American Dreamz

Film 2006 | Commedia +13 107 min.

Regia di Paul Weitz. Un film Da vedere 2006 con Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Willem Dafoe, Chris Klein. Cast completo Genere Commedia - USA, 2006, durata 107 minuti. Uscita cinema venerdì 9 giugno 2006Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,04 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 18 aprile 2011

Una satira sugli americani e sulle loro manie di protagonismo. Tutto questo rappresentato in un concorso canoro: l'American Dreamz. In Italia al Box Office American Dreamz ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 390 mila euro e 167 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,04/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,06
PUBBLICO 3,06
CONSIGLIATO SÌ
Manie e fobie della società americana.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 7 giugno 2006
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 7 giugno 2006

American Dreamz è il reality show a cui tutti, ma proprio tutti, vorrebbero partecipare. Condotta dal cinico Martin Tweed, la trasmissione più famosa degli States fa incetta di concorrenti o aspiranti tali, ciascuno con un sogno che poi è sempre lo stesso: diventare famosi ad ogni costo. All'ultima edizione arrivano in finale un rapper ebreo, una barbie cantante del Sud e un rifugiato iracheno. Quest'ultimo introdotto negli Stati Uniti per svolgere una missione suicida. L'improvvisa popolarità come cantante melodico gli vale la finalissima e l'occasione per compiere un attentato. Alla trasmissione prenderà parte il presidente degli Stati Uniti in cerca di voti e di consensi perduti. La bomba, come il successo, non mancherà di esplodere ma niente andrà come previsto, tranne lo spettacolo che deve sempre continuare.
I ragazzi di American Pie sono cresciuti, domati gli impulsi pruriginosi dell'adolescenza, adesso sognano soltanto la fama, quella effimera del piccolo schermo e la gloria, quella militare dei reduci dall'Iraq. In tempo di disimpegno cinematografico estivo il regista Paul Weitz regala ai cinefili qualcosa su cui s-parlare. Perché la sua commedia, squisitamente e politicamente scorretta, mette in scena l'America del vaniloquio parafrasando il celeberrimo reality American Idol. Una versione esasperata degli "Amici" nostrani, quelli che il Martin Tweed in gonnella fa arrivare dall'Albania per farne dei casi umani prima che dei ballerini. Uno dei talenti scoperti, in tutti sensi, dal conduttore dei sogni americani è interpretato dalla cantante pop Mandy Moore, nei panni di una bellezza bionda arrivata al successo dopo anni di diete e al fianco di uno sprovveduto reduce del Golfo Persico. L'incisivo e graffiante Martin Tweed spetta invece al "boy" Hugh Grant, che il film di Weitz consacra principe delle canaglie. Nessuno riesce a risultare tanto insolente da diventare irresistibile come lui. Ma fascino e talento non difettano nemmeno al presidente degli Stati Uniti di Dennis Quaid, che all'indomani della sua rielezione scopre di essere disprezzato dai più. Rivelazione assai più grande sarà la lettura di libri e giornali (addirittura canadesi!) che denunciano una realtà lontana da quella confezionata nei briefing di stato da un irriconoscibile Willem Dafoe. Un'opera necessaria per il cinema e fatale (speriamo) per la televisione.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Passare da American Pie a questi sogni irrisi dalla fine gergale "z" è per Weitz un innegabile progresso. Film di struttura binaria con i 2 protagonisti che si incontrano verso la fine: l'uomo della Casa Bianca, ricalcato su Bush Jr. e Martin Tweed, conduttore di un reality show di enorme successo, modellato su Simon Cowell, del programma TV American Idol . Il primo è un idiota di buon cuore che comincia a dubitare della sua funzione e dei suoi consiglieri. Il secondo è intelligente e cinico nello sfruttare lo spettacolo della spazzatura con cui seduce una grande massa di vidioti, ma non privo di un malinconico odio per sé stesso. Due facce del potere sulle quali Weitz scherza; non sono però due personaggi caricaturali. È comprensibile che questa commedia noir non abbia avuto successo. Più che far ridere, spaventa. Attori bravissimi compreso Dafoe, burattinaio dell'uomo più potente del mondo, anch'egli ispirato a un personaggio reale: Dick Cheney.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 15 aprile 2016
RONGIU

Londra 1912-1913. E’ in questa città che tantissime “Everywoman”  al grido di “Deeds not Words”  \ Fatti non parole /, iniziano una lotta per vedere riconosciuto il loro diritto al voto e con esso una dignità mai riconosciuta. "Suffragette," ci mostra che come tale lotta è stata portata avanti.

sabato 18 aprile 2020
elgatoloco

"American Dreamz", ovviamente forma corrotta di"American Dreams", come dire"sognacci ameticani(Paul Weitz, che ha scritto e diretto il film, 2006)nasce da quattro storie che si fondono. UN presentatore fatuo, lasciato dalla mogli e in cerca di"avventure", un presidente da poco elettto e completamente dipendente dall'audifono attraverso il quale gli viene detto-da [...] Vai alla recensione »

Frasi
Tu mi fai sentire come se fossi una persona migliore. E io non sono una persona migliore, sono come sono!
Mi dispiace molto per te
Perché? A me non dispiace affatto. Anzi, invidio profondamente me stesso!
Dialogo tra Martin Tweed (Hugh Grant) - Jessica (Marley Shelton)
dal film American Dreamz
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

C'è qualcosa di spaventoso, in American Dreamz (Usa, 2006, 107'). E non si tratta dello stupore con cui Staton (Dennis Quaid) "scopre" che in Iraq le cose sono piuttosto complicate. Nel film scritto e diretto da Paul Weitz, Staton è il presidente appena rieletto degli Usa. La mattina successiva alla vittoria, preso da accidia e deciso a non alzarsi dal letto, si imbatte quasi per caso in una copia [...] Vai alla recensione »

Francesca Gentile
L'Unità

Quanto farebbe ridere un paese che andasse in guerra senza una ragione plausibile, in cui la gente fosse molto più ben disposta a votare per un idolo pop in un reality show che per le politiche, in cui il presidente non leggesse nemmeno i giornali. Con queste premesse Paul Weitz, regista di American Pie e About a boy, ha fatto un'ironica e pungente descrizione dell'America contemporanea, che impazzisce [...] Vai alla recensione »

Mauro Gervasini
Film TV

Se pensate che Amici di Maria De Filippi sia il peggior programma Tv della storia, aspettate di vedere American Dreamz, ricalcato sulla falsariga di American Idol, a sua volta massacrato dall'allusione di American Idiot dei Green Day. La trasmissione è al centro della commedia di Paul Weitz, ultimo erede di una tradizione demenziale (sua la saga di American Pie) che fa del potere, della comunicazione, [...] Vai alla recensione »

Luca Barnabé
Ciak

Trovare dei tipi eccentrici, degli strani. Persone che il pubblico da casa possa guardare dall'alto in basso. Questo è il motto di tanti produttori tv e del conduttore del fantomatico programma American Dreamz, Martin Tweed (Hugh Grant). Cerca persone che abbiano un briciolo di talento, nel ballo o nel canto, per la sua variante di American Idol. I concorrenti vengono poi messi in pasto al pubblico [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Nella commedia di Paul Weitz che prende in giro i programmi televisivi e la politica, il Sogno Americano sempre inseguito da ogni cittadino degli Stati Uniti e del mondo è ironicamente scritto male, American Dreamz anziché Dreams. Il presidente americano Dennis Quaid è uno scemo che non sa né capisce nulla, che porta un apparecchio acustico attraverso il quale il suo Segretario di Stato Willem Dafoe [...] Vai alla recensione »

Massimo Benvegnù
Il Riformista

L’inetto Omer (Sam Golzari) è un giovane mediorientale arruolato da Al-Qaida, ma più interessato ai musical di Broadway che alla Jihad. Dopo un addestramento catastrofico, dove perfino il regista dei famigerati film di propaganda da smerciare sottobanco nel mondo islamico lo taglia da ogni inquadratura, viene spedito a Los Angeles con il destino di essere cellula terroristica dormiente per sempre. Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Forse era ora che si cominciassero a mettere alla berlina quegli spettacoli televisivi in cui, con la scusa di andare a caccia di talenti, si va a caccia di ascolti: con tutti i mezzi, anche i più strampalati. Oggi ha tentato l'impresa un regista americano, Paul Weitz, con una filmografia abbastanza discontinua perché va dal primo American Pie, intriso di goliardia, al più serio About a Boy e al polemico [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

I sogni abitano nel piccolo schermo: sono gli American dreamz descritti da Paul Weitz, quei piccoli-grandi desideri di arrivare, almeno per un attimo, alla celebrità. Così infatti si chiama la trasmissione televisiva di maggior successo negli States, seguita da grandi e piccini, città e campagne, intellettuali e poveri di spirito. Si viene chiamati da Martin, il conduttore del programma, ci si esibisce [...] Vai alla recensione »

Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

Scommessa ambiziosa American Dreamz, la nuova commedia di Paul Weitz (qui alla regia senza il fratello Chris, con cui aveva collaborato American Pie e About a Boy) da ieri nelle sale italiane. Il regime di George Bush come un episodio nella storia dell'entertainment a stelle e strisce e il reality show canterino American Idol come la quintessenza della democrazia Usa: questa l'idea portante di Weitz, [...] Vai alla recensione »

Roberta Bottari
Il Messaggero

Come può tanta gente credere in Dio, se non lo ha mai visto in televisione? E se uno non ha mai partecipato a un reality show esiste veramente? Troppe domande per un uomo solo, specialmente se si tratta di Martin Tweed (Hugh Grant), l'egocentrico conduttore di American Dreamz, il programma più visto negli Usa. La ricetta del suo successo è semplice e (ahimé) universale: belle ragazze disposte a tutto, [...] Vai alla recensione »

Serafino Murri
XL

Il regista di American Pie e About A Boy, con humor nero politicamente scorretto, si chiede se la Presidenza degli Stati Uniti non sia una specie di reality-show scritto da arguti ghost-writer per presidenti-fantoccio in crisi depressiva, e se anche gli aspiranti martiri islamici non ambiscano a toro modo ai successo mediatico. L'amministrazione Usa e i suoi nemici come personaggi di uno show di dilettanti [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Questo film - American dreamz - racconta un mondo orribile, popolato di gente orribile. Lo fa con leggerezza, debitrice alla satira brillante tipo "Dottor Stranamore" ma anche nel senso di superficialità (insomma non sul modello di denuncia antitelevisiva alla "Quinto potere"). Un mondo orribile, comunque, che è così come la maggior parte di noi lo ha voluto.

Paola Jacobbi
Vanity Fair

La squinzia ambiziosa del Mid-west, il rapper ebreo ortodosso e un arabo cacciato dai campi di Bin Laden perché innamorato e mammolone. Sono i tre finalisti improbabili (ma non troppo) di un realityshow per aspiranti cantanti a nome American Dreamz. II regista Paul Weitz (American Pie, About a Boy) sostiene di avere scritto la sceneggiatura molto prima di aver visto una sola puntata dei programma televisivo [...] Vai alla recensione »

Luca Castelli
Il Mucchio

American Dreamz è un film che prende in giro gli Stati Uniti, i reality show e il presidente Bush. Aspettate, però! Prima di correre a vederlo entusiasti, ascoltate anche le controindicazioni. Il primo problema è la sua struttura. La pellicola ha almeno quattro protagonisti principali: il presidente degli Stati Uniti Stanton (ricalcato moralmente e culturalmente sull'attuale inquilino della Casa Bianca), [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Per molti spettatori il gioco di American Dreamz varrà la candela dello spettacolo. De gustibus... A noi il film di Paul Weitz (In Good Company, About a Boy) sembra l'ennesimo, freddo e meccanico pamphlet sulla cattiva televisione e sulla cattiva America, che cerca di nobilitare con piglio alquanto sgangherato il discutibile genere incarnato dai vari «American Pie» o «Scuola di polizia».

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Diceva Alessandro Manzoni, per tramite di Don Abbondio, che "uno il coraggio non se lo può dare". Se uno non lo ha in dote, pazienza, dovrà rassegnarsi a vivere da pecorella. (Potrebbe anche non essere male. Potrebbe per esempio fare una comparsata nel romanzo appena uscito di Leonie Swann, "Glenkill", thriller pecoreccio – nel senso dell'ovino – che in Germania ha venduto 250 mila copie, e quando [...] Vai alla recensione »

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