmer, già più o meno velatamente accusato di un rispetto esagerato nei confronti del testo kleistiano, qui fa di più. Pur dovendo procedere a quelle che definisce « les choix souvent douloureux» di tagli di alcuni momenti del testo, non rinuncia nella maniera più assoluta alla musicalità dei versi (circa 9000 ottonari di cui 5000 dedicati a Perceval e 4000 a Galvano). In proposito nota acutamente Giulio Fedeli: «Intensamente convinto della bellezza e della musicalità dei versi di Chrétien, Rohmer vuole sollecitare lo spettatore a lasciarsi catturare - al di là dei significati - dalla loro armonia, dall'incanto sonoro, dal fascino del loro ritmo arcaico» (Giulio Fedeli, "Perceval le Gallois", in Flavio Vergerio, Giancarlo Zappoli, a cura di, op.cit., 1996).
Chrétien de Troyes, autore di opere destinate al pubblico delle corti, scrive nel periodo che va dal 1165 al 1190. I romanzi attribuitigli sono cinque e sono tutti scritti in ottosillabi rimati a coppie e miranti a sostenere una tesi cortese ciascuno. L'ultima sua opera, Perceval resta incompiuta così come ricorda uno dei numerosi prosecutori della narrazione delle vicende del cavaliere, Gerbert de Monteuil: «Ce lo ha detto Chrétien de Troyesl iniziatore della storia di Perceval ma la morte, che lo ha preso troppo in fretta,l non gli ha permesso di terminarla». Rohmer, con il suo film, risale alle sorgenti dell'arte francese e affronta la sfida di un'opera bipartita (la storia di Galvano che, a un certo punto, sostituisce per un lungo periodo quella del protagonista) e incompiuta. Il minuzioso artefice di strategie narrative complesse scende in campo (il termine è adeguato considerato anche il budget del film, 7.800.000 franchi, il più elevato di tutte le sue opere) per realizzare un film che, come dirà poi con una punta di amara ironia, non è piaciuto ad altri che agli intellettuali e ai bambini delle scuole inferiori. Bisogna essere molto colti oppure positivamente "ingenui", come il Perceval che si apre al nostro sguardo attraverso gli occhi sgranati di Fabrice Luchini, per poter entrare nello spirito di un film che, tra gli altri, fa emergere i talenti di regista teatrale di Rohmer. (Si veda in proposito il capitolo dedicato a questa sua attività).
Perceval è girato interamente in studio, in uno spazio circolare, con luoghi deputati che vengono raggiunti grazie a spostamenti che non hanno alcun riferimento a una credibilità fisica, ma non fanno altro che riflettere i momenti alti della narrazione. Anche qui, come in alcuni "Racconti morali" e in film successivi, il "muoversi" assume, più che una valenza di puro trasferimento da un luogo a un altro, una funzione di messa in rapporto tra l'essere umano e lo spazio che lo circonda. È a questo spazio scenico, che rimanda a quello delle miniature, che Rohmer fa riferimento quando afferma: «Questa curvatura del piano verticale a cui rinvia il realismo innato della visione cinematografica, io l'ho trasposta sul piano orizzontale. È la terza dimensione quella che ho cercato di "curvare", ma in modo dinamico e non più statico. Sul pavimento dello studio (...) le diverse traiettorie possibili sono curve. In questo spazio non euclideo la curva diventa il percorso più breve da un punto all'altro» (dal press-book del film). Il Rohmer scenografo che, ad esempio, ha concepito la forma degli alberi dalle fronde immobili, trova qui la possibilità di realizzare quello spazio idealizzato che cercherà sempre e comunque di portare sullo schermo anche nei film della contemporaneità. Si tratta di uno spazio protetto, riflesso spesso della struttura psichica dei personaggi ma, al contempo, liberato dal surplus della contingenza. La sintesi degli apparenti opposti viene tentata, con successo, in questo Perceval «Anche se questo ha enormemente turbato gli attori, credo che, al cinema, ci si possa permettere da un lato di stilizzare mentre d'altra parte la verità è controllata da vicino. In questo mi ritengo discepolo di Bazin che faceva osservare che, in La Passione di Giovanna d'Arco, si vedeva della terra in una scenografia totalmente astratta. "È la terra - diceva Bazin - che lo fa diventare cinema". Credo che in questo film in cui le scenografie sono completamente artificiali, dove non circola aria tra le foglie, dove nessun fremito agita la natura, si debbano introdurre degli oggetti la cui esistenza materiale e, in particolare, il cui peso divengano particolarmente evidenti» (dal press-book del film).
Le attenzioni e ossessioni del regista non mancano di emergere. Il suo Perceval è un eroe in ricerca, con tutte le ingenuità ma anche con tutta la supponenza dei narratori rohmeriani dei "Racconti". Il suo percorso di conoscenza è costellato di incontri femminili in cui narrativamente predominano giovani donne e in cui, per scelte di casting, si ritrovano attrici già utilizzate (Marie-Christine Barrault) e nomi nuovi che entreranno nell'altra metà del cielo rohmeriana (Arielle Dombasle, Pascale Ogier, Marie Rivière, Anne-Laure Meury). Il percorso di iniziazione di Perceval lo porta a un certo punto a riflettersi in Galvano. Costui diviene l'immagine della trasformazione necessaria che l'eroe dovrà compiere per passare dalla naturalità selvatica alla cortesia riflessiva. Se Rohmer sottolinea questo elemento facendo dell'incontro tra i due uno dei momenti "didatticamente" più forti del film, alcune sue trasposizioni sui piano narrativo ci suggeriscono, come sempre accade nelle sue opere, la possibilità di altre interpretazioni. In Chrétien la rivelazione del senso della propria esistenza avviene dopo la scena del Graal. È lì che Perceval, resosi conto della sua duplice colpa (non aver soccorso la madre e non aver aiutato il Re Pescatore) conosce il proprio destino: espiare la colpa e cercare di dare risposta al mistero del Graal. Rohmer sposta la collocazione di questo evento e la trasferisce nella scena in cui, dalle parole dell'eremita, Perceval apprende la verità su di sé. La valenza di significato muta profondamente al punto di assegnare alla ricerca del Graal non il segno di una sorta di condanna ma il pieno valore di una ricerca della propria intima finalità. Perceval prova allora a identificarsi con Cristo ma non serve a nulla. Come per tutti gli eroi rohmeriani c'è un cammino da continuare, spesso destinato al fallimento (Perceval non troverà il Graal), ma ineludibile. Altre icone li attendono.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Tratto da Perceval ou le Conte de Graal di Chrétien de Troyes (1130-85), il primo romanziere d'Europa. Come l'ingenuo Perceval (Luchini) abbandonò la madre per raggiungere la corte di re Artù (Eyraud), diventare cavaliere e andare alla ricerca del Graal. I suoi incontri e gli insegnamenti che ne trasse. E. Rohmer racconta soltanto una parte del poema romanzesco, ma ne mantiene lo sdoppiamento in 2 storie: quella di Perceval viene abbandonata per seguire le avventure di Gauvain-Galvano (Dussollier) con cui si passa dal mondo della cavalleria e della courtoisie a quello del lavoro operaio e mercantile. Film unico nella storia del cinema che lascia lo spettatore ammirato e freddo, ma non annoiato. Il suo fascino nasce specialmente dall'aspetto figurativo, dall'organizzazione dello spazio che intende reinventare quello delle miniature e del teatro medievale, affidata alla meravigliosa fotografia (senza ombre) di Nestor Almendros. Il regista ha semitradotto il francese arcaico di Chrétien de Troyes, mantenendo gli ottonari e il procedimento del discorso indiretto: i personaggi parlano di sé stessi in terza persona. Una parte dei versi è cantata o salmodiata su musiche medievali, rielaborate da Guy Robert, con cori aggiunti da Rohmer. Luchini e C. recitano una recitazione, uno dei tanti modi di straniamento cui si ricorre per inserire autentici costumi, corazze, armi e il loro peso in uno spazio stilizzato e allusivo. Il risultato è di gusto rigoroso e di squisita raffinatezza, ma anche di trasparente semplicità come nei racconti infantili. Distribuito in Italia nel 1984 con sottotitoli. Un film per "felici pochi".

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