Artista capace di muoversi con naturalezza tra recitazione, scrittura e regia, è la regista della nuova rilettura di Cime tempestose. Dal 12 febbraio al cinema.
di Fabio Secchi Frau
Sorprendente e inconfondibile voce del cinema e della televisione contemporanei, Emerald Fennell è un'artista capace di muoversi con naturalezza tra recitazione, scrittura e regia, trasformando ogni progetto in una ragnatela di tensione, ironia e inquietudine ben calibrate anche nell'eccesso. Formata nei drammi in costume e rivelatasi al grande pubblico con ruoli iconici, la Fennell ha rapidamente dimostrato di possedere un immaginario autoriale feroce e lucidissimo. La sua poetica si nutre di un'ossessione raffinatissima per i contrasti: l'erotismo nella morte, l'oscurità nella luce, il glamour nella violenza sotterranea, l'eleganza formale nella crudeltà delle dinamiche sociali.
Dopo aver ridefinito il thriller contemporaneo con Una donna promettente, intrecciando vendetta, trauma e humour nero in un'opera che le è valsa l'Oscar per la sceneggiatura originale e che l'ha consacrata come una regista capace di parlare del presente con precisione chirurgica, in Saltburn ha spinto ancora oltre il suo sguardo provocatorio, esplorando desiderio, privilegio e ossessione attraverso un'estetica sensuale e disturbante.
Forza autoriale della sua generazione, porta con sé una firma riconoscibile, dove i tratti curvi che compongono il suo nome sono segni di storie che seducono e appassionano e di personaggi femminili complessi e taglienti, spinti oltre l'estremo morale dal suo raro coraggio narrativo.
Dal 12 febbraio sarà al cinema la sua versione di Cime tempestose, con Margot Robbie e Jacob Elordi protagonisti.