La tartaruga rossa

Film 2016 | Animazione +13 80 min.

Titolo originaleLa tortue rouge
Anno2016
GenereAnimazione
ProduzioneFrancia, Belgio
Durata80 minuti
Al cinema1 sala cinematografica
Regia diMichael Dudok de Wit
Uscitalunedì 27 marzo 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneBim Distribuzione
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 4,09 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Michael Dudok de Wit. Un film Da vedere 2016 Titolo originale: La tortue rouge. Genere Animazione - Francia, Belgio, 2016, durata 80 minuti. Uscita cinema lunedì 27 marzo 2017 distribuito da Bim Distribuzione. Oggi tra i film al cinema in 1 sala cinematografica Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 4,09 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La tartaruga rossa
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Un racconto fantastico che ruota attorno ad un uomo abbandonato su un'isola deserta. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes e 1 candidatura a Cesar. In Italia al Box Office La tartaruga rossa ha incassato 269 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
4,09/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 4,50
PUBBLICO 4,28
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un'opera semplice e metaforica che disegna la vita attraverso le sue tappe ed esprime un rispetto profondo per la natura e la natura umana.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 21 maggio 2016
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 21 maggio 2016

Scampato a una tempesta tropicale e spiaggiato su un'isola deserta, un uomo si organizza per la sopravvivenza. Sotto lo sguardo curioso di granchi insabbiati esplora l'isola alla ricerca di qualcuno e di qualcosa. Qualcosa che gli permetta di rimettersi in mare. Favorito dalla vegetazione rigogliosa costruisce una zattera, una, due, tre volte. Ma i suoi molteplici tentativi sono costantemente impediti da una forza sotto marina e misteriosa che lo rovescia in mare. A sabotarlo è un'enorme tartaruga rossa contro cui sfoga la frustrazione della solitudine e da cui riceve consolazione alla solitudine.
La tartaruga rossa debutta con una tempesta in alto mare. Onde gigantesche frangono con furore lo schermo. Un naufrago è al cuore di quel movimento poderoso. Tra l'uomo e la natura si scatena una guerra ineguale. Il motivo è dato ma il sontuoso film d'animazione di Michaël Dudok de Wit si prende tutto il tempo per rovesciarlo nel suo contrario: un'emozionante storia di riconciliazione e di fusione amorosa. Perché quella che dispiega La tartaruga rossa è una forza misteriosa, qualche volta accogliente e qualche altra riluttante, qualche volta impassibile, qualche altra instabile.
Non siamo davanti all'ennesima storia esotica in cui la natura è mera riserva di accessori a disposizione dell'ingegnosità dell'uomo. Al principio l'uomo fa l'uomo e crede alla chimera di una conquista. Si accanisce, costruisce una zattera di fortuna ma il mare non lo lascia partire. Dieci, cento volte prova a prendere il largo, altrettante è affondato da una presenza enigmatica e invisibile. Ma l'ultimo tentativo gli rivela l'apparenza del suo avversario e la consapevolezza di essere (una) parte del tutto. Frustrati nelle attese e nelle abitudini di spettatori, torniamo a riva, esploriamo col protagonista i luoghi, sperimentiamo la dolcezza dei frutti e la furia brutale delle piogge tropicali, precipitando nel fondo di un crepaccio e rialzandoci perché film e vita possano continuare. Nel modo della natura. Natura con cui il regista stabilisce un legame carnale. Spettatore e protagonista aspettando sulla riva che il tempo scorra, volgendo il punto di vista e scoprendo essenziale quello che credevano ornamentale: i flussi e riflussi della corrente marina, il ritmo dei giorni, il mutare delle stagioni. L'uomo non colonizza quel territorio edenico e selvaggio, niente capanna come avrebbe fatto Robinson Crusoe. Sull'isola tutto resta inviolato, l'uomo è solo di passaggio, una parentesi breve dinanzi all'età dell'universo.
Animato a mano con acquerello e carboncino, La tartaruga rossa respira con la natura e parla la sua lingua. Senza dialoghi, questo racconto contemplativo si esprime attraverso la luce cangiante, il fragore di un temporale, lo schianto di un tuono, lo scroscio di una corrente di acqua dolce, il crepitio del fuoco, l'infrangersi delle onde, il fruscio delle foglie. Il supplemento di animismo giapponese tradisce l'influenza dello Studio Ghibli, l'afflato e la partecipazione di Isao Takahata e Hayao Miyazaki, sedotti dai lavori dell'autore olandese (The Monk and the Fish, Father and Daughter), percorsi da una malinconia tenace che dice della fuga del tempo, degli anni che passano sul bordo del fiume o su un'isola in mezzo al mare.
La tartaruga rossa è un'opera semplice e metaforica che disegna la vita attraverso le sue tappe (ostacoli, scoperte, solitudine, amore, genitorialità, vecchiaia, morte) ed esprime un rispetto profondo per la natura e la natura umana, veicolando un sentimento di pace e ammirazione davanti al suo mistero. Rivelazione sospesa tra terra e mare, tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo, La tartaruga rossa è drammatizzato con la sola forza del disegno, dei colori, dei movimenti, della musica che interpreta e amplifica la purezza delle linee.
Tra oriente e occidente si realizza il sogno di un disegnatore solitario che si spinge per la prima volta al di là dei limiti del formato corto, confermando i suoi racconti lineari su cui dispone motivi circolari, l'infinito ripetersi del tempo. Luogo di una vita a due e poi a tre, un bambino nasce da quell'unione, l'isola ospita l'avventura umana eludendo il pamphlet ecologista e sottolineando l'incapacità dell'uomo a vivere da solo. Che si tratti di un'allucinazione del protagonista o della volontà della tartaruga, la metamorfosi dell'animale rinvia al bisogno della vita in comunità, all'esigenza di istituire un sistema sociale, anche elementare come quello della famiglia. L'autore tacita la parola, concentrandosi sul linguaggio dell'azione e del corpo, preponendo i nostri complessi istinti primari. Gli stessi che spingono una tartaruga che nasce sulla spiaggia a dirigersi verso il mare.
Più dalle parti di Rousseau che di Defoe, La tartaruga rossa è poesia meditativa accomodata tra la foresta magica della Principessa Mononoke e l'oceano di Ponyo. Da qualche parte, lungo i tropici del capolavoro.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Senza parole, universale e altamente allegorico, un cartone animato che sconfina troppo nel semplicismo.
Recensione di Gabriele Niola

Naufragato dalla sua barchetta, un uomo approda sulle sponde di in un'isola deserta. Intenzionato a fuggire costruisce per tre volte una zattera che per tutte e tre le volte arrivata al largo viene distrutta da qualcosa che si scoprirà essere una grande tartaruga marina. Infuriato l'uomo la ribalterà non appena questa approderà a riva, segnandone la morte. Ma dal guscio dopo qualche giorno uscirà una donna, assieme alla quale si creerà un uovo nucleo familiare, con una nuova vita e l'idea di stanziarsi sull'isola. L'arrivo di un tsunami e il rischio di morte segnerà il momento in cui il nuovo nato, ormai adolescente, deciderà di separarsi dai genitori a cui non resterà che invecchiare insieme fino alla fine dei loro giorni.
Che ci sia anche la mano dello studio Ghibli dietro questo film diretto da Michael Dudok de Wit (ma la cui produzione esecutiva era in mano al veterano di mille emozioni animate Isaho Takahata) lo si capisce dall'uso che fa dei piccoli animali osservatori. Un gruppo di granchi sempre presenti nei momenti cruciali, giocano, si rincorrono, si spaventano e cercano goffamente di aiutare i protagonisti, esattamente nella maniera in cui i film dello studio Ghibli "animano" il mondo che circonda i protagonisti affermando una comunione tra le persone e la natura che li circonda. A parte questo però il film non ha molto altro di nipponico, anzi, a partire dal tratto tutto suona francofono (sebbene il regista sia olandese) e anche la scelta di non avere dialoghi sembra appartenere più al cinema d'autore europeo che a quello orientale.
Non si può negare che il melange di stili, nazioni e punti di vista messo in piedi indubbiamente funzioni e crei un ibrido intrigante, un lungometraggio che ha il medesimo ritmo di un corto e il medesimo piccolo intento che si rivela in una grande conclusione. La storia del naufrago che mette famiglia su un'isola deserta riesce a scandire attraverso paralleli molto semplici i momenti chiave di un'intera esistenza ed è anche talmente universale nella sua assenza di parole da prestare il fianco a più interpretazioni di quante originariamente previste dagli autori. L'esigenza di un'altra vita, l'incontro con un'anima gemella, la procreazione, la tempestosa vita con un figlio adolescente e poi la sua doverosa separazione dal nido fino alla serenità senile e ovviamente la morte che per Michael Dudok de Wit (anche sceneggiatore) corrisponde ad un ritorno alla natura da cui si è venuti.
Si avverte indubbiamente una certa meccanicità nella maniera in cui ogni momento vuole avere un chiaro significato, uno ed uno solo, nel modo in cui ogni parallelo è abbastanza chiaro. Ma è anche vero che il minimalismo del disegno e la maniera in cui uomini e ambienti sembrano vivere della stessa materia, perchè disegnati esattamente con lo stesso tratto e le stesse linee sottili, creano un ambiente propedeutico a quella comunione con l'ambiente tanto ricercata.
Senza riuscire ad affrancarsi dalla limitante etichetta di "favoletta" La tortue rouge parla molto di più al pubblico adulto che a quello infantile ma non ha la complessità che questo si sente in diritto di pretendere. Fosse stato davvero un cortometraggio avrebbe forse trovato la dimensione e la pretesa più giusta per le proprie idee.

Sei d'accordo con Gabriele Niola?
LA TARTARUGA ROSSA
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 5 luglio 2017
laurence316

Primo lungometraggio di de Wit (premio Oscar per il corto Father and Daughter), La tartaruga rossa unisce due dei mondi più fertili per quando riguarda l’animazione: quello giapponese e quello francese. Co-prodotta dal mitico Studio Ghibli, questa piccola, grande gemma d’animazione riesce, per mezzo della totale assenza di dialoghi, a farsi portatrice di un messaggio universale [...] Vai alla recensione »

lunedì 13 febbraio 2017
Eugenio

La solitudine può condurre l’uomo ad azioni ribelli, al coraggio della scelta, al bisogno della partenza, alla pazzia. Un uomo naufraga su un’isola deserta dopo una tempesta. Sotto lo sguardo attento e curioso di piccoli granchi, cerca in tutti i modi di fuggire con una zattera costruita sfruttando il legno della foresta ma viene sempre fermato da una tartaruga rossa che ne distrugge [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 marzo 2017
slowfilm.blog

Primo lungometraggio animato dell’olandese Michaël Dudok de Wit, ultima coproduzione della Ghibli di Hayao Miyazaki, La Tartaruga Rossa è una piccola opera d’arte, dove protagonisti sono le immagini, i suoni, il tempo. La storia di un naufrago che non può lasciare l’isola che gli ha offerto la salvezza, non è una storia di solitudine e sopravvivenza, ma la [...] Vai alla recensione »

martedì 11 aprile 2017
JackPug

 Si tratta di una pellicola che, secondo il mio parere, merita davvero di essere vista. Il film è toccante, emotivamente molto coinvolgente e interessante anche per quanto riguarda lo sviluppo narrativo della storia. Ciò che rende questo film poetico trovo sia soprattutto l’animazione : i disegni sono ben curati, ho trovato splendida la rappresentazione dell’isola e [...] Vai alla recensione »

venerdì 29 settembre 2017
kimkiduk

Quando passi 80 minuti di leggerezza, tranquillità, gioia dell'arte pura quasi una sindrome di stendhal e alla parola fine ti accorgi di essere commosso, ammirato e pieno di dolcezza, non puoi che definire questo film strepitoso. Antitesi dei film fatti al computer (Dreamworks, Pixar ecc. ecc.) questo film di animazione dello studio Ghibli resta ancora di livello superiore.

venerdì 19 maggio 2017
Verbena

Gioiello di delicatezza. Soave.

giovedì 9 febbraio 2017
g_andrini

Ci si ritrova "naufraghi" su questo pianeta senza sapere da dove veniamo... E' un film di buon gusto, diverso dal solito, anche se non mi sento di definirlo capolavoro.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 26 marzo 2017
Matteo Boscarol
Il Manifesto

Presentato in anteprima all'edizione dello scorso anno del Festival di Cannes , dove nella sezione sezione Un Certain Regard si è aggiudicato il premio speciale della giuria, La tartaruga rossa rappresenta un qualcosa di davvero unico nel mondo della cinematografia contemporanea. Fin dal processo che ha portato alla nascita di questo esperimento visivo in forma animata, è chiaro che ci troviamo davanti [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 marzo 2017
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Naufragato su un'isola deserta popolata solo da tartarughe, granchi e uccelli, un uomo cerca disperatamente di riguadagnare la terraferma, finché non incontra una stranissima tartaruga che gli cambierà vita e pensieri. Incontro inedito tra Europa (il regista è l'olandese Michel Dudok De Wit, premio Oscar per il corto Father and Daughter) e il nipponico Studio Ghibli (l'lsao Takahata di Pom Poko è produttore [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 marzo 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Un naufrago finisce su un'isola deserta. Cerca di fuggire costruendo zattere che, inesorabilmente, vengono distrutte da una tartaruga rossa. Quando per l'uomo si presenterà l'occasione di vendicarsi, capirà che quella presenza «ostile» non è stata casuale. Questo cartone, coprodotto da Ghibli, è emozione pura, una meraviglia per gli occhi. Pur privo di dialoghi, il film fa sognare grazie anche alla [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
giovedì 6 luglio 2017
 

Nel giorno dell'uscita in DVD del film di Michael Dudok de Wit, presentato tra gli applausi alla Festa del Cinema di Roma e candidato all'Oscar come Miglior Film d'Animazione, Lucrezia Massari interpreta per MYmovies.

BOX OFFICE
mercoledì 29 marzo 2017
Andrea Chirichelli

La Bella e la Bestia incassa altri 353mila euro e si prepara oggi a diventare il miglior incasso assoluto di stagione, avendo raggiunto quota 14,8 milioni di euro con Animali Fantastici e dove trovarli a 100mila euro e Alla ricerca di Dory a poco più [...]

BOX OFFICE
martedì 28 marzo 2017
Andrea Chirichelli

Grazie ad un lunedì da più di 300mila euro, La Bella e la Bestia supera Oceania e ottiene il quarto posto assoluto della classifica italiana stagionale. Entro la fine del weekend sarà diventato il numero uno, scalzando Dory dalla vetta della classifica. [...]

winner
un certain regard - gran premio della giuria
Festival di Cannes
2016
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