| Titolo originale | 2001: A Space Odyssey |
| Anno | 1968 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 140 minuti |
| Regia di | Stanley Kubrick |
| Attori | Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter Margaret Tyzack, Robert Beatty, Sean Sullivan, Douglas Rain, Frank Miller (III), Bill Weston, Ed Bishop, Glenn Beck, Alan Gifford, Ann Gillis, Frank Miller (II). |
| Uscita | lunedì 13 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 1968 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,68 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 9 febbraio 2023
Alle origini dell'uomo, quando le scimmie erano ancora scimmie, un misterioso monolito compare sulla Terra. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office 2001: Odissea nello spazio ha incassato 375 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Alle origini dell'uomo, quando le scimmie erano ancora scimmie, un misterioso monolito compare sulla Terra. La sua presenza attiva l'intelligenza dei primati che comprendono l'uso delle ossa degli animali uccisi quali prolungamenti delle loro braccia. 2001. Sulla Luna, in prossimità del cratere Tyco, è stato trovato un monolito la cui esistenza viene tenuta sotto il massimo segreto. Il monolito improvvisamente lancia un segnale indirizzato verso il pianeta Giove. Diciotto mesi dopo l'astronave Discovery si dirige verso il pianeta. A bordo si trovano due astronauti, Frank e David, tre ricercatori ibernati e il computer della nuova generazione, HAL 9000, in grado di controllare il funzionameto di tutta l'astronave, nonché di dialogare con gli astronauti. L'infallibile computer segnala un guasto in uno degli elementi esterni dell'astronave ma il pezzo, sottoposto a numerosi test, risulta essere in ottime condizioni di funzionamento.
I due astronauti debbono arrendersi al fatto che HAL ha sbagliato e decidono di disattivarlo. Hal fa allora in modo che il pezzo venga rimesso al suo posto e trancia il tubo dell'ossigeno di Frank.
Quando David, uscito per recuperare il cadavere del compagno, tenta di rientrare il computer glielo impedisce. L'astronauta distrugge la memoria del computer, apprende il vero scopo della missione (raggiungere Giove per scoprire il mistero del monolito) e arriva sul pianeta su cui morirà per rinascere a nuova vita. Capolavoro in assoluto, non della storia del cinema di fantascienza ma di quella del cinema tout court, 2001rappresenta una delle riflessioni più articolate giunte sul grande schermo sul rapporto civiltà/tecnologia nonché sul destino dell'umanità.
Kubrick, che ha sempre amato poco l'ipertecnicismo (pur avvalendosene sempre e ai massimi livelli sul piano delle sue produzioni), riesce a sviluppare il suo discorso a partire da un romanzo di Arthur C. Clarke. Ciò che nel testo letterario è precisa descrizione, nel film diventa suggestione. A partire dalla scelta di una colonna sonora che ha fatto epoca, con le note del Danubio blu ad accompagnare il volo delle astronavi.
L'abbiamo ritrovata in mille versioni pubblicitarie o di accompagnamento a servizi televisivi, ma qui aveva una precisa funzione: commentare le immagini di un futuro ipertecnologico mediante la musica composta nel periodo in cui la temperie culturale era permeata della convinzione della bontà assoluta della Scienza e delle sorti progressive dell'umanità guidata dalla sua Luce. Il protagonista del film è un non-attore, è HAL 9000 o, meglio, il suo occhio e la sua voce. Gli umani sono a sua disposizione mentre lui sembra al loro servizio. Ma non si tratta della solita macchina "cattiva". L'uomo di Kubrick (come in Il Dottor Stranamore e, successivamente, in Arancia meccanica) si prepara da solo la propria distruzione. HAL non impazzisce, HAL, molto più drammaticamente, va in crisi perché il suo sistema binario SÌ-NO, viene stravolto dalla presenza di un segreto da conservare, di una menzogna da dire. Lo scopo della missione non va rivelato e il computer non può resistere a questa intrusione dell'umana doppiezza nei suoi delicati apparati.
Quando David lo disattiva progressivamente, HAL (che ha ucciso quattro uomini) ritorna allo stadio infantile, preludio al percorso che l'astronauta dovrà fare procedendo fino alla propria morte per poi risorgere come feto delle stelle, in gestazione per una nuova umanità. Riascoltare il respiro profondo dell'astronave a contrasto con il silenzio del nero dello spazio, in cui la morte muta, trova una sua ancor più tragica contestualizzazione; riaffrontare quell'occhio che scava (come quello della macchina da presa) all'interno di milioni di anni di storia, consente di comprendere come questo film come molti altri (ma più di molti altri) fosse un'opera completa in se stessa e non necessitasse di un proseguimento. Che invece c'è stato. Si intitola 2010. L'anno del contatto ed è da evitare con la massima cura.
Kubrick inscena superbamente una pellicola basata su una ben definita riflessione filosofica, ovvero quella dedicata al problema esistenziale dell'uomo, senza però lasciarsi sfuggire la trattazione di svariati temi importanti e -specialmente oggigiorno- interessanti, ossia quello dell'intelligenza artificiale, della tecnologia come strumento per ricongiungersi alla verità e soprattutto [...] Vai alla recensione »
Non si sa da dove cominciare, quando si scrive - cinquant'anni dopo la sua uscita in sala e in occasione della nuova distribuzione - di 2001: Odissea nello spazio. Dal significato del monolite che compare misteriosamente durante il film? Dall'alba dell'uomo e dalla dissolvenza più famosa della storia del cinema, da osso ad astronave? Dagli effetti speciali, non solo stupefacenti per l'anno in cui furono pensati ma ancora in grado di reggere l'usura del tempo? Dal valzer di Strauss sulle immagini dello spazio? O dall'intelligenza artificiale, HAL 9000, che ha prefigurato un intero filone della fantascienza sull'umanizzazione della macchina? Insomma, Stanley Kubrick creò un tale prototipo, un'opera così densa di significati espliciti e nascosti, da fornire il carburante interpretativo alla sua pellicola, e da renderla in grado di giungere quasi intatta fino ai giorni nostri. La sua ricchezza è dimostrata anche dalla copiosa serie di iniziative critiche e editoriali che ne hanno tenuta viva la memoria nel tempo, di cui basta citare il dizionario ragionato che Giuseppe Lippi scrisse nel 2008 - con ben 200 lemmi - per capire quanta materia viva, filosofica, letteraria e culturale si trova nel capolavoro del cineasta americano.
All'epoca 2001: Odissea nello spazio non piacque a tutti. Affatto. Una delle più influenti critiche cinematografiche americane, Pauline Kael, per esempio lo attaccò con durezza, definendolo una cattedrale pseudo-intellettuale poggiata sul nulla.
Allo stesso modo, l'allora critico Paul Schrader - in seguito sceneggiatore di Martin Scorsese e regista di American Gigolo - lo stroncò, salvo poi pentirsene in alcune occasioni pubbliche, anni dopo. Irritavano, dell'atteggiamento di Kubrick, l'afflato universalistico, l'ambizione concettuale, la voglia di spiegare la vita e il mondo con un'opera totale di stampo wagneriano, l'assenza di ironia e la precisione maniacale del dettaglio. Poi la passione dei cinefili e la permanenza nell'immaginario collettivo hanno spazzato via ogni dubbio residuo.
2001 - Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), che tra pochi giorni, nell'anniversario della morte del grande regista, torna nei cinema nella versione restaurata, è il film unico che ha segnato per sempre il cinema di fantascienza, condensandone e fissandone gli universi col suo stile imitato e inimitabile: il candore e la freddezza, la danza degli astri, la posizione del veicolo spaziale nell'oscur [...] Vai alla recensione »