Ci si dovrebbe chiedere perché la parodia del cinema di spionaggio sia sempre in auge. In fondo, i tempi di James Bond - a inizio anni Sessanta, quando nascevano imitazioni e ribaltamenti comici (anche in Italia, vedi James Tont - Operazione U.N.O.) - sono ormai lontani. Lo stesso agente segreto di sua Maestà ha dovuto sudare sette camicie per rimanere in auge anche dopo la Guerra Fredda, e solo la forza revisionista di Sam Mendes ha potuto rompere l'assedio di agenti più legati allo scacchiere contemporaneo, come Ethan Hunt della serie Mission: Impossibile o Jason Bourne nell'omonimo franchise. Nel frattempo, però, si è continuato a ridere, a cominciare dallo stile vintage e floreale di Austin Powers, fino agli eccessi demenziali di Grimsby o The Interview. Kingsman - Il cerchio d'oro sembra piuttosto prediligere il sottogenere dello spionaggio ironico ma comunque dotato di avventura e suspense, anche qui non trovandosi in solitudine, visti i vari Agente Smart - Casino totale, American Ultra e Operazione U.N.C.L.E. di questi anni.
Kingsman - Il cerchio d'oro è dunque davvero un film del tutto autosufficiente, composto di veri e propri anelli narrativi che lasciano lo spazio - tra uno e l'altro - per la distrazione in sala, le chiacchiere con il vicino di poltrona e la sosta in toilette. Non c'è nulla di derisorio, in questa parole. È il cinema medio, sempre c'è stato (ricordate i Fantomas con Louis De Funès?) e sempre ci sarà.