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Quel ragazzo di Gorizia geniale e visionario che poteva cambiare le cose

Massimiliano Finazzer Flory ha realizzato il film Nel tuo occhio, che racconta il filosofo goriziano Carlo Michelstaedter. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

domenica 21 settembre 2025 - Focus

Massimiliano Finazzer Flory, che ha realizzato il film Nel tuo occhio, prodotto da Rai Cinema, allarga il senso del titolo.
“Se l’Europa ripartisse dalla storia del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, oggi avremmo un’altra narrazione della nostra libertà”.
Informazione preliminare indispensabile, Carlo si tolse la vita a 23 anni. 
Nel film Finazzer inizia il suo racconto:

“Ogni 75 anni appare in cielo una comata, è la cometa di Halley, così pochi, pochissimi hanno la possibilità di vedere la sua luce due volte. La cometa ha tenuto tutti svegli, eccitati, anche quella notte, tra il18 e 19 maggio 1910. Si racconta che in un clima da fine del mondo ci furono numerosi suicidi...
La cometa sarebbe caduta sulla terra, non si poteva andare a dormire. Tutti, adulti e bambini, tanti bambini guardavano il cielo dove era apparsa per pochi istanti quella coda luminosa. In quella notte guardava in alto Carlo Michelstaedter, che salirà su quella cometa e scriverà a noi sulla terra. “Meglio non guardare dove si va che andare solo dove si vede.”

Carlo Michelstaedter va raccontato. 
Nasce a Gorizia da famiglia di origini ebraiche, fascia alta. Il padre Alberto è un intellettuale molto apprezzato nell’ambito della cultura mitteleuropea. Carlo cresce secondo la tipica, rigorosa educazione asburgica che coltiva con rigore la natura morale, civile e spirituale. Sarà un suo mantra costante, impegnativo, per lui doloroso. Nello studio è maniacale, si dedica ai giganti della filosofia, li esplora in profondità cogliendone le differenze. Si permette una critica a maestri come Parmenide, Eraclito e Aristotele. Risparmia Socrate, condivide Cristo. Si avvicina alla mistica indiana. Con la stessa maniacalità si dedica alla letteratura, fa propria la visione di autori come Petrarca, Leopardi, Tolstoy e il prediletto Ibsen. Carlo, che poco più che adolescente ha assunto tanta cultura con la sua applicazione e la sua vocazione al pessimismo, è destinato a una vita infelice e “maledetta”.  Rimane solo coi propri pensieri e scritti. Finché il suo isolamento diviene totale. Digiuna e dorme per terra, riceve qualche volta la sorella. 
Il 17 ottobre del 1910, dopo una lite con la madre impugna una pistola e si toglie la vita. 
Sono molte le ragioni che hanno indotto Finazzer a dedicarsi a quel giovane. Anche lui è un visionario-militante e non è l’unica affinità, il regista attore è nato a Monfalcone, non è improprio dire che sia un goriziano, un mitteleuropeo, è un’analogia non da poco col ragazzo Carlo.

E poi il percorso artistico. Da anni Finazzer si dedica alla cultura più alta e la porta in giro per i continenti. E la sua applicazione non è lontana da quella di Carlo Michelstaedter. Certo non è infelice, ha una bella famiglia e non ha … 23 anni,  e contrariamente al giovane che non frequentava nessuno, Massimiliano frequenta tutti, in tutte le fasce, delle istituzioni, dell’accademia, della politica e della società civile. E dovunque lascia un segno.

I titoli di alcune delle sue opere sono eloquenti: In viaggio con Virgilio, L’altro viaggio di Rainer Maria Rilke, Lo specchio di Borges, L’orecchio di Beethoven, Il tempo di Gustav Mahler, I promessi sposi, Pinocchio, Grande serata futurista, Essere Leonardo da Vinci, Verdi legge Verdi. Insomma non è un orizzonte… corto. 

Finazzer ha affrontato il film dandogli quel titolo, Nel tuo occhio, secondo la sua attitudine. Realizzare un’opera a sua immagine e somiglianza. Ma preparandosi a fondo, stando molto attento a non deformare la verità, ricorrendo a licenze legittime, perché di cinema trattasi. Una vicenda come quella di Michelstaedter si presta, offre possibilità affascinanti e ricche di simboli. Quel pesce, quella trota marmorata presa all’amo, che va a cercare l’aria che potrebbe essere l’ultima, siamo noi presi all’amo,
ed è impossibile liberarsi. E dunque cosa ci resta da fare? L’unica possibilità che abbiamo è raccontare la nostra impossibilità di essere liberi e affrontare la visione della morte. E l’approdo non può essere che quello di far diventare la morte, arte. E sempre con un’altra, parallela visione indispensabile: avere un dio davanti. E poi il “tuo occhio”, che cercando di guardare lontano non si accorge di ciò che ha vicino: una vita da saper vivere. 

Simboli e metafore di un messaggio certo non semplice, ma che va assunto e compreso fin dove possiamo. Perché tutto non si può comprendere. 
E poi l’estetica. Finazzer fa viaggiare “il tuo occhio” negli scenari dove si svolge la vicenda, forti e suggestivi: il parco Coronini Cronberg, il Castello di Gorizia, la Casa natale in piazza della Vittoria, il ghetto di via Ascoli, lo Stadt Gymnasium, l’Isola della Cona, il ponte di Salcano in Slovenia, il cimitero ebraico di Valdirose. Il tutto montato con disegni dello stesso Michelstaedter.
A questi contenuti, nel film si dedicano studiosi che a loro volta possono dare una mano, Massimo Cacciari, Paolo Magris, Marcello Veneziani fra gli altri.

Mi concedo una un’analogia, una licenza: l’incipit del racconto "Le nevi del Kilimangiaro".
 
“Sulla vetta del Kilimangiaro giace la carcassa congelata di un leopardo. Nessuno sa spiegare che cosa mai cercasse il leopardo su quell'altitudine." 
L’analogia c’è anche se non è completa. La trota cercava l’aria, il leopardo non sappiamo, come dice Hemingway. Michelstaedter non ha potuto leggere queste parole, non era più qui. Ma qualcosa avrebbe inventato. A modo suo.  

E non si può chiudere senza altre parole, quelle di Carlo Michelstaedter.
Non è il libero mare senza sponde
Il mare dove l’onda non arriva
Io sono solo, lontano, io sono diverso
Altro sole, altro vento
E più superbo volo per altri celi
E’ la mia vita


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