Lo scambio

Un film di Salvo Cuccia. Con Filippo Luna, Barbara Tabita, Paolo Briguglia, Maziar Firouzi, Vincenzo Pirrotta.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 93 min. - Italia 2015. - Abra&Cadabra uscita giovedì 23 giugno 2016. MYMONETRO Lo scambio * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.
Consigliato sì!
3,00/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Palermo, 1995. Una coppia inizia una giornata anomala in cui tutto evolve e precipita, svelando i contorni di una storia da cui nessuno rimarrà immune.
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Film perturbante, Lo scambio formalizza un’esperienza emotiva che vacilla le certezze dello spettatore e le sue consuete categorie di interpretazione del mondo
Marzia Gandolfi     * * * - -

Palermo, 1995. Tra i banchi del mercato, due ragazzi sono colpiti alle spalle da sicari ‘mafiosi’. Uno muore, l’altro sopravvive ma è questione di ore. Un commissario cupo e introverso indaga. A casa lo aspetta la consorte, una donna inconsolabile per il rapimento di un bambino avvenuto due anni prima e per non averne uno suo da stringere. In cortile un collega si accende un’altra sigaretta e rimane in attesa di sapere dove condurlo. Con l’aiuto dei suoi uomini, ferma e preleva un giovane geometra che sospetta prossimo ai ragazzi uccisi. Ma è evidente che il ragazzo non sa nulla. Nondimeno, ostinato a ottenere una confessione, il commissario passa alle maniere forti. La moglie intanto resiste lungo i corridori di una casa ingombrante e ingombrata di ‘buone cose di pessimo gusto’. Sola e fragile è assediata dalle apparizioni del bambino rapito che sogna un cavallo e del fratello pentito che rivela la faccia oscura del cognato. La tensione sale, i nervi cedono e la situazione fuori e dentro casa sfugge di mano.
Ingovernabile e ingovernata, Palermo è protagonista e paesaggio del thriller psicologico di Salvo Cuccia. Città natale dell’autore, Cuccia infila il difficile discorso su Palermo, difficile perché facilmente banalizzabile, ed elude l’ostacolo realizzando un film che sceglie il doppio come linea di condotta (letteralmente). Perché Palermo offre qualcosa che è immediatamente visibile, più visibile che in qualunque altro luogo. Tutto è forza, tutto è caos, tutto è pieno di contrasti forti che la rendono pienamente cinematografica. Poi c’è qualcosa di invisibile agli occhi, che è legato alla sua gente, al loro modo di vivere, di pensare. Qualcosa di tragico e terribile, un linguaggio antico che convive confusamente col moderno, in modo assai più violento che altrove.
Prima opera di finzione di Salvo Cuccia, Lo scambio pesca nella Palermo degli anni Novanta personaggi legati da una matassa, una matassa che è impossibile sciogliere, personaggi al di qua della legge che condividono col sistema mafioso ambiguità e doppiezza dei comportamenti, metodo e trattamento della ‘vittima’. Vittima scambiata per un’altra come suggerisce ma non esaurisce il titolo, perché il film di Cuccia indaga un disordine (di ruoli) volontario attraverso una confusione (di persona) involontaria. Non è il geometra il testimone che il commissario cerca ma è esattamente quella la condotta che lui e suoi uomini osservano senza battere ciglio. Essere scambiato dunque e scambiarsi con chi si combatte nella convinzione che in guerra sia tutto giusto e lecito.
Film perturbante, Lo scambio formalizza un’esperienza emotiva che vacilla le certezze dello spettatore e le sue consuete categorie di interpretazione del mondo. Cuccia, con una regia che scivola sui piani e sugli oggetti fino ad arrestarsi sui volti delle vittime e dei carnefici, confonde i confini, sopravanza la ‘frontiera familiare’ e rompe il senso. Il capovolgimento tradisce in modo radicale le aspettative e i bisogni di chi ha più bisogno, le donne, dimenticate a casa ad invecchiare, e i bambini rapiti per sempre al sogno (il film allude al sequestro di Giuseppe Di Matteo). L’autore siciliano si prende una pausa dal documentario e realizza un dramma torbido che prova a comprendere i comportamenti criminosi e a venirne a capo, emergendo il loro radicarsi nelle dinamiche della vita quotidiana, sondando come si intrecciano con gli atteggiamenti considerati normali, osservando la capacità che hanno di proporsi come strumento per realizzare le esigenze individuali e per gestire le dinamiche collettive. Attraverso una riflessione formale ‘appena’ manierata, Cuccia ripensa il modo in cui la sua città funziona e una società opera, smascherando la degenerazione e concludendo su una ‘sovraesposizione’ che brucia Palermo e la vita. Un’altra vita.

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