| Anno | 1972 |
| Genere | Fantastico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 134 minuti |
| Regia di | Luigi Comencini |
| Attori | Andrea Balestri, Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia Riccardo Billi, Zoe Incrocci, Ugo D'Alessio, Furio Meniconi, Pino Ferrara, Mario Scaccia, Enzo Cannavale, Carlo Bagno, Mario Adorf, Lionel Stander, Nerina Montagnani, Galliano Sbarra, Jacques Herlin, Orazio Orlando, Fred Williams, Clara Colosimo, Ferdinando Murolo, Domenico Santoro, Walter Richter, Willy Semmelrogge, Luigi Leoni. |
| Tag | Da vedere 1972 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,74 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 5 aprile 2023
Comencini ha sempre guardato con intelligenza al mondo infantile, dedicandogli film e inchieste televisive: anche con questa versione del libro di Col... In Italia al Box Office Le avventure di Pinocchio [2] ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 2,7 mila euro e 505 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il falegname Geppetto è molto povero e vive da solo. Un giorno riceve dal suo vicino e collega Mastro Ciliegia un pezzo di legno di noce, dal quale scolpisce in una notte un burattino. Il giorno dopo il burattino di legno è diventato un bambino vivo, Pinocchio. Geppetto è felice di avere finalmente un figlio e vende anche la sua unica giacca per comprare un abbecedario per Pinocchio e mandarlo a scuola. Lui però è molto più interessato al teatro itinerante di Mangiafuoco e vende il libro per andare ad assistere a un suo spettacolo. Costui, quando viene a sapere delle origini povere di Pinocchio, si rammarica, libera il ragazzo e gli regala cinque talleri d'oro. Ci penseranno il gatto e la volpe ad impadronirsene approfittando della sua ingenuità credulona.
"Il mio Pinocchio capovolgeva un po' quello del libro: Pinocchio è un bambino cui si minaccia continuamente di farlo tornare burattino, il contrario di ciò che è nel libro." Così si esprimeva Luigi Comencini a proposito dell'adattamento del romanzo di Carlo Collodi per i sei episodi televisivi (che verranno in seguito ridotti a poco più di due ore per le sale cinematografiche).
Se a questo aggiungiamo una dichiarazione di Nino Manfredi (che interpreta Geppetto) in cui afferma: "Alcuni bambini mi hanno scritto offrendomi un cappotto poiché pensavano che io soffrissi per il freddo" aggiungendo "Abbiamo fatto di Geppetto un personaggio libero", si può comprendere come questo sceneggiato (così veniva definito all'epoca) televisivo abbia davvero lasciato un segno molto particolare nelle varie riletture del testo collodiano.
Grazie alla vivace spontaneità di Andrea Balestri (che all'inizio della lavorazione aveva 7 anni), Comencini riesce ad inserire il personaggio nella propria visione dell'infanzia. Chi è il bambino nel suo cinema? È un essere in formazione che va rispettato nelle sue manifestazioni, anche in quelle esuberanti che gli adulti cercano di contenere. L'infanzia è un periodo dell'esistenza che può essere ricco di una forma di libertà che poi verrà progressivamente ridotta. Era quindi necessario ribaltare sin dall'inizio il personaggio Pinocchio al fine di evitare che il sogno del burattino fosse quello di integrarsi a capo chino nel mondo in cui contano le regole del mondo adulto.
Ecco allora che la Fata Turchina (a cui Gina Lollobrigida offre il giusto mordente) non è proprio simpaticissima (Balestri, che evidentemente avvertiva la distanza, si impuntò nel non volerla baciare). Il Grillo Parlante, che tanto rilievo aveva come coscienza e senso di colpa costante nella versione disneyana, qui scompare ben presto. Il mondo portato sul piccolo e grande schermo è poi quello di un'Italia degli ultimi (molto significativa in proposito è la testimonianza di un Manfredi che nella vita vestiva Missoni ma che aveva saputo rendere realistico quel 'babbo falegname povero' che Comencini vedeva in Geppetto).
In quel contesto i malfattori (Franchi e Ingrassia sottratti al B movie e in grado di dare vita a due personaggi indimenticabili) sono comunque meno 'colpevoli' di giudici, guardie e affini. Lo stesso Lucignolo si pone come il simbolo della ribellione pura e determinata il cui difetto è quello di non conoscere il senso del limite. A lui si contrappone l'amico che lo segue nel Paese dei Balocchi ma ha la consapevolezza di avere un legame a cui non può e non vuole in definitiva rinunciare. Il Pinocchio di Comencini ha bisogno di Geppetto. Necessita cioè di una figura paterna presente. Lo si può leggere come il predecessore di quell'Eugenio che invece nel 1980, di fronte a dei genitori 'colorati' (come li definiva Gaber), deciderà di andare in direzione contraria senza rispondere alla loro richiesta di voltarsi.
Di quest’opera di Comencini esistono due versioni: una di 300’, quella dello sceneggiato Rai trasmesso per la prima volta nel 1972, e una di 128’ per il cinema. Il film di Comencini si differenzia dal libro di Collodi in un punto fondamentale: nel libro Pinocchio è un burattino che diventa un bambino vero solo alla fine della storia e di un percorso di formazione che lo porta ad assoggettarsi alle regole adulte; nel film Pinocchio diventa subito un bambino vero, è ritrasformato per tre volte dalla Fata in burattino per punizione, è segnato dal desiderio di libertà, di rivolta alle regole, e il suo percorso di formazione consiste nella messa a frutto di questo desiderio per diventare un ragazzo assennatamente responsabile e libero. Da una parte c’è il mondo degli adulti, che si regge sul principio di realtà ed è fatto di norme imposte; dall’altra c’è il mondo dei ragazzi, che si regge sul principio di piacere ed è fatto di libera creatività. Affiora uno dei temi ricorrenti di Comencini, l’assurdità del dominio delle logiche adulte contro cui i ragazzi non smettono mai di lottare. La tensione di Pinocchio all’autonomia è presente anche nel libro: il percorso di formazione di Pinocchio è dato dall’esperienza diretta, da errori pagati in prima persona, e i suoi educatori si limitano a dargli consigli, non intervengono a modificare le sue azioni se non a cose fatte. La storia di Pinocchio è una sequela di sventure, rimproveri, dolori: emerge un altro dei temi di Comencini, la capacità dei ragazzi di sopportare le sofferenze e di risollevarsi. Pinocchio è un personaggio sospeso, sta tra la fiaba della condizione da burattino vivente e la realtà del corpo da ragazzo vero, è l’incarnazione dell’indefinitezza della pre-adolescenza. Come Pinocchio, il film di Comencini è sospeso tra mondo del fantastico e mondo del realismo. Nel finale abbiamo il rovesciamento dei ruoli tra padre e figlio: è Pinocchio-figlio a proteggere e guidare Geppetto-padre: il ribaltamento segna l’avvenuta crescita di Pinocchio.
Comencini ha sempre guardato con intelligenza al mondo infantile, dedicandogli film e inchieste televisive: anche con questa versione del libro di Collodi, trasmessa prima a puntate dalla televisione italiana, ha avuto la mano molto felice.
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO (IT, 1972) di LUIGI COMENCINI con ANDREA BALESTRI – NINO MANFREDI – GINA LOLLOBRIGIDA – CICCIO INGRASIA – FRANCO FRANCHI – VITTORIO DE SICA – ENZO CANNAVALE – MARIO SCACCIA – RICCARDO BILLI – LIONEL STANDER – DOMENICO SANTORO – MARIO ADORF § Dal romanzo (1881) di Carlo Collodi, edito a più riprese [...] Vai alla recensione »