Le cinematografie del vecchio continente sembrano andare a due velocità: Germania e Austria crescono, Francia e Spagna frenano.
di Andrea Chirichelli
Nel 2025 il cinema europeo ha vissuto un leggero rallentamento: gli ingressi, secondo l’UNIC (Unione Internazionale dei Cinema), sono scesi del 5,3% fermandosi a 863,6 milioni. La flessione però non si è tradotta in un vero crollo economico, perché gli incassi complessivi hanno quasi tenuto il passo dell’anno precedente, attestandosi a 6,9 miliardi di euro, appena l’1% in meno. Il quadro continentale è stato tutt’altro che uniforme. Molti mercati hanno addirittura migliorato i risultati del 2024: tra questi Austria, Germania, Danimarca, Grecia, Polonia, Norvegia, Romania, Regno Unito e una serie di territori balcanici. In altri paesi — dalla Francia alla Spagna, passando per Belgio, Finlandia e Portogallo — il calo è stato invece più netto, spesso legato all’assenza di un vero titolo nazionale capace di trascinare il pubblico in sala.
La Germania ha registrato una crescita robusta, con un +6,4% al botteghino e quasi 92 milioni di biglietti venduti. A spingere il mercato, anche il ritorno del cinema locale: Das Kanu des Manitu, nuova puntata di una saga comica molto amata, ha contribuito a portare la quota domestica al suo massimo dal 2022. L'Austria ha fatto persino meglio, con un incremento record dell’11%, sostenuto dalla commedia natalizia Aufputzt is, mentre la Croazia ha chiuso l’anno con un sorprendente +13,3%. I paesi nordici hanno confermato la loro solidità: in Danimarca le presenze sono cresciute del 4,5%, in Norvegia gli incassi del 7,7%, trascinati da un film per famiglie, Un topolino sotto l'albero, che ha superato anche le uscite hollywoodiane più forti. Nel Regno Unito, il 2025 ha portato un lieve aumento dell’1,2%, con un risultato vicino al miliardo di sterline. A dominare la scena locale è stata Bridget Jones: Mad About The Boy, seconda miglior performance dell’anno dopo Un film Minecraft.
Molto diversa, invece, la situazione nelle due grandi cinematografie latine: la Francia ha perso oltre il 13% degli spettatori, e la Spagna circa l’11%. La ragione, secondo il rapporto, è semplice: pochi successi domestici in grado di sostenere l’offerta e trattenere il pubblico.
Nel commentare questi dati, la direttrice dell’UNIC, Laura Houlgatte, ha scelto una lettura complessivamente ottimista. Ha riconosciuto le oscillazioni del calendario delle uscite, ma ha anche sottolineato come il mix di blockbuster americani e produzioni europee abbia continuato a funzionare. E soprattutto, ha guardato avanti: il 2026, sostiene, si preannuncia come un anno più ricco, con un’ondata di titoli forti e un impegno costante degli esercenti nel migliorare l’esperienza in sala. Secondo lei, la formula resta invariata: film potenti e ambienti di visione di qualità. Due ingredienti che, insieme a finestre di esclusiva rispettate e a un’offerta ampia e ben promossa, mantengono il cinema il luogo privilegiato per vivere la magia dei film.