Ho assistito, come molti, all’intervista di papa Bergoglio su Canale 5. Il mio intervento non intende commentare le parole di un papa, per carità, “chi sono io per farlo”, giusto per riprendere una frase di papa Francesco. Però, da operatore della cultura e da critico, posso dire la mia in chiave di comunicazione e organizzazione, e di schermo, grande o piccolo che sia.
Dico che a Francesco non è stato reso un buon servizio. E aggiungo che le domande di Fabio Marchese Ragona potevano sollevarsi dal convenzionale, dagli argomenti che si dibattono ogni giorno a tutte le ore con personaggi di tutte le fasce. Ho detto sollevarsi, non ignorare: potevano esserci una modalità e un approccio diversi, e una chiave... più alta. Naturalmente Francesco ha detto cose buone e giuste. E qui mi fermo, ribadisco “chi sono io..”.
Gli autori hanno ritenuto di accompagnare, sostenere, “abbellire” le parole del papa con una musica di sottofondo. Mi è sembrata una trovata triste e piatta, secondo la cultura di certi programmi del pomeriggio, col sentimento, la lacrima e il pensiero debole. Bergoglio non ne aveva bisogno.