"Ripariamo i malintesi". È la frase d'apertura, il segnale che papa Francesco ha voluto dare per un'iniziativa straordinaria, e mai aggettivo è stato più appropriato. Bergoglio ha pronunciato quella frase a Lund, in Svezia, il 21 ottobre scorso. È quello il giorno, del 1517, in cui Lutero affisse alle porte della chiesa di Wittemberg le sue 95 tesi, che divennero il manifesto della protesta verso la Curia di Roma. Sappiamo cosa ne derivò in termini di Chiesa, di morale, di mistica, di rivoluzioni e di sangue. I lemmi correnti, successivi, sono riforma e controriforma e poi inquisizione. E guerre di religione, infinite. Anche se Lutero il futuro non poteva conoscerlo. Però poteva immaginarlo. Rimaneva alla sua protesta, per lui, e per molti, sacrosanta. Così come ritengo "sacrosanta" l'iniziativa di Bergoglio che, nelle azioni e nelle esternazioni recenti ha spesso suscitato dialettica, diciamo così. E dunque, da quella visita storica ecco, fra le molte conseguenze, un promemoria importante.
Trattasi di anglicano, dunque, verosimilmente, ha maggiori simpatie per Lutero che per... Roma. E c'è un dato della produzione, che alla fine ringrazia proprio la Chiesa anglicana per la collaborazione. Tuttavia, da ricercatore serio, rimane ai fatti. Certo, con qualche licenza di linguaggio, cioè di cinema, che pretende, oltre che la verità e la Storia, anche un minimo di azione e di spettacolo. Nei panni di Luther c'è Joseph Fiennes, fratello del più celebre Ralph.
La vicenda di Lutero (1483-1546) è scandita secondo filologia, certo coi tempi, con le sintesi del cinema. Martin studia legge ma non gli basta, entra in convento e riceve il sacerdozio degli agostiniani. Possiede una passione forte, è supercritico, vuole cambiare le cose. A Roma, nel 1510, assiste, e ne è sconvolto, al degrado della Chiesa. Ai piedi di una scalinata i preti raccolgono i soldi delle indulgenze. Uno gli dice: "con pochi fiorini tuo nonno lascerà il purgatorio,e sarà accolto in paradiso". Till si ritaglia una licenza, ma legittima, mostrando un prete che si apparta con una prostituta. Lutero è un allievo molto difficile per i docenti tradizionali che difendono a oltranza la Chiesa. È coltissimo, un maestro quasi lo minaccia: "fuori dalla chiesa non c'è salvezza". L'allievo ribatte: "nel 1215, il quarto concilio lateranense stabilisce che ci può essere salvezza fuori dalla chiesa, ma non fuori dal Cristo." È la traduzione dell'assunto fondamentale di Lutero: le verità sta nelle sacre scritture, non nei concili o nei papi.