| Titolo originale | The Kid |
| Anno | 1921 |
| Genere | Comico |
| Produzione | USA |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Charles Chaplin |
| Attori | Charles Chaplin, Jackie Coogan, Carl Miller, Edna Purviance, Tom Wilson (III) Albert Austin, Granville Redmond, Lillita McMurray, Henry Bergman, Raymond Lee (II), Nellie Bly Baker, Jack Coogan Sr., Dan Dillin, Walter Lynch, Elsie Sindora, Flora Howard, Rupert Franklin, Kitty Bradbury, Robert Dunbar, Beulah Bains, Edgar Sherrod, John McKinnon, Frank Campeau, Silas D. Wilcox, Jules Hanft, Edith Wilson, Charles Francis Riesner, May White, Monta Bell. |
| Tag | Da vedere 1921 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,42 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 7 febbraio 2023
Una giovane sedotta e abbandonata affida il figlioletto alla pietà altrui. Lo raccoglie Charlot, il vagabondo dal gran cuore che, fra mille sacrifici e astuzie, riesce ad allevare il bambino sottraendolo all'orfanotrofio. In Italia al Box Office Il monello ha incassato 7 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Una giovane donna sedotta e abbandonata si ritrova con un neonato che non sa come poter allevare. Lo lascia allora in un'auto lussuosa sperando che il proprietario gli faccia avere una vita migliore di quella che lei potrebbe offrirgli. Due ladri però rubano l'auto abbandonando il bambino in un quartiere degradato. Il vagabondo lo trova e cerca, senza successo, di liberarsene. Finirà con l'occuparsi di lui facendone il suo 'assistente' e lottando per riaverlo quando i servizi sociali cercheranno di sottrarglielo.
Chaplin apre il film con una didascalia in cui mostra la consapevolezza dei mezzi che metterà in campo: "Un film che farà ridere e forse anche piangere". È quanto accadde all'epoca e può ancora ripetersi oggi. C'è chi ha accusato questa sua opera di retorica a causa dei primi minuti in cui si presenta la condizione della madre nubile e la si paragona a una via crucis. Valutare in questi termini la premessa all'apparizione di Chaplin stesso (che avviene più avanti) significa applicare considerazioni dell'oggi a una realtà che la morale borghese dell'epoca vedeva precisamente in quei termini: come una colpa della donna 'perduta'.
L'entrata in scena del Tramp con la descrizione della sua pretesa differenza rispetto alla miseria che lo circonda (e che di certo non lo risparmia) è utile ad evidenziare un tratto caratteristico del personaggio che Chaplin non ha alcuna intenzione di occultare. Il Vagabondo non è fondamentalmente 'buono'. I tentativi che mette in atto per disfarsi del neonato, trovato del tutto casualmente, non lo inseriscono nella categoria dei benefattori. Lo diverrà in seguito affezionandosi al bambino (uno straordinario Jackie Coogan sulla cui presenza sul set fiorì una brillante aneddotica) che diverrà suo complice nell'infrangere vetri che lui poi proporrà di sostituire. La scena in cui gli viene portato via è ad alto tasso di drammaticità ed evidenzia le doti interpretative di entrambi i protagonisti.
Chaplin non si limita però a far ridere e piangere il suo pubblico ma continua a proporre una sua indagine severa della società. Non è solo la condizione abitativa dei due contrapposta a quella del mondo dei ricchi a segnalarcelo ma anche, in modo ancor più severo, la sequenza del dormitorio pubblico che è purtroppo più che mai attuale.
Il monello, il primo lungometraggio di Chaplin, è un film dall’impronta autobiografica: il personaggio del monello rappresenta il piccolo Chaplin, che fu ospite per due anni di un orfanotrofio, mentre la madre era chiusa in una casa di cura; la soffitta del film è identica a quella di Pownall Terrace dove Chaplin conobbe la stessa miseria del monello. Fino a questo film, Chaplin aveva nascosto l’amarezza sotto la fantasia e l’assurdo dello slapstick, delle comiche: con Il monello, Chaplin non abbandona il comico puro, ma dà inizio all’evoluzione che lo porterà a toccare la tragicità. Il monello non è un film comico in cui si nasconda l’elemento drammatico, bensì un dramma con momenti e deviazioni comiche, farsesche, burlesche, e con aperture surreali, oniriche, liriche. È un film in cui emergono la verità umana di gesti e atti, la filosofia della miseria, e i toni sentimentali, commoventi, patetici del melodramma vittoriano, alla Dickens, che si impone soprattutto nell’incipit e nel finale. L’impianto accorato e umanistico si schiude a riflessioni su temi universali come l’aleatoria imprevedibilità del fato, e come la lotta tra bene e male, tra le ragioni del cuore e le imposizioni e repressioni della violenza e del potere. Il polo positivo della solidarietà, della pietà, dell’amore, della libertà, si oppone al polo negativo del potere, dell’autorità, delle regole istituzionali, della falsa carità (la polizia, l’orfanotrofio, le dame di carità). Le istituzioni (anche quella assistenziale) soffocano, opprimono, mentre il vagabondo libera nel monello l’energia, la pulsione alla libertà insite nell’infanzia. Tra i due si crea un legame elettivo, più forte del legame naturale del sangue, che arriva a renderli due figure tra loro complementari e speculari.
Un vetraio trova per caso un piccolo in fasce abbandonato, decide di accudirlo e crescendo il bambino lo "aiuterà" nella sua professione: mentre l'uomo ripara i vetri rotti, il piccolo li rompe. Ma il dottore che visita il piccolo ammalatosi di "poche cure e attenzioni" chiama l'orfanotrofio per affidarlo in mani "migliori", il padre adottivo farà [...] Vai alla recensione »
Manca lo spazio, purtroppo, per adeguatamente parlare di questa straordinaria serata retrospettiva che ci ha tra l'altro offerto il primo «lungometraggio» osato da Chaplin. Il monello è del 1920; ed è ancora oggi tutto piacevole e vivo. Chaplin era ormai sicuro del suo «vagabondo», l'unica autentica maschera dei tempi nostri; stava per uscire dai limiti, per lui ormai angusti, di quei brevi film che [...] Vai alla recensione »