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Storia 'poconormale' del cinema: Hollywood e le majors

Una rilettura non convenzionale della storia del cinema secondo Farinotti.
di Pino Farinotti

Puntata tredici
Marilyn Monroe (Norma Jean Baker) 1 giugno 1926, Los Angeles (California - USA) - 5 Agosto 1962, Los Angeles (California - USA).

giovedì 21 maggio 2009 - Focus

Puntata tredici
Errol Flynn è soltanto uno dei modelli messi a punto da Hollywood. Quel cinema, quella struttura, erano perfetti per quel tipo di creazione e di vendita successiva. È il meccanismo del divo, dell'appeal. Non basta essere belli e bravi, il divo ha qualcosa in più che non è misurabile e neppure prevedibile. E il cinema, in quel senso, è misterioso e viziato. Quando alla fine degli anni venti irruppe il sonoro molti grandi attori di teatro arrivarono a Hollywood sicuri di possedere la cifra del cinema. Ma non era così. Provini, selezioni, erano la premessa. E già in quella fase i capi riuscivano a capire, ma non a capire tutto. Poi c'era il pubblico e il mercato. Si puntava su un modello per un film, ma se poi il botteghino veniva tradito non gli si concedeva neppure una prova d'appello. C'era la stessa spietatezza che vale oggi in televisione: si crea un programma, un talk, un serial, ma se l'audience non è quella scommessa, la si chiude. La macchina da presa aveva regole misteriose, trascendevano l'occhio e la comune estetica.
Casi esemplari furono due dei massimi semidei di quella generazione: Greta Garbo e Gary Cooper. Erano alti, belli, avevano presenza, occupavano la scena, ma poi occorreva superare la forca caudina della cinecamera. Si faceva il provino, si stampava, e dalla proiezione emergeva che sullo schermo le espressioni, non visibili ad occhio nudo, venissero valorizzate, enfatizzate, insomma diventassero "cinema". C'erano anche le eccezioni naturalmente. La più "eccezionale" fu, guarda caso, Marilyn Monroe.
A una festa Darryl Zanuck, il grande capo della Fox, notò un gruppo di uomini ammassati in giardino. Si avvicinò e vide che nel mezzo c'era una bionda vestita, anzi fasciata di bianco, e con grande scollatura. Norma Jean letteralmente si accaparrava tutta l'attenzione della festa. Era la qualità della star. E Zanuck disse:"questa è una star". E lo era. E accadeva che un attore bello-bravo-perfetto come Laurence Olivier certamente funzionasse sullo schermo, ma che Spencer Tracy normale-quasi goffo, funzionasse meglio. Ciascuna delle majors mise a punto i propri caratteri secondo le proprie caratteristiche artistiche e produttive. Laggiù erano molto bravi, non sbagliavano.

Codice
E così la grande generazione citata sopra produsse esempi che dettarono alla gente comportamento e anche sentimenti. E va detto che comportamento e sentimenti erano quelli buoni, almeno secondo la morale allora ritenuta comune. C'erano delle regole precise e severe, il cosiddetto Codice Hays, del tutto intransigente. I principi fondamentali venivano dettati in 3 punti.
Primo: non sarà prodotto nessun film che abbassi gli standard morali degli spettatori. Per questo motivo la simpatia del pubblico non dovrà mai essere indirizzata verso il crimine e i comportamenti devianti, il male o il peccato.
Secondo: saranno presentati solo standard di vita corretti, con le sole limitazioni necessarie al dramma e all'intrattenimento.
Terzo: la legge naturale, divina o umana, non sarà mai messa in ridicolo, né sarà mai sollecitata la simpatia dello spettatore per la sua violazione.
Così si insegnava ai ragazzi che è bene rispettare i genitori e studiare, ai mariti e alle mogli che se tradisci verrai punito, ai cattivi che se commetterai un crimine andrai in prigione. Il pubblico di tutto il mondo usciva dalla sale rassicurato e contento. E migliore.
Darryl Zanuck non era solo un tycoon, era un maestro. Non gli si deve solo la scoperta di Marilyn, ma anche un'invenzione decisiva, il Cinemascope e la rappresentazione di alcuni dei romanzi fondamentali della letteratura anglosassone. Zanuck acquisì, fra i molti altri, i diritti di titoli come Il sole sorgerà ancora e Le nevi del Chilimangiaro, di Hemingway, Tenera è la notte, di Fitzgerald, Il filo del rasoio di Maugham. Operazione davvero benemerita. Il produttore trovò poi la misura appropriata per legare l'opera letteraria e quella cinematografica. Semplicemente applicò due dei codici fondamentali del cinema, il lieto fine e i divi. Non c'è dubbio che certi happy end, magari violenti e improvvisi, stridessero col contenuto opposto del romanzo e certamente Tyrone Power, Gregory Peck e Ava Gardner non erano i modelli nella mente di Hemingway e Fitzgerald. Erano troppo belli e avevano troppo appeal. Ma lo schermo riproduceva corpi e immagini, e la gente gradiva. Queste soluzioni scandalizzarono i puristi, ma fecero conoscere i contenuti del romanzo a un pubblico infinitamente più largo.

Televisione
L'altra grande invenzione di Zanuck era un deterrente, alla televisione. Il produttore si era reso conto che la tivù, oltre a trattenere il pubblico la sera nelle mura domestiche, proponeva film quasi quotidianamente, togliendo utenti alle sale. E allora decise di boicottare la forma quasi quadrata del piccolo schermo. E nel 1953 produsse La tunica, il primo Cinemascope, quello schermo quasi raddoppiato in larghezza e in spettacolarità. E funzionò. Non fermò l'invadenza del mezzo concorrente, ma lo circoscrisse. E da quel momento tutto il cinema divenne "schermo largo". Zanuck aveva affrontato la letteratura e la televisione "caratteri" opposti, quasi nemici, e li aveva risolti. Da... spurio uomo di cinema naturalmente.

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