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La cultura e il denaro

Il difficile rapporto fra la politica e l'intellighenzia.
di Pino Farinotti

Tagli alla cultura

lunedì 14 giugno 2010 - Focus

Tagli alla cultura
L'affair "tagli alla cultura" è complesso. In questa sede naturalmente viene stralciato il cinema. Prima che il "palazzo" si ravvedesse, concedendo almeno il beneficio del dubbio e stilando una lista di enti, istituzioni, fondazioni ecc. che rimanesse in sospeso, pareva davvero di essere di fronte a una fronda che avrebbe rifatto, malissimo, la storia. Che i rapporti di questo governo con la cultura siano faticosi è notorio. Facendo una sintesi che non può che essere arbitraria diciamo che il governo lascia che l'intellighenzia cuocia nella propria pentola. La cultura prevalente, di sinistra, parla, si oppone, alza il pugno, va in piazza, firma cartelli, promuove articoli e talk, ma... non toglie voti. L'assunto è "lasciamole le piazze, le bandiere e le testate tanto il potere lo abbiamo noi, e a noi rimarrà. Se c'è un rischio, è calcolato." Detto in altri termini, quel consenso è un autoconsenso, inoltre è frammentato, spesso diviso e dunque il rischio detto sopra è più virtuale che reale.

Decenni
Non era molto diverso, alcuni decenni fa, quando il potere disprezzava la cultura, l'unica differenza è che poteva permettersi di dirlo chiaramente, c'erano minori reazioni alle azioni e c'erano meno... testate: il famoso "culturame" del ministro Scelba. Erano gli anni cinquanta, anche allora la cultura e tutte le proteste annesse, non spostavano voti. Il taglio di Tremonti, fra le conseguenze drammatiche che potrebbe produrre, ce n'è una tragica, la cancellazione, di fatto, del Centro Sperimentale di Cinematografia. Il Centro di Roma è finanziato in toto dal governo, non ha altri sponsor, come accade agli altri dipartimenti di Milano, Torino e Palermo, che hanno altre sovvenzioni, a cominciare da quelle della Regione. Il Centro, è notorio è la più antica (1935) e fra le più prestigiose Scuole del mondo. Lo hanno toccato tutti i grandi nomi del cinema di tutti i paesi, e non solo del cinema, ricordo due premi Nobel, Pirandello e Màrquez. Il Centro, al quale è legata anche la nostra grande Cineteca nazionale, è un patrimonio della nazione, perfettamente in linea con l'eccellenza artistica generale, che è la più alta, che il nostro Paese propone al mondo, per storia e cultura. La nostra cultura senza il Centro significherebbe un corpo senza una costola che lo tiene in assetto. Nei giorni cruciali, il presidente, Francesco Alberoni, si è attivato con le istituzioni ed è riuscito a rimediare, dopo aver tenuto un'assemblea con tutte le componenti, studenti (170), docenti, sindacati, dipendenti (140). Il Centro, che era stato occupato, dopo l'intervento del Presidente, è stato... disoccupato, seppure a malincuore per la resistenza di qualche militante più propenso a quel tipo di azione che a una situazione tornata normale e attiva.

Patente
Un altro aspetto è quello dei finanziamenti ai film. Il ministero accredita una patente di qualità "opera di interesse nazionale culturale". Il finanziamento ha una logica: quasi mai un'opera che guarda alla cultura e alla qualità è un'opera capace di affrontare il mercato. La logica, certo deprimente e assurda, vuole che la qualità non abbia mercato, o ne abbia poco. Senza l'intervento ministeriale dovremmo rinunciare a film di artisti come Scola, Bellocchio e Monicelli, che raramente coprono le spese. Il problema, e il "risentimento" della politica nasce dal fatto che molto spesso i finanziamenti premiano titoli senza qualità, semplicemente perché proposti da autori sostenuti a loro volta dalla politica, da quella che sta all'opposizione in questo momento. È un vecchio nodo, dal quale non si esce. La mediazione è impossibile perché all'istante scatta la protesta ideologica che non fa distinzioni. Qualche giorno fa, in piazza Navona, si sono riuniti nomi importanti del cinema, della televisione e del teatro, per protestare contro i tagli alla cultura. Autori e artisti come Monicelli, la Fracci, Moretti e la Maraini. Gente che conosce il problema e ne è toccata. Poi si sono aggiunti altri personaggi, come De Sica, i cui film non hanno problemi di tagli. Poi c'è stata la frangia avanzata, militante: qualche vecchio, fedele "ingraoiano", che fa ancora la guardia a niente o qualche funzionaria che vive sempre del prestigio di mamma e papà. Non c'è niente di peggio della critica preconcetta. C'è una magnifica sequenza in questo senso, nel film Tempesta su Washington. Un vecchio senatore del partito all'opposizione, in aula è sempre addormentato. Al momento di votare un suo collega lo sveglia con una gomitata, il senatore alza la mano e dice "mi oppongo, assolutamente mi oppongo". Il fatto si ripete tre volte.

Maestri
A fronte dei tre maestri citati sopra, gente di sinistra vera, quella che appartiene agli artisti tutti, che non stanno mai dalla parte del privilegio, dell'arbitrio, del prepotente e del corrotto, si schiera una frangia senza qualità, che pretende di farsi accreditare e finanziare e produce opere tristi e inutili, riconosciute solo dalla "frangia" e da qualche amico della frangia, depennate dalle grandi manifestazioni internazionali del cinema, e quel che è peggio, depennate dal gradimento della gente. Opere che spesso vengono passate in una sala di periferia il giorno di ferragosto giusto per giustificare una patente non di qualità ma di esistenza. E il pubblico? Il pubblico si deve arrendere. Il target buono, informato e attento, capace di distinguere e di criticare, che sente un autentico bisogno di intelligenza e di onestà, che cerca proposte che diano indicazioni non solo disastrose, ma qualche volta serene se non felici, questo target vive in una situazione di disperazione. L'alternativa "mediatica-artistica", sarebbe la televisione. I programmi sporchi (senza virgolette) che sappiamo, delle isole, delle pupe, dei trans, delle news che spendono migliaia di ore sulla singola Franzoni e pochi minuti sui grandi reiterati delitti radicati che ci fanno stare tutti peggio. Ed è qui che invece la politica è molto attenta, perché i voti saltano fuori.

Dunque da una parte la non qualità di una cultura triste e inutile, che non porta benefici a nessuno e dall'altra la cultura della televisione, che è peggio.
E così siamo sempre fregati.

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