La zuppa del demonio

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Un film di Davide Ferrario. Con Walter Leonardi, Gianni Bissaca Documentario, durata 80 min. - Italia 2014. - Microcinema uscita giovedì 11 settembre 2014. MYMONETRO La zuppa del demonio * * * - - valutazione media: 3,17 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,17/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * - -
 critica * * * 1/2 -
 pubblicon.d.
"La zuppa del demonio" è il termine usato da Dino Buzzati nel commento a un documentario industriale del 1964 Il pianeta acciaio per descrivere le lavorazioni dell'altoforno.
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primo piano
Un documentario capace di far parlare immagini del passato senza mai snaturarle
Giancarlo Zappoli     * * * - -

Lo sviluppo industriale e tecnologico ha accompagnato l'intero XX secolo come idea positiva. A lungo si è ritenuto che l'industrializzazione e il progresso avrebbero portato a un sostanziale e irreversibile mutamento della società. Utilizzando i materiali messi a disposizione dall'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa del Centro Sperimentale di Cinematografia d'Ivrea, il documentario mostra come questa idea si sia concretizzata attraverso i decenni.
Davide Ferrario non è solo un interessante regista di film di finzione ma anche un acuto documentarista capace di far 'parlare' immagini del passato decontestualizzandole ai fini di un proprio punto di vista senza però mai snaturarle. È quanto si impegna a fare anche in questa occasione, stimolato da quel coltissimo archivista e cinefilo che è Sergio Toffetti. I volti degli operai di un passato poi non troppo remoto testimoniano del bisogno di riscatto sociale ma anche di un senso di contributo alla crescita collettiva che oggi sembra essersi smarrito in monadi di solipsismo quando non in micro consorterie in lotta tra loro. Ferrario non prova nessuna nostalgia per quel passato. È ben consapevole che quell'utopia vede proprio in questi nostri tempi il suo misero e non indolore fallimento. Sa che lo spettatore odierno inorridisce quando vede abbattere uliveti per fare spazio a quell'ILVA che a Taranto ha portato lavoro ma anche morte. Ha però la convinzione che sia stato un periodo dotato di "una energia, talvolta irresponsabile ma meravigliosamente spericolata verso il futuro, che è proprio ciò di cui sentiamo la mancanza oggi." Si fa accompagnare e ci fa affiancare nel percorso da citazioni di uomini di cultura che vanno da Marinetti a Gadda, da Primo Levi a Pasolini (lo stesso titolo è una citazione da un testo di Dino Buzzati riferentesi alle lavorazioni in un altoforno). Tra tutte ne va ricordata una che marca con dolente sensibilità il film. È di Pier Paolo Pasolini: "Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta". Sono parole scritte nel 1975.

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DVD | La zuppa del demonio

Uscita in DVD

Disponibile on line da giovedì 17 dicembre 2015

Cover Dvd La zuppa del demonio A partire da giovedì 17 dicembre 2015 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd La zuppa del demonio di Davide Ferrario con Walter Leonardi, Gianni Bissaca. Distribuito da Rai Cinema - 01 Distribution. Su internet zuppa del demonio (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 7,99 €
Aquista on line il dvd del film La zuppa del demonio

APPROFONDIMENTI | Un cineasta versatile e attento ai temi sociali.

Davide Ferrario

mercoledì 10 settembre 2014 - Mauro Gervasini

La politica degli autori: Davide Ferrario Dice: il critico cinematografico è un regista mancato. Pure un po' frustrato, poverino. Mica sempre vero. Davide Ferrario, ad esempio, classe 1956, cremonese di nascita, bergamasco di crescita, torinese d'adozione, ha cominciato come critico sulle pagine di "Cineforum", ha scritto un Castoro su Fassbinder poi, come normale evoluzione del mestiere, è passato dietro la macchina da presa dimostrandosi negli anni (il suo esordio è del 1989: La fine della notte) cineasta versatile. Un tempo si sarebbe detto "attento ai temi sociali".

   

In viaggio con Ferrario nell'Italia industriale

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Non sempre negli autori l'intelligenza combacia con la creatività. Davide Ferrario, nel suo sempre stimolante eclettismo, rappresenta un caso di corrispondenza. Lo dimostra nuovamente con La zuppa del demonio ( citazione da Dino Buzzati) che si inserisce con originalità nel diffuso ricorso al repertorio (Luce, Rai, qui i documentari industriali delle maggiori aziende italiane raccolti presso l'Archivio nazionale cinema d'impresa diretto da Sergio Toffetti) alla cui crescente forza di attrazione viene spesso applicata una regia manipolatrice, di volta in volta creativa o velleitaria. »

Ferrario e il "de profundis" del progresso

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Al Lido è il giorno del cinema di montaggio. Perché realizzare immagini nuove quando possiamo interrogare quelle già depositate nei nostri archivi rigurgitanti di memoria, magari spingendole a confessare segreti che mai e poi mai avrebbero voluto tradire? È il senso del bel film di Davide Ferrario, La zuppa del demonio (fuori concorso, da domani nelle sale di Microcinema), che come dice il regista stesso nasce da un'idea di Sergio Toffetti, direttore dell'Archivio Nazionale del Cinema d'impresa. »

di Roberto Manassero Film TV

Un film sull'idea del progresso nel Novecento, come dice il sottotitolo. E più nello specifico, un film sull'acciaio, «la zuppa del demonio» secondo Dino Buzzati, il materiale che per un secolo ha rappresentato l'utopia italiana di un avvenire di benessere nel segno della grande impresa e della tecnica. Davide Ferrario salda il destino dell'industria pesante nel XX secolo, dall'ascesa incontrastata per decenni al declino cominciato con la crisi petrolifera del '73, a quello del cinema, il cui primo film in assoluto, L'uscita dalle fabbriche Lumière, altro non sarebbe che un film industriale. »

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