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mercoledì 12 maggio 2021

Ciccio Ingrassia

Nome: Francesco Ingrassia
Altri nomi: Francesco Ingrassia
Data nascita: 5 Ottobre 1922 (Bilancia), Palermo (Italia)

Data morte: 28 Aprile 2003 (80 anni), Roma (Italia)
occhiello
Il bab del mi bab diceva così: per campè sein, bisogna pisè spes com i chein. Per campare sano bisogna pisciare spesso come il cano.
dal film Amarcord (1973) Ciccio Ingrassia  Teo
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Ciccio Ingrassia
David di Donatello 1991
Premio miglior attore non protagonista per il film Condominio di Felice Farina

David di Donatello 1991
Nomination miglior attore non protagonista per il film Condominio di Felice Farina

Nastri d'Argento 1976
Premio miglior attore non protagonista per il film Todo modo di Elio Petri

Nastri d'Argento 1976
Nomination miglior attore non protagonista per il film Todo modo di Elio Petri



Domani e giovedì torna al cinema il capolavoro di Mel Brooks.

Frankenstein Junior, la parodia perfetta

martedì 1 febbraio 2011 - Rudy Salvagnini cinemanews

Frankenstein Junior, la parodia perfetta L'orrore è un genere che spesso ama gli eccessi e, dove c'è l'esagerazione, c'è inevitabilmente la parodia. Inoltre, è fisiologico nell'horror spingere al massimo la soglia dell'incredibile richiedendo agli spettatori una altrettanto massima sospensione dell'incredulità. In questo modo, le storie si popolano di fatti poco realistici e anche poco credibili, ma mantengono intatte le loro capacità visionarie, metaforiche e soprattutto di intrattenimento. Tutto questo produce terreno fertile per trasformare la paura in risata, con solo qualche accorgimento di tono. Le parodie hanno quindi accompagnato gli horror sin dai primi tempi, trovando gioco facile nel metterne in burletta gli aspetti più mostruosi e inattendibili. Un gioco facile, ma dalla riuscita tutt'altro che scontata. Molte volte le battute cadono piatte e la farsa non produce una comicità accettabile. Il meccanismo più semplice è quello di mettere un comico - generalmente presentato come pavido e pauroso - di fronte a uno dei mostri classici. Gli esempi sono tantissimi e, per restare ai soli film italiani, basta ricordare Tempi duri per i vampiri in cui Renato Rascel si trovava di fronte al vampiro per eccellenza Christopher Lee o Un mostro e mezzo in cui sono Franchi e Ingrassia a essere coinvolti in una vicenda che fa il verso a quella di Frankenstein. Oppure, in epoca più recente, il delirante - ma per niente disprezzabile - Fracchia contro Dracula.

La parodia perfetta
Frankenstein Junior è però una cosa del tutto diversa e ha tracciato una strada che pochi altri sono riusciti a percorrere con merito. Un conto è infatti un film comico che riprende stilemi e personaggi di un determinato genere cinematografico e li inserisce all'interno di una struttura semplice - quale generalmente quella della farsa - per trarne spunti comici; tutt'altra cosa è una parodia vera e propria che riprende con rispetto e affetto un film o una serie di film per trarne qualcosa di autonomamente valido e autenticamente spassoso. Lo scopo di Mel Brooks quando realizza Frankenstein Junior è quello di realizzare un omaggio a un cinema che ama - quello della Universal degli anni d'oro dell'horror e in particolare il ciclo di Frankenstein - attraverso la sua bonaria presa in giro. La profonda e perfetta conoscenza del modello permette a Brooks di effettuare dei precisi rimandi cinefili che vanno oltre il richiamo agli aspetti esteriori più noti e banali. Dalla partita di freccette di Il figlio di Frankenstein all'incontro con l'eremita cieco di Frankenstein, sono molte le scene ricreate in modo da mantenerne l'estetica ma riuscendo a mutarne lo spirito con una perfetta scelta dei tempi comici. Che Brooks voglia ricreare il fascino visivo dei film degli anni '30 risulta evidente non solo dalla scelta - decisamente controcorrente - di usare il bianco e nero, ma anche dalla grande cura nelle scenografie spinta sino all'uso di elementi originali impiegati nei vecchi film di Frankenstein, macchinari di laboratorio compresi. Tutto questo crea un'atmosfera ricca e impagabile, ma non soverchia lo spirito comico profuso a piene mani da Brooks e da Gene Wilder in una sceneggiatura vivace e brillantissima. Il regista massimizza l'effetto comico inserendo le gag in un contesto che riprende meticolosamente quello dei film oggetto della parodia, senza essere sbrigativo nei valori estetici. E molte di queste gag sono rimaste proverbiali a testimonianza di una felicità di scrittura assai rara.

Il cast perfetto
Oltre alle qualità di scrittura, di impostazione e di regia (un Mel Brooks mai così sorvegliato e attento), il film ha anche il vantaggio - tipico di quelle situazioni in cui tutto sembra andare per il verso giusto - di un perfetto casting: gli attori sono tutti giusti nei rispettivi ruoli e per alcuni di loro questo risulta "il" ruolo della loro carriera. Questo è senz'altro vero per Marty Feldman, il comico dagli occhi sporgenti, che dipinge un ritratto perfetto di un personaggio, quello di Ygor, che avrebbe potuto facilmente ridursi a macchietta. Nelle mani di Feldman, l'assistente di Frankenstein diventa invece la lunare proiezione di un prototipo ormai consunto, ridandogli vita e significato. Dal Fritz di Dwight Frye (Frankenstein) all'Ygor di Bela Lugosi (Il figlio di Frankenstein), Feldman trae spunto per divertentissimi nonsense che hanno fatto epoca e scuola. Gene Wilder - vero motore alla base dell'esistenza stessa del film - perfeziona la sua recitazione fatta di attese e di finezze, riuscendo a trovare un equilibrio di comicità e ironia che porta il suo stile a livelli di efficacia ancora maggiori delle sue migliori riuscite precedenti (Per favore, non toccate le vecchiette e l'episodio della pecora in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere di Woody Allen). Peter Boyle, robusto caratterista, riesce a trovare il modo di dare sottigliezza e umorismo alla caratterizzazione forse più difficile, quella del mostro di Frankenstein, già ridotto a inerte caricatura in così tanti film da rendere difficile immaginare una nuova dimensione della parodia. Eppure, Boyle ci riesce, dando calore e umanità al mostro e rendendolo motivo di ilarità senza ridurlo a zimbello. Ma anche gli attori dei ruoli minori sono azzeccati. Su tutti, basta ricordare la bravissima Cloris Leachman, nei panni dell'austera e sinistra Frau Blücher che, in una delle gag più note e più assurde del film, causa un nitrito di cavalli ogni volta che viene pronunciato il suo nome.

Un cocktail di intelligenza e umorismo rimasto unico
Molti altri film hanno cercato di sfruttare la scia di Frankenstein Junior per far ridere prendendo in giro i mostri tipici dell'horror, però il cocktail di intelligenza, affetto, umorismo e conoscenza del genere di riferimento di questo film è rimasto unico, probabilmente anche per la fortunata coincidenza dell'incontro di diversi spiriti creativi all'apice della loro brillantezza. Quando, molti anni dopo, Mel Brooks ha ritentato il colpo con l'altro grande mito dell'horror realizzando Dracula morto e contento il risultato è stato ben diverso.

   

Amarcord

Amarcord

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,62)
Un film di Federico Fellini. Con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Giuseppe Ianigro, Gianfilippo Carcano, Ciccio Ingrassia.
continua»

Genere Commedia, - Italia 1973. Uscita 14/09/2015.
Todo modo

Todo modo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,81)
Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Franco Citti, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 13/04/2015.

Camerieri

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Leone Pompucci. Con Marco Messeri, Paolo Villaggio, Diego Abatantuono, Regina Bianchi, Carlo Croccolo.
continua»

Genere Commedia, - Italia 1995. Uscita 03/02/1995.
Le avventure di Pinocchio [2]

Le avventure di Pinocchio [2]

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,98)
Un film di Luigi Comencini. Con Andrea Balestri, Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia.
continua»

Genere Fantastico, - Italia 1972.
Kaos

Kaos

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,96)
Un film di Vittorio Taviani, Paolo Taviani. Con Omero Antonutti, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Regina Bianchi, Margarita Lozano.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1984.
Filmografia di Ciccio Ingrassia »

venerdì 30 aprile 2021 - Una selezione di titoli per riscoprire un grande autore della storia del cinema. In streaming fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

Il genio comico che non ride mai. I film di Buster Keaton su Cinema ritrovato - Fuori sala

Pino Farinotti cinemanews

Il genio comico che non ride mai. I film di Buster Keaton su Cinema ritrovato - Fuori sala La cultura del cinema ha sempre celebrato Buster Keaton (1895-1966). “Cultura” significa fascia alta, élite cinefila. Erano gli anni della rivalità con Charlie Chaplin, ma il tema sussiste sempre. Chaplin-Charlot rimane un fenomeno assoluto, di grande cinema, popolare, alla portata di tutti i sentimenti e culture. Keaton, attore e autore enorme, presentava chiavi di lettura che andavano interpretate, ricercate nelle storie, nelle indicazioni e nei simboli. Era un modello del sociale da approfondire, e se cercavi un tema, uno qualsiasi, nelle sue performance finivi per trovarlo. Finisci per trovarlo. Basta seguire il nuovo programma di Cinema Ritrovato - Fuori sala - in streaming su MYmovies - che presenta una selezione di titoli di Keaton

Era figlio di Joe e Mary, artisti di vaudeville, che gli diedero il nome Joseph Frank. La storia racconta che il grande Houdini, che lavorava spesso coi genitori, una volta lo vide, quando aveva sei mesi, rotolare da una scala e non farsi niente. Fu allora che disse “What a Buster” (Che bel ruzzolone).

Forma fisica e precocità, sarebbero stati i registri di Keaton. Oltre a una situazione famigliare di assoluta povertà. Esordisce nel 1917 con la comica The Butcher Boy. Ed è l’inizio di un segmento importante della storia del cinema. E c’è un altro registro, decisivo: la maschera impassibile in ogni situazione, che fosse dramma, “comica” o acrobazia, in tutti i suoi rovesciamenti di senso. Nei contratti che gli proposero le major c’era una precisa clausola secondo la quale non doveva mai ridere, nei film e nei rapporti sociali. Quando nel 1936 ebbe una crisi di pazzia che richiese il suo ricovero, una delle letture fu proprio lo stress di quella impossibilità di manifestare i suoi sentimenti normali.

La sua azione agisce sul contrasto tra il personaggio di imperturbabile freddezza e i disastri che la vita lo costringe ad affrontare. Si tratta dunque di un eterno duello, inalienabile, testardo, con il mondo: la lotta con gli oggetti – fa testo One Week, del 1920, dove, guidato da istruzioni errate, cerca di montare una casa prefabbricata - e con gli umani sempre minacciosi e invidiosi. Tre dei titoli della selezione sono modelli esemplari.

La legge dell’ospitalità (Our Hopitality) del 1923 di 79’ rilegge la vicenda di Romeo e Giulietta secondo Keaton, che per salvarsi la vita è costretto a non uscire mai dalla casa dei suoi nemici.

Vicini (Neighbors) è un corto del 1920 dove l’autore usa una staccionata e una corda da bucato per i suoi equilibrismi fisici, espressivi e simbolici. “Una sinfonia di gesti”, scrisse la critica di allora.

Anche La palla n° 13 (Sherlock jr.) del 1924, di 45’ offre la possibilità a Keaton di esprimersi in tutti i suoi talenti, nel ruolo di un proiezionista che vorrebbe fare il detective ed entra ed esce dallo schermo secondo i momenti dell’indagine.

Quando finì l’era del muto Keaton non seppe affrontare quella rivoluzione. La parola, nel suo discorso e nella sua poetica era elemento estraneo e penalizzante. Fu l’inizio del declino. Però la sua immagine, la sua leggenda sussisteva, così alcuni suoi vecchi amici cineasti, gli diedero dei piccoli ruoli, dei camei nelle produzioni. Lo fece Chaplin che in Luci della ribalta, gli fece fare il pianista maldestro in quell’irresistibile numero finale. Anche Billy Wilder, in Viale del tramonto, lo fece sedere al tavolo di vecchie glorie che giocano a bridge con l’antica diva Norma Desmond. Si fa notare, il vecchio Buster anche ne Il giro del mondo in ottanta giorni e in Questo pazzo... pazzo mondo. Nel 1965 venne in Italia, chiamato da Luigi Scattini, che gli diede il ruolo di... spalla a Franchi e Ingrassia, in Due marines e un generale. I due comici dichiararono sempre l’emozione, e il privilegio, di aver avuto come partner quel genio, unico, del cinema.   

   

venerdì 23 aprile 2021 - Da Buster Keaton a Francesco Rosi: ecco la selezione in streaming fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà

Marzia Gandolfi cinemanews

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà I film muti per Peter Bogdanovich, critico, scrittore, regista e attore, che molti ricorderanno per il suo ruolo nei Soprano (il dottor Elliot Kupferberg), costituiscono “le fondamenta” del cinema. Col burlesque dimorano al centro dei suoi interessi. Per questa ragione nel 2018 consacra un documentario a Buster Keaton, di cui celebra soprattutto il periodo precedente al contratto con la MGM, “il più grande errore della mia vita”, dirà Keaton quando al debutto degli anni Trenta tutto andrà all’aria: la sua carriera, il suo matrimonio, la sua libertà d’artista. Navigatore e nume tutelare di un nuovo bastimento di film ‘ritrovati’, Buster Keaton governa tra tempeste e marosi una nuova selezione di opere ‘fuori sala’ che hanno fatto la storia del grande schermo. Una storia remota e una più recente che Il cinema ritrovato - Fuori sala presenta in streaming su MYmovies.

The Great Buster: A Celebration svolge il filo cronologico della vita personale e professionale del grande Buster entrando nel dettaglio dei suoi primi film muti sull’acqua, sulla terra o sul bordo di un precipizio. Con lo sguardo acuto del critico e il senso del ritmo del regista, Bogdanovich ci mostra come quel corpo elastico, quegli occhi immensi e quel volto impassibile (The Great Stone Face) infondano la cultura americana, da Chuck Jones (creatore del cartoon Willy il Coyote e Beep Beep) a Jon Watts (regista di Spider-Man: Homecoming), passando per gli idioti di Jackass. Ma potrete toccare con mano e occhi spalancati la meccanica del suo genio comico perché la programmazione de Il cinema ritrovato - Fuori sala prevede col racconto mediato da Bogdanovich tre corti (Una settimana, I vicini, I poliziotti) e tre lunghi del periodo muto di Keaton (La legge dell’ospitalità, La palla numero 13, Le sette probabilità).

Volto di marmo che lo ha condotto allo zenit del comico muto americano al fianco di Harold Lloyd e Charlie Chaplin, Buster Keaton prima della risata strappa la meraviglia. La meraviglia di un corpo jeté au monde che sormonta tutti gli ostacoli, che reinventa la filosofia del vuoto, cadendo da scale immateriali o mangiando mele invisibili, e concepisce nuove geometrie, disegnando linee dritte o curve, trasversali o parallele. La sua carriera è un eterno marameo al sentimentalismo, che corteggi una donna con un mazzo di fiore o una lettera d’amore, il risultato sarà sempre un disastro. Ma sfidatelo a compiere prodezze per proteggere la sua bella, a fare prodigi per attirare il suo sguardo, ad addomesticare un transatlantico, a domare una locomotiva o a governare un tifone e rivelerà Ercole e Lancillotto insieme. Tutto questo conservando la sua aria ieratica e indifferente, un volto congelato montato su un corpo trascinato dal movimento stesso del cinema. Wonderboy che Hollywood abbandonò bruscamente dopo averlo cresciuto fino alla celebrità, ci ha lasciato una polveriera di buon umore che possiamo accendere e fare esplodere in streaming a partire da subito.

Ma Keaton non è solo in un programma primaverile ricchissimo. Se avete voglia di continuare a ridere Daniele Ciprì e Franco Maresco vi invitano a un viaggio nella comicità nostrana del duo siciliano Franchi & Ingrassia (Come inguaiammo il cinema italiano). Un documentario lirico per tornare sulla carriera di Franco e Ciccio e il loro indecifrabile gioco di parole e di gag rustiche. Una coppia che merita di essere (ri)scoperta per la sua forza esilarante e quella mimica che risale al folklore popolare. Pasolini li impiegherà in tandem nel magnifico cortometraggio Che cosa sono le nuvole?, uno degli episodi più belli di Capriccio all’italiana. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia incarnano di fatto una risata venuta da lontano, dalla tradizione dei pupi siciliani, caratterizzata allo stesso tempo da un incredibile e roboante ‘cattivo gusto’, una demenziale tracotanza in cui l’oscenità si fa improvvisamente e gioiosamente vertigine.

A un altro celebre comico italiano dobbiamo invece la popolarità di La corazzata Potëmkin, lontano dall’essere “una cagata pazzesca” (Il secondo tragico Fantozzi). La pernacchia al monumento muto di Sergej Ejzenštejn, la cui circolazione negli anni e il restauro sono una vera storia a parte, non fu mai diretta al film e al suo autore. Paolo Villaggio sbeffeggiava l’uso retorico e autoritario della cultura in Italia quarant’anni fa, quando l’azienda ‘buona’ si preoccupava della crescita culturale e morale dei suoi dipendenti, organizzando il loro tempo libero, costringendoli alla visione del ‘cinema d’autore’ e stimolandoli successivamente al dibattito. La protesta di Fantozzi era umana prima che politica, era contro l’imposizione di una cultura che non si comprende e nemmeno si apprezza anche se si ostenta di gradirla. Il ragioniere preferiva Franco e Ciccio a Ejzenštejn ma il cinema popolare e il cinema d’autore convivono magnificamente dal 22 aprile al 22 maggio sulla piattaforma streaming de Il cinema ritrovato - Fuori sala.
 
L’uno non esclude l’altro, soprattutto se l’altro ha il lirismo rivoluzionario, la costruzione ritmica e plastica del film più celebre di Ejzenštejn, cavallo di battaglia di tutti i cine club e di tutti i cinefili che lo hanno visto e rivisto. Realizzato nel 1925 e ‘riportato a galla’ dalla Cineteca di Bologna, La corazzata Potëmkin racconta l’ammutinamento dei marinari del Potëmkin, simbolo della prima rivoluzione russa, quella del 1905. Scorrendo i suoi incredibili quattro atti, un delirio collettivo che culmina sulle scale di Odessa, scopriremo con sorpresa che il film non è solo la matrice di un cinema di avanguardia ma l’antenato del modello hollywoodiano. La storia del resto lo conferma.Nel 1928 Douglas Fairbanks, in viaggio trionfale a Mosca, assiste a una proiezione e convince Ejzenštejn a tentare la sorte negli Stati Uniti. Nel film c’era tutto quello che avrebbe potuto stupire Hollywood: la violenza e il ritmo, la ricerca sfrenata della spettacolarità, la dilatazione del tempo e i piani folgoranti. Un’opera maggiore del cinema muto che sembra già sonoro dal momento che ‘intendiamo’ la cadenza marziale degli stivali e le urla della folla stretta tra i fucili della polizia zarista e le sciabole cosacche.

Al centro del fuoco incrociato c’è una donna (con la carrozzina) proprio come Simone Signoret al cuore di Casco d’oro (1952), scacco di critica e di pubblico all’epoca e poi grande classico per sempre. Contesa da tre uomini (Serge Reggiani, Claude Dauphin, Raymond Bussières) ma votata a un solo amore, l’eroina del dramma romantico di Jacques Becker nell’immaginario collettivo ha i tratti di Simone Signoret e un percorso mitico rispetto a quello più drammatico di Amélie Élie, nota prostituta della Belle Époque che ha ispirato il film ed è divenuta celebre dopo un crimine sanguinoso. Casco d’oro si inscrive nella migliore tradizione del realismo francese ma la sua amarezza, la sua nostalgia e quel sapore prebellico non corrispondevano più allo stato d’animo degli anni Cinquanta. La carriera di Serge Reggiani risentì del fallimento e solo più tardi si comprese l’importanza del film per il mito di Simone Signoret, spendente di vita e nobiltà dentro una tragedia implacabile e una passione che lega i due amanti fino alla morte.

Profili maggiori della selezione mensile sono pure Napoleone Bonaparte e Enrico Mattei, protagonisti di due opere che ripercorrono il loro destino ‘eroico e tragico’. Campo di Maggio di Giovacchino Forzano, scritto forse a quattro mani con Benito Mussolini, mette in relazione il dittatore fascista con Bonaparte, che all’isola di Sant’Elena ripensa agli ultimi cento giorni della sua epopea. Per chi ama la storia più recente, il programma ‘fuori sala’ comprende anche Il caso Mattei di Francesco Rosi, vincitore a Cannes nel 1972. Palma ricevuta dalle mani di Alfred Hitchcock, ugualmente in rassegna con La taverna della Giamaica (1939), ultimo film del maestro inglese prima di lasciare l’Inghilterra. La presenza di Rosi nella selezione officiale del Festival si doveva alla sua reputazione. Dopo Salvatore Giuliano (1962), era diventato il campione di un sotto-genere in voga, il ‘film dossier’. Il suo principio è svolgere un’indagine il più possibile imparziale e documentata. Fedele al suo metodo e sostenuto nel progetto da Gian Maria Volonté e dal produttore Franco Cristaldi, il regista domanda al giornalista Mauro De Mauro di indagare sugli ultimi due giorni di Mattei in Sicilia, prima che l’aereo del presidente dell’ENI decolli per Milano. Deciso a fare luce sulle ombre della democrazia cristiana, il film mostra fino a che punto Mattei, commerciando direttamente col blocco sovietico e le vecchie colonie, destabilizzava il ‘cartello del petrolio’ anglo-americano, ovvero l’ordine mondiale. Ossessionato dai personaggi forti, la cui carica vitale deve essere canalizzata, Rosi trova in Mattei l’incarnazione suprema di questa energia, letteralmente e figurativamente.

Alla ricerca di ‘energie alternative’ lavorano invece Agnès Varda e JR (Visages, villages), Alice Rohrwacher e JR (Omelia contadina), Jonathan Nossiter (Resistenza naturale) e Anna Kauber (In questo mondo), invitandoci a rispettare i doni della natura e a comprendere i suoi tempi. Film militanti, veri e propri manifesti per l’ecologia ambientale e per quella culturale, rivendicano la tradizione per rinnovare, provando a ricostruire un equilibrio distrutto e lasciando abilmente dialogare cultura e agricoltura. Una rosa di film ‘bucolici’ per combattere la standardizzazione del gusto e ricordarci l’importanza di conoscere e preservare il passato, la storia. Quella dei vini come quella dei film.

Perle da conservare e diffondere sono infine i capolavori venuti dall’Est (e dal Sud-Est), da Boy and girl di Julij Fajt a Manila in The Claws of Light e Insiang di Lino Brocka. Grazie al restauro della Cineteca di Bologna è finalmente possibile per le nuove generazioni scoprire il loro lavoro, particolarmente quello di Lino Brocka, irreperibile per quasi trent’anni. Nato nel 1939 e morto a soli cinquantadue anni sotto un’auto, è stato una stella del teatro e del cinema filippini, è stato soprattutto un eroe, opponendosi coraggiosamente e attraverso le sue opere alla dittatura di Ferdinand Marcos. Dalla Russia alle Filippine, la vita non fa sconti agli adolescenti protagonisti e ai loro autori passati sotto le forche caudine della censura e del cinema commerciale (nel caso di Brocka) per potersi imporre come registi della realtà sociale, riducendo al minimo le concessioni. Dal mare blu di Manila a quello ‘nero’ di Crimea, una vague di cinema vi travolgerà.

Buone visioni.

   

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