| Anno | 1960 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 140 minuti |
| Regia di | Michelangelo Antonioni |
| Attori | Gabriele Ferzetti, Monica Vitti, Lea Massari, Renzo Ricci, Dominique Blanchar, Dorothy De Poliolo James Addams, Lelio Luttazzi, Giovanni Petrucci, Esmeralda Ruspoli, Angela Tommasi Di Lampedusa, Professor Cucco, Giovanni Danesi, Renato Pinciroli, Vincenzo Tranchina, Franco Cimino, Enrico Bologna, Rita Mole. |
| Tag | Da vedere 1960 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,36 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 26 luglio 2019
I protagonisti dell' Avventura sono sostanzialmente tre: Sandro (Ferzetti), architetto, Anna (Massari), ricca e viziata, legata a Sandro, e Cla... Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto un premio ai Nastri d'Argento,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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I protagonisti deL'Avventura sono sostanzialmente tre: Sandro (Ferzetti), architetto, Anna (Massari), ricca e viziata, legata a Sandro, e Claudia (Vitti), romantica e abbastanza per bene, e amica di Anna. Durante una crociera alle Eolie, Anna scompare. Tutto il gruppo di amici la cerca fra gli scogli e in mare, fino a notte. Nulla. La cosa è molto misteriosa, viene avvertita la polizia. Sandro e Anna decidono di cercarla per proprio conto. Arrivano in Sicilia e di paese in paese domandano di Anna. Ma continuano a non venire a capo di niente, la donna è come un fantasma imprendibile. Ritrovano i loro amici, tutti squinternati, senza morale, senza vocazioni, senza niente, solo con un po' di soldi: una del gruppo seduce un giovane artista nel suo studio, praticamente davanti agli occhi di Claudia.
Nel frattempo qualcosa è nato fra Sandro e Anna: un sentimento indecifrabile e indefinibile, che comunque si consuma in un campo vicino a una ferrovia. Anna ne è abbastanza felice, ma anche impaurita: ha tradito la sua amica. Sandro, su un campanile, improvvisamente chiede a Claudia di sposarlo, poi si lamenta del proprio lavoro: lui, architetto che fa i calcoli per i progetti degli altri. Nella piazza di una chiesa rovescia di proposito un calamaio sul disegno di una giovane. Li ritroviamo in una piazzetta di Taormina, all'alba. Lui è seduto su una panchina, lei gli si avvicina e, faticosamente, lo accarezza.
Questo film consacrò Antonioni a livello internazionale. Il regista aveva trovato un equilibrio esatto e suggestivo, fotografando paesaggi e sentimenti con pulizia e rigore e lasciando trasparire nelle possibilità di comportamento dei personaggi cose che potevano anche essere sconvolgenti. Niente era dipendente da una volontà, non c'erano onestà, coerenza, umanità, logica, speranza, al massimo poteva esserci convenzione. Sandro è tutto questo, capace di fare qualsiasi cosa, di prendere tutte le decisioni in quel momento. Non ha morale, non ha talento, non ha volontà, parla e non si fa capire, ascolta e non capisce. È solo educato, com'era, come continua ad essere la borghesia che interessa ad Antonioni. Nel precedente Il grido il regista si era assunto responsabilità minori, tutto era determinato dalla necessità e dal piccolo sentimento, quasi dalla biologia.
Per questo L'avventura mantiene minore vedibilità rispetto al primo, che è un'opera d'arte totale e perfetta, anche se, appunto, di respiro più corto. Certo, c'è sempre il gesto finale di Claudia, che può essere un richiamo di tenerezza e di speranza. Il film ebbe un clamoroso successo a Cannes (1960) anche se non vinse la Palma: è ormai tradizione consolidata che il film migliore non vinca la Palma ma ottenga premi speciali della critica. I temi deL'Avventura, distruttivi e senza speranza, indussero la magistratura a sequestrare il film per oscenità e offesa al pudore. Del resto l'incomprensione fa parte della liturgia del mito. Da secoli.
Un gruppo di amici parte per una gita in barca nell'arcipelago delle Eolie; durante una sosta su un isolotto, la giovane Anna scompare improvvisamente senza lasciare traccia. Il fidanzato della ragazza, l'architetto Sandro, si dà da fare per cercarla insieme a Claudia, una delle amiche di Anna, ma senza alcun risultato; nel frattempo, fra lui e Claudia ha inizio una relazione sentimentale...
Girato con notevoli difficoltà produttive fra la Sicilia e le isole Eolie, L'avventura è il primo capitolo della cosiddetta "trilogia esistenziale" realizzata da Michelangelo Antonioni, a cui seguiranno La notte (1961) e L'eclisse (1962), e segna anche la prima collaborazione fra il grande regista e la sua attrice-musa Monica Vitti. Accolto con reazioni contrastanti al Festival di Cannes del 1960, dove ottenne il Premio della Giuria, L'avventura costituisce uno dei titoli più significativi ed apprezzati nell'intera produzione di Antonioni, che ne ha firmato la sceneggiatura insieme a Tonino Guerra ed Elio Bartolini. Un film considerato oggi fra le migliori opere del regista ferrarese, ma che all'epoca della sua uscita fu denunciato per oscenità e offesa al pudore e non passò indenne al vaglio della censura.
La trama della pellicola è costruita su un evento misterioso ed inspiegabile: la scomparsa di Anna (Lea Massari), che durante una gita in barca, dopo aver manifestato alcuni segni di insofferenza, sparisce letteralmente nel nulla. Uno spunto "giallo" che lascia spiazzati tanto i protagonisti quanto gli spettatori, ai quali non viene data alcuna spiegazione per il fatto avvenuto. Se dunque la prima parte del film è incentrata sulla vana ricerca di Anna, nella seconda parte Antonioni si sofferma invece sull'inaspettato rapporto che nasce fra Sandro (Gabriele Ferzetti) e Claudia (Monica Vitti), e sui mutevoli stati d'animo di quest'ultima: al suo amore per Sandro si mescola infatti uno strisciante senso di colpa nei confronti dell'amica Anna, un'invisibile donna-fantasma la cui presenza continua a gravare ossessivamente sulle esistenze di Sandro e di Claudia.
Con L'avventura, Antonioni ci offre una complessa rappresentazione dell'ambiguità e della fragilità dei sentimenti umani, vissute attraverso un memorabile personaggio femminile - quello di Claudia - magnificamente interpretato da un'eccezionale Monica Vitti. È un film in cui, più che lo sviluppo narrativo, contano la psicologia della protagonista e l'atmosfera rarefatta e a tratti quasi surreale che la circonda; in tal senso, il regista utilizza in maniera magistrale il paesaggio siciliano come specchio della confusione e del disagio interiore dei personaggi. Pur risentendo forse di una durata eccessivamente dilatata, L'avventura resta una pellicola di indubbio fascino, ed un'opera fondamentale all'interno di quella "poetica dell'incomunicabilità" tanto cara al cinema di Antonioni.
Il regista dell’incomunicabilità abbandona il proletariato de “Il grido”per descrivere il disagio esistenziale, il malessere, l’instabilità dei sentimenti nell’ambiente borghese(sono rinscontrabili degli elementi del cinema di Bunuel, “Il fascino discreto della borghesia”) attraverso il suo affascinante stile narrativo, ermetico ed intellettualistico.
Partita in crociera con l’amante, una ragazza sparisce. L’uomo la cerca, con l’amica di lei: e infine diviene l’amante di questa, una donna fresca, moderna e insieme romantica, appena venata da una sottile linea di ipocrisia. Tuttavia egli è un debole: e si farà trovare, in albergo, fra le braccia di una prostituta costosa. Piangendo, la donna lo farà a sua volta piangere e lo perdonerà.