Apre il film autoctono Fragments of the last will di Takahisa Zeze. Italia presente con Le favolose di Roberta Torre e il doc Ennio di Giuseppe Tornatore. In programma dal 24 ottobre al 2 novembre.
di Tommaso Tocci
Sarà un anno importante per il TIFF, il festival del cinema di Tokyo, chiamato a una ricerca di stabilità con la sua prossima trentacinquesima edizione dopo alcuni anni turbolenti. Prima la pandemia, poi lo squilibrio mediatico di una città che ospita le Olimpiadi, il tutto nel mezzo di un grande e ambizioso cambiamento strutturale del festival che ha “mutato pelle” tanto nelle persone quanto nei luoghi che lo animano.
L’edizione 2022 del Tokyo International Film Festival (TIFF), appena annunciata in una conferenza stampa nella capitale giapponese, potrà però anche raccogliere i frutti del lavoro svolto nelle ultime annate e godersi un’edizione che torna a guardare alla scena internazionale con più ospiti in arrivo da tutto il mondo, una maggiore presenza sul territorio, e più cinema e proiezioni. Soltanto la cruciale componente del mercato rimane per quest’anno un’esclusiva online, in attesa di riprendere gli eventi del lato industry dal vivo in futuro.
Le date saranno dal 24 ottobre al 2 novembre nel nuovo setting attorno alle zone di Hibiya-Yurakucho-Ginza (dopo aver lasciato gli storici luoghi di Rappongi l’anno scorso). Qui si apriranno le danze nel nuovo Tokyo Takarazuka Theater con la prima mondiale del film d’apertura, il dramma bellico tutto autoctono Fragments of the last will di Takahisa Zeze, sui prigionieri di guerra nel secondo conflitto mondiale: Shozo Ichiyama, principale responsabile del programma, lo definisce “commovente e fuori scala produttiva” per il livello medio giapponese. La chiusura sarà invece a tinte straniere con Living, produzione UK con Bill Nighy e Oliver Hermanus alla regia, che è comunque un adattamento di Vivere di Kurosawa (1952) e in quanto tale un omaggio alla cultura nipponica.
Nel mezzo, la giuria presieduta da Julie Taymor sceglierà tra i quindici titoli in concorso che includono diversi film appena presentati sulle nostre sponde. Soprattutto ci sarà la presenza italiana di Roberta Torre, che porterà il suo nuovo Le favolose in Giappone dopo il debutto alle Giornate degli autori di Venezia. Gli faranno compagnia tra gli altri il vincitore di Orizzonti, l’iraniano World War 3 (regia di Houman Seyedi e già scelto come rappresentante per il suo paese agli Oscar), l’interessante rappresentanza spagnola di sicuro appeal con Carlos Vermut (Manticore) e Rodrigo Sorogoyen (The beast), e il franco-tunisino già di passaggio a Cannes Ashkal di Youssef Chebbi.
Il paese di casa è ugualmente rappresentato in concorso grazie a By the window di Imaizumi Rikiya, Mountain woman di Takeshi Fukunaga e Egoist di Daishi Matsunaga, più la co-produzione con il Kyrgyzstan This is what I remember di Aktan Arym Kubat. Al concorso si aggiunge naturalmente una sezione dedicata per il cinema asiatico, Asian Future, che nei suoi dieci titoli includerà produzioni non soltanto locali ma che arrivano fino all’India, all’Iran e alla Turchia.
Ulteriore e robusta presenza italiana e internazionale si troverà nella sezione Gala, che porterà a Tokyo alcuni dei titoli più prestigiosi della stagione in vista della loro uscita nei cinema giapponesi. Noi ci saremo con il grande successo di Tornatore Ennio, a cui si aggiungeranno nomi del calibro di David O. Russell con Amsterdam, i grandi successi veneziani di Martin McDonagh con Gli spiriti dell'isola, di Olivia Wilde con Don’t worry darling e Noah Baumbach con Rumore bianco, senza dimenticare chicche per cinefili come l’ultima opera di Aleksandr Sokurov Fairy tale, vista a Locarno poche settimane fa.