American Dreamz

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Un film di Paul Weitz. Con Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe.
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Commedia, Ratings: Kids+13, durata 107 min. - USA 2006. uscita venerdì 9 giugno 2006. MYMONETRO American Dreamz * * * - - valutazione media: 3,12 su 28 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,12/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * * - -
 critica * * * - -
 pubblico * * * - -
Una satira sugli americani e sulle loro manie di protagonismo. Tutto questo rappresentato in un concorso canoro: l'American Dreamz.
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Lo show per aspiranti talenti American Dreamz (modellato sul reality televisivo American Idol) è condotto con cinica bravura da Martin Tweed, presentatore senza scrupoli a caccia di concorrenti disposti a tutto pur di conquistare i famosi 15 minuti di celebrità… e di farli durare per sempre. Tra le sue mani càpitano Sally, una bella ragazza che farebbe di tutto pur di sfondare, e Omer, un giovane iracheno che ama i musical, ma si è addestrato in un campo per aspiranti kamikaze. Tra meschinità e bugie, però, è in arrivo un ospite speciale per l’ultima puntata: nientemeno che il Presidente degli Stati Uniti a caccia di un rilancio popolare. E allora sul palco può davvero accadere di tutto… Se con In Good Company il regista e sceneggiatore Paul Weitz (diventato famoso insieme al fratello per la scollacciata saga di American Pie) aveva affrontato con leggerezza e serietà il sogno americano messo alla prova dalla dura legge degli affari, adesso è il mondo dello show business a essere messo sotto la lente di una satira che non perdona niente e nessuno, ma nemmeno annichilisce con cinico gusto distruttivo.
Il mondo che Weitz ricrea attraverso una riuscita galleria di personaggi (che, grazie a un tocco personale e alla bravura degli interpreti si fermano sempre un passo prima di diventare semplici macchiette) e situazioni capaci di strappare autentiche risate, è pieno di difetti e meschinità; ognuno sembra pronto a tirare fuori il peggio di sé in nome dello spasmodico quanto assurdo perseguimento di un sogno, una ricerca che sembra essere al contempo la benedizione e la condanna della realtà statunitense contemporanea.
Ma appena sotto la superficie, appena ci si guarda allo specchio
o si fanno i conti con sé stessi (anche se si è il Presidente), è pronto a emergere un disagio più o meno evidente, perché forse tutti sospettano che ciò che vogliono (ma anche quello che già hanno) non basterà a renderli felici.
Persino la determinata Sally, che sotto sotto dubita delle sue capacità, ma non per questo rinuncia al suo sogno di fama, e persino Martin, che disprezza se stesso e i suoi concorrenti, ma preferisce essere odiato che ignorato, anche loro, coppia perfetta nella terrificante spregiudicatezza, conservano forse una scintilla di umanità che non è sempre facile tacitare in cambio degli applausi.
E se al Presidente buono ma un po’ tonto (evidentemente disegnato pensando a Bush – se non altro per la somiglianza di Marcia Gay Harden con la First Lady Laura – ma ritratto, per una volta quasi con affettuosa comprensione) si cerca di far mandar giù la propria sostanziale impotenza con le «pillole della felicità», per altri il placebo arriva sotto forma di un’effimera fama mediatica, ma anche nelle sembianze di una fidanzata tutta zucchero e canzoni.
Chi esce meglio dal trattamentoWeitz (particolarmente dotato nel mettere in scena personaggi non del tutto gradevoli dai tempi di About a boy) è il giovane Omer, aspirante terrorista pasticcione, che nel suo amore per i musical sembra incarnare in qualche modo la stima del regista e sceneggiatore per un’America più profonda, autentica e positiva, pronta a riemergere persino negli occhi di chi dovrebbe distruggerla.
Ma se l’obbligo di avere un sogno e di perseguirlo a ogni costo (un elemento che per Weitz è parte imprescindibile dell’identità americana) è la miccia che in American Dreamz sembra spingere tutti verso la pazzia, va detto che il film, summa esilarante di molta della cultura pop statunitense di oggi, non si riduce mai a una satira di costume crudele e senza speranza, né a un manifesto politico con un bersaglio fin troppo riconoscibile.
Se, infatti, è chiara la critica a una nazione che finisce per appassionarsi più a una battaglia di performers di belle speranze che a ciò che accade nel resto del mondo, mentre alla Casa Bianca sembrano comandare eminenze grigie prive di scrupoli, resta lo spazio per una possibilità di cambiamento, per una decisione personale dagli esiti imprevedibili, sia di un semplice ragazzo iracheno o del Presidente degli Stati Uniti.
Chi da noi crede che fare satira significhi solamente mette alla berlina tutto e tutti, senza lasciare alcuna possibilità di riscatto, potrebbe scoprire che una buona commedia dai tocchi pur sempre caustici può raggiungere lo scopo senza lasciare dietro di sé solo macerie…

Elementi problematici per la visione: nessuno.

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Premi e nomination American Dreamz MYmovies
American Dreamz recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
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Il funerale del sogno americano

lunedì 15 gennaio 2007 di lester burnham

American Dreamz è stato veramente un disastro al botteghino. Non so se lo meritasse ma, come disse William Munny a Little Bill: in questa storia i meriti non c’entrano. Cosa allora (posto che valga la pena chiederselo) non ha funzionato? Forse nulla. Forse il film ha funzionato benissimo. Pure troppo. Si perché forse American Dreamz è uno di quei film molto fastidiosi (in senso Altmaniano): forse distrugge davvero qualcosa. La gente non ama pagare il biglietto per capire di essere stupida e quanto continua »

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Il successo passa per gli show televisivi

venerdì 16 giugno 2006 di Antonello Villani

In un mondo dove "sei qualcuno solo se appari alla tv” si fanno carte false pur di arrivare alla notorietà. Lo sanno bene i protagonisti di “America Dreamz”, commedia satirica che analizza il fenomeno degli show televisivi passando per le stanze della Casa Bianca. Storie inventate per commuovere il pubblico, eppure questi dilettanti allo sbaraglio sacrificano gli affetti senza troppi complimenti: se vuoi diventare una star finisci per calpestare qualcuno, ma alla fine ti ritrovi ricco e famoso. continua »

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“deeds not words”

venerdì 15 aprile 2016 di RONGIU

Londra 1912-1913. E’ in questa città che tantissime “Everywoman”  al grido di “Deeds not Words”  \ Fatti non parole /, iniziano una lotta per vedere riconosciuto il loro diritto al voto e con esso una dignità mai riconosciuta. "Suffragette," ci mostra che come tale lotta è stata portata avanti. Maud Watts \ Carey Mulligan /, ha lavorato in una lavanderia industriale  fin da piccola. Nella stessa lavanderia ha perso la continua »

Hugh Grant, Marley Shelton
Tu mi fai sentire come se fossi una persona migliore. E io non sono una persona migliore, sono come sono!
Mi dispiace molto per te
Perché? A me non dispiace affatto. Anzi, invidio profondamente me stesso!
vota questa frase: 0 1 2 3 4 5
Hugh Grant, Marley Shelton
Tu mi fai sentire come se fossi una persona migliore. E io non sono una persona migliore, sono come sono!
Mi dispiace molto per te
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Jennifer Coolidge, Chris Klein
Sally non c'è, e a New York per un incontro con i suoi agenti.
Agenti?
Sì, sono persone che fanno gli avidi e i perfidi per conto tuo, così tu puoi sembrare una persona carina.
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DVD | American Dreamz

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 9 marzo 2021

Cover Dvd American Dreamz A partire da martedì 9 marzo 2021 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd American Dreamz di Paul Weitz con Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden. Distribuito da Mustang. Su internet American Dreamz (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 9,99 €
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SOUNDTRACK | American Dreamz

La colonna sonora del film * * * - -

Cover CD American Dreamz È disponibile in tutti i negozi la colonna sonora del film American Dreamz del regista. Paul Weitz

Sogno americano alla rovescia

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

C'è qualcosa di spaventoso, in American Dreamz (Usa, 2006, 107'). E non si tratta dello stupore con cui Staton (Dennis Quaid) "scopre" che in Iraq le cose sono piuttosto complicate. Nel film scritto e diretto da Paul Weitz, Staton è il presidente appena rieletto degli Usa. La mattina successiva alla vittoria, preso da accidia e deciso a non alzarsi dal letto, si imbatte quasi per caso in una copia del «New York Times», e la legge. Da questa attività per lui inusuale nasce una sua nuova, attanagliante curiosità per lo stato della nazione e del mondo. »

«American Dreamz» la stupidità al potere

di Francesca Gentile L'Unità

Quanto farebbe ridere un paese che andasse in guerra senza una ragione plausibile, in cui la gente fosse molto più ben disposta a votare per un idolo pop in un reality show che per le politiche, in cui il presidente non leggesse nemmeno i giornali. Con queste premesse Paul Weitz, regista di American Pie e About a boy, ha fatto un'ironica e pungente descrizione dell'America contemporanea, che impazzisce per uno show televisivo in cui fanno a gara giovani cantanti di belle speranze e pochi ideali (American Idol, cui la pellicola fa il verso, è la trasmissione più vista negli Stati Uniti) e che, distratta dalla tv, non si arrabbia per le stupidaggini del suo comandante in capo. »

di Mauro Gervasini Film TV

Se pensate che Amici di Maria De Filippi sia il peggior programma Tv della storia, aspettate di vedere American Dreamz, ricalcato sulla falsariga di American Idol, a sua volta massacrato dall'allusione di American Idiot dei Green Day. La trasmissione è al centro della commedia di Paul Weitz, ultimo erede di una tradizione demenziale (sua la saga di American Pie) che fa del potere, della comunicazione, delle contraddizioni culturali e identitarie i bersagli favoriti. Il bravo presentatore Hugh Grant crede di essere senza scrupoli, ma noi sappiamo che la realtà supera sempre la finzione (pensate, senza - andare troppo lontano, a Mammucari o a Giletti). »

Che fa il Presidente in tv? Elegge l'«American Idol»

di Alessandra Levantesi La Stampa

Nella commedia di Paul Weitz che prende in giro i programmi televisivi e la politica, il Sogno Americano sempre inseguito da ogni cittadino degli Stati Uniti e del mondo è ironicamente scritto male, American Dreamz anziché Dreams. Il presidente americano Dennis Quaid è uno scemo che non sa né capisce nulla, che porta un apparecchio acustico attraverso il quale il suo Segretario di Stato Willem Dafoe gli suggerisce quanto deve dire, che è in testa nei sondaggi soltanto nella fascia d'età da zero a 5 anni, che dice di se stesso: «Mi sento un placebo». »

American Dreamz | Indice

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