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tauosre
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lunedì 15 gennaio 2007
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un capolavoro
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Questo è in assoluto uno dei più bei film della storia del cinema italiano! Una bellissima regia per una trama profonda, toccante, commovente, immensamente vera, spogliata di ogni forma di bigotteria ed ipocrisia. Durante il periodo fascista, una donna trascurata da un marito ignorante, vuoto e volgare si innamora di un vicino di casa ex giornalista che però poi scopre essere omosessuale. Sophia Loren è bravissima, intensissima, calata alla perfezione in una parte che sembra sentire fin nel midollo delle ossa; Mastroianni è ugualmente bravo, convincente, pieno di fascino e di espressività. Come al solito, i due formano una coppia perfetta. Il film mette in luce la crudeltà dei pregiudizi, la superficialità dei luoghi comuni, la sofferenza del sentirsi diversi, incompresi, abbandonati; lo fa con grande partecipazione emotiva, mettendo in luce i sentimenti più veri, la forza di due diverse disperazioni che si incontrano, si fondono in un'unica disperazione che è però intrisa di amore, di comprensione, di piacere e di speranza.
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Questo è in assoluto uno dei più bei film della storia del cinema italiano! Una bellissima regia per una trama profonda, toccante, commovente, immensamente vera, spogliata di ogni forma di bigotteria ed ipocrisia. Durante il periodo fascista, una donna trascurata da un marito ignorante, vuoto e volgare si innamora di un vicino di casa ex giornalista che però poi scopre essere omosessuale. Sophia Loren è bravissima, intensissima, calata alla perfezione in una parte che sembra sentire fin nel midollo delle ossa; Mastroianni è ugualmente bravo, convincente, pieno di fascino e di espressività. Come al solito, i due formano una coppia perfetta. Il film mette in luce la crudeltà dei pregiudizi, la superficialità dei luoghi comuni, la sofferenza del sentirsi diversi, incompresi, abbandonati; lo fa con grande partecipazione emotiva, mettendo in luce i sentimenti più veri, la forza di due diverse disperazioni che si incontrano, si fondono in un'unica disperazione che è però intrisa di amore, di comprensione, di piacere e di speranza. Un inno all'amore, alla verità, trionfante nei due protagonisti della storia, spogliati di ogni maschera, di ogni convenzione, di ogni falsa ideologia, calati in un contesto arido, fanatico e buio.
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andrea
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sabato 2 giugno 2001
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il duce visto attraverso un camp ed un'ignorantella perbene 3
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La forza espressiva dei primissimi piani dei due mentre piegano un lenzuolo nella sequenza sulla terrazza così come quella del campo medio ravvicinato e in controluce dei due vicinissimi (sempre nella stessa sequenza) con due lenzuoli stesi all’aria (che come una sorta di “cornice interna” ai due lati dell’inquadratura definiscono i contorni della stessa in modo ancor più “stringente”) permette a Scola di imprimere nella mente dello spettatore immagini indelebili, che rimangono per sempre “incorniciate” nella memoria. Difficilmente dimenticabili anche un primissimo della Loren nell’appartamento di Mastroianni negli ultimi momenti insieme, il cui viso appare come incorniciato dagli stipiti di una porta e che sembra materializzare visivamente le pressioni a cui è stato sottoposto il suo povero cervello di « ignorantella perbene » (così la definisce, nel suo sfogo liberatorio, Mastroianni) nelle ultime ore ed il successivo campo medio, anch’esso ravvicinato, dei due divisi e incorniciati dal pezzetto di muro presente tra due porte.
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La forza espressiva dei primissimi piani dei due mentre piegano un lenzuolo nella sequenza sulla terrazza così come quella del campo medio ravvicinato e in controluce dei due vicinissimi (sempre nella stessa sequenza) con due lenzuoli stesi all’aria (che come una sorta di “cornice interna” ai due lati dell’inquadratura definiscono i contorni della stessa in modo ancor più “stringente”) permette a Scola di imprimere nella mente dello spettatore immagini indelebili, che rimangono per sempre “incorniciate” nella memoria. Difficilmente dimenticabili anche un primissimo della Loren nell’appartamento di Mastroianni negli ultimi momenti insieme, il cui viso appare come incorniciato dagli stipiti di una porta e che sembra materializzare visivamente le pressioni a cui è stato sottoposto il suo povero cervello di « ignorantella perbene » (così la definisce, nel suo sfogo liberatorio, Mastroianni) nelle ultime ore ed il successivo campo medio, anch’esso ravvicinato, dei due divisi e incorniciati dal pezzetto di muro presente tra due porte. Infine da ricordare la bellissima scena d’amore con la Loren che “soppraffà” un Mastroianni stordito dalla forza universale dell’amore, universale in quanto capace di rivelarsi anche nell‘anomalo rapporto adulterino tra un omosessuale antifascista ed una donna fascista sposata con prole e che sfocia nella successiva inquadratura anonimizzante/spersonalizzante delle nuche dei due, isolati nuovamente dopo l’effimera unione in una cosa sola. La crepuscolarità che domina il film si conclude con perfetto equilibrio nel “doppio stupro (inteso come “privazione della libertà dell’individuo”) istituzionale” perpetrato nella deportazione di Mastroianni e nella richiesta fecondativa del marito alla Loren. E lo stesso equilibrio si riscontra nella simmetria d’utilizzo delle inquadrature dal basso e dall’alto utilizzate in apertura (quella dal basso sull’enorme vessillo nazista [ la cui oppressività visiva proseguirà in quella sonora delle imperanti radiodiffusioni E.I.A.R.] e sull’anonimamente uniforme architettura fascista del complesso condominiale e quelle dall’alto “esploranti” il “formicaio popolare ” fascista che terminano sulla Loren intenta a preparare il caffè per il marito ) ed in chiusura del film (quella patibolare, dall’alto, della Loren verso Mastroianni).
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andrea
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sabato 2 giugno 2001
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il duce visto attraverso un camp ed un'ignorantella perbene 1
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Rispettando le tre unità aristoteliche Scola dirige la Loren e Mastroianni (per la dodicesima volta insieme) nell’interpretazione più grande realizzata dalla celebre coppia assieme a “Matrimonio all’italiana” di De Sica. Il viraggio seppia della fotografia di De Santis che rende sbattuto in particolare il viso della Loren (di una bellezza “sfolgorantemente sfiorita”) oltre a quello altrettanto meravigliosamente vissuto di Mastroianni tende a creare un contrasto efficacissimo con le altisonanti e marziali emissioni radio dell’E.I.A.R. che si diffondono dal cortile e raggiungono i protagonisti ovunque. Affascinante è la capacità del film di rendere centrale più che la storica visita del Fuhrer a Mussolini l’incontro tra altri due “binari” che improvvisamente s’intersecano dopo aver proceduto/vissuto paralleli per due mesi a poche decine di metri di distanza.
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Rispettando le tre unità aristoteliche Scola dirige la Loren e Mastroianni (per la dodicesima volta insieme) nell’interpretazione più grande realizzata dalla celebre coppia assieme a “Matrimonio all’italiana” di De Sica. Il viraggio seppia della fotografia di De Santis che rende sbattuto in particolare il viso della Loren (di una bellezza “sfolgorantemente sfiorita”) oltre a quello altrettanto meravigliosamente vissuto di Mastroianni tende a creare un contrasto efficacissimo con le altisonanti e marziali emissioni radio dell’E.I.A.R. che si diffondono dal cortile e raggiungono i protagonisti ovunque. Affascinante è la capacità del film di rendere centrale più che la storica visita del Fuhrer a Mussolini l’incontro tra altri due “binari” che improvvisamente s’intersecano dopo aver proceduto/vissuto paralleli per due mesi a poche decine di metri di distanza. Il pappagallo che provoca l’incontro tra i due rappresenta, in qualche modo, la libertà che l’Italia sta perdendo inesorabilmente dai tempi dell’avvento del fascismo e così il suo tentativo di fuga simbolizza il presentimento della terribilità insita nel suggellamento anticipato del Patto d’Acciaio in quella “giornata particolare”, patto che sarà formalizzato l’anno successivo. Inoltre l’uccello è, al tempo stesso, un “ponte” verso la Realtà per la Loren, ciecamente cresciuta nel culto fisico e “intellettuale” del Duce e della sua ideologia. I pochi attimi della scena di Mastroianni che insegna la rumba alla Loren sembrano essere sospesi nel tempo prima di essere brutalmente interrotti dalla “musica del Duce”, interruzione musicale splendidamente chiosata da Mastroianni: «Questo è meno ballabile » che già ne rivela la “sovversività” (così è bollata/etichettata dal regime la sua omosessualità ed anche la Loren non riesce ad accennare ad essa con altro termine). La profondità di campo è utilizzata da Scola nelle inquadrature dalle finestre dei due protagonisti per “legare” come attraverso un invisibile filo sempre più strettamente i destini dei due. Un momento importante del film si ha nel movimento magistrale della m.d.p. di Scola quando alla fine della telefonata all’amante, poco dopo aver pronunciato una battuta meravigliosa (« Piangere si può farlo anche da soli, ma per ridere bisogna essere in due »), Mastroianni confessa al compagno che gli mancherà e la m.d.p. partendo da un primissimo piano in movimento del viso dell’attore esegue una carrellata all’indietro
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joker 91
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mercoledì 9 febbraio 2011
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un capolavoro
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l'animo dell'essere umano in tutte le sue problematiche è presente in questa pellicola maestosa di uno dei massimi registi italiani ovvero il grandissimo ETTORE SCOLA, il cast è composta dall'attore italiano ed attrice italiana più grandi di tutti i tempi ed la delicatezza del personaggio di Mastroianni gli regala un altra nomination all'oscar,sui giorni dell'unione della germania di hithler e dell'italia di mussolini troviamo una bellissima storia tra due persone diverse che si avvicinano e solo per un giorno si comparano a vicenda riflettendo sulle proplematiche che contengono e che tutti gli esseri umani nel bene e nel male con l'esperienza della vita aquisiscono.
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l'animo dell'essere umano in tutte le sue problematiche è presente in questa pellicola maestosa di uno dei massimi registi italiani ovvero il grandissimo ETTORE SCOLA, il cast è composta dall'attore italiano ed attrice italiana più grandi di tutti i tempi ed la delicatezza del personaggio di Mastroianni gli regala un altra nomination all'oscar,sui giorni dell'unione della germania di hithler e dell'italia di mussolini troviamo una bellissima storia tra due persone diverse che si avvicinano e solo per un giorno si comparano a vicenda riflettendo sulle proplematiche che contengono e che tutti gli esseri umani nel bene e nel male con l'esperienza della vita aquisiscono. UN capolavoro di un cinema italiano ormai di un altro tempo
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filippo catani
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martedì 21 giugno 2011
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l'incontro di due disperazioni
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Roma. Ultimo giorno della visita di Hitler in città. Una classica madre italiana (casalinga e con prole numerosa) incontra il vicino di casa. Non ci sarebbe niente di strano se egli non fosse un annunciatore radio omosessuale in odore di confino.
Il film è forte e toccante e mostra la disperazione di due personaggi in un periodo storico più che disperato che sta marciando dritto verso la Seconda Guerra Mondiale. La disperazione della casalinga Loren perchè alla fine è diventata una semplice "macchina" per fare ed allevare i figli insieme al marito che ostenta con orgoglio l'appartenenza al fascismo. L'annunciatore Mastroianni vede non solo naufragare l'Italia condannata alla deriva hitleriana ma vive il dramma di non vivere la libertà di espressione e di amare chi più lo aggrada.
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Roma. Ultimo giorno della visita di Hitler in città. Una classica madre italiana (casalinga e con prole numerosa) incontra il vicino di casa. Non ci sarebbe niente di strano se egli non fosse un annunciatore radio omosessuale in odore di confino.
Il film è forte e toccante e mostra la disperazione di due personaggi in un periodo storico più che disperato che sta marciando dritto verso la Seconda Guerra Mondiale. La disperazione della casalinga Loren perchè alla fine è diventata una semplice "macchina" per fare ed allevare i figli insieme al marito che ostenta con orgoglio l'appartenenza al fascismo. L'annunciatore Mastroianni vede non solo naufragare l'Italia condannata alla deriva hitleriana ma vive il dramma di non vivere la libertà di espressione e di amare chi più lo aggrada. Un film che, anche con l'ausilio della voce in sottofondo, rende benissimo l'idea del clima che si respirava in Italia sotto la violenta dittatura fascista.
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frenky23
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venerdì 21 gennaio 2011
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il fuhrer, chi?!
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Mentre un lungo piano sequenza, a partire da un'enorme svastica su un'enorme bandiera, ci mostra un sobborgo di una già palazzinara Roma del '38, le prime spente luci di un'alba uggiosa s'inarcano sui muri di pietra delle coscienze dei protagonisti ordinari, figli di una storia minore. Dopo una doverosa, quanto prolissa a dire il vero, introduzione storica dei fatti (il peggior uomo mai esistito solca romanamente il romanico terreno invitato dal suo degno compare di merende) inizia così la particolare giornata di maggio di Ettore Scola, che poco ha a che fare con lo schifoso Fuhrer e con l'altrettanto schifoso Duce e moltissimo sguazza invece nelle agitate acque dei segregati in casa dal fascismo, proponendone una profondissima analisi psichica, senza velleità di diagnosi, piuttosto che politica.
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Mentre un lungo piano sequenza, a partire da un'enorme svastica su un'enorme bandiera, ci mostra un sobborgo di una già palazzinara Roma del '38, le prime spente luci di un'alba uggiosa s'inarcano sui muri di pietra delle coscienze dei protagonisti ordinari, figli di una storia minore. Dopo una doverosa, quanto prolissa a dire il vero, introduzione storica dei fatti (il peggior uomo mai esistito solca romanamente il romanico terreno invitato dal suo degno compare di merende) inizia così la particolare giornata di maggio di Ettore Scola, che poco ha a che fare con lo schifoso Fuhrer e con l'altrettanto schifoso Duce e moltissimo sguazza invece nelle agitate acque dei segregati in casa dal fascismo, proponendone una profondissima analisi psichica, senza velleità di diagnosi, piuttosto che politica. S'incontrano, si scontrano, si amano e si dicono addio in 12 ore un angelo del focolare ed un invertito, in termini da società libera una casalinga con famiglia numerosa a carico ed un disc-jokey ante litteram di orientamento omosessuale. Il personaggio della Loren è la tipica donna di quegli anni: depressa, ignorante non per scelta, di fedeltà canina al marito ed agli ideali in voga. Mastroianni invece è un uomo libero, classica, ma non per i tempi, voce fuori dal coro, anche se molto composta. Epurato dalla radio in cui lavorava per i suoi gusti sessuali, rappresenta il più bel ritratto di omosessuale al cinema che io abbia mai visto, eguagliato ai nostri giorni (il film è del '77) forse solo dal cupo cowboy di Heat Ledger nel bellissimo “I segreti di Brokeback Mountain” di Ang Lee. Quello che è stato, forse, il più grande attore italiano, contribuisce a renderlo fiero e dignitoso con due picchi d'estrema emozione: il primo è la vergogna inconscia ed involontaria nella scena del caffè, in cui, trovatosi a casa di Antonietta, senza volerlo smette di adoperare il rumoroso macinino per non farsi sentire. Guai, difatti, a farsi scoprire a violare la “domus” di una donna sposata dalla portinaia impicciona e baffuta del palazzo, che origlia sull'uscio con una scusa qualunque come nei più tipici clichè da rivista teatrale. Il secondo momento emozionale particolarmente significativo, oltre al malinconico aforisma “è strano guardare sé stessi dal palazzo di fronte”, da lui pronunciato mentre si trova ancora a casa di Antonietta, è ovviamente la scena dello sfogo in terrazza: Gabriele sbotta e confessa tutto brutalmente dopo essere stato trattato come un oggetto sessuale, riuscendo ad essere garbato pure pronunciando epiteti e parolacce, riuscendo quasi a commuovere dando a sé stesso del frocio. Forse in quest'ultima scena il nostro buon Marcello poteva metterci un pizzico d'enfasi in più ma probabilmente è un voler toccare un intoccabile per partito preso, il mio. Se ne conclude facilmente che le linee guida dei protagonisti tracciate nella “fabula” sono eccellenti e qui il merito va alla sceneggiatura dello stesso Scola, di Ruggero Maccari e che si avvale (udite, udite!) della collaborazione di un giovane Maurizio Costanzo. Menzione speciale, oltre alla solita perfetta interpretazione di Sophia Loren, ma qui di speciale non v'è nulla data l'abitudine a queste straordinarie performances, va al trucco di Francesco Freda. La divina Sophia, infatti, per la prima volta si presenta al pubblico come donna bella ma sciatta, con tanto tempo per le pentole e poco per il mascara. Particolarmente curato e credibile, dunque, doveva essere il make-up del truccatore di Foligno, operazione perfettamente riuscita così come per i costumi. Bisogna fare gli antipatici per trovare difetti a questa grande opera, i pochi, difatti, sono soggettivi e veniali. Visto che mi riesce bene, però, l'antipatico lo faccio io e cito due cosine negative, seppur con relativa attenuante: la prima è iconografica e riguarda i caratteri in stile nazi-fascio-bellico delle lettere dei titoli di testa e di coda, un po' inopportunamente celebrativi anche se giustificati dal viaggio al centro del clima anni '30,'40. L'altra è la presenza fra le attrici minori della celeberrima Alessandra Mussolini, donna politica ed attricetta in gioventù, che non ha mai nascosto le sue simpatie per il fuorilegge movimento politico fondato dal nonno. Dov'è l'attenuante, direte voi che rispettate la Costituzione e non siete suoi elettori? Devo citarlo di nuovo. Mr. Stanley Kubrick, il più grande regista di ogni tempo al modesto parere di un modestissimo appassionato, utilizzava spesso al fine di acuire il realismo delle sue storie, adottando per l'appunto una sorta di neo-realismo post-moderno, attori che dovevano recitare il meno possibile, poiché interpretavano sullo schermo personaggi simili a ciò che erano nella vita di tutti i giorni (vedi il sergente di Ronald Lee Ermey in Full metal jacket e la coppia in crisi Cruise-Kidman dello splendido capolavoro semi-postumo Eyes wide shut). Il nostro regista campano ha solo fatto suo questo piccolo principio di credibilità estrema, tra l'altro per un ruolo molto marginale. Assolto in piena regola, con tanto di bacio accademico, dalla mia personalissima giuria.
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andrea
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sabato 2 giugno 2001
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il duce visto attraverso un camp ed un'ignorantella perbene 2
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come ad inquadrare meglio la Solitudine del personaggio ed, al tempo stesso, allontanarsene pudicamente come dimostra il fatto che la m.d.p. conclude il suo movimento “nascondendosi” in una stanza attigua, in una sequenza anch’essa ossessionantemente dominata dal sottofondo radiofonico diffuso dall’E.I.A.R. Il carattere punitivo delle gravose tasse fasciste sugli scapoli suggerisce a Mastroianni un’altra memorabile battuta: « (“tassano più pesantemente noi scapoli”) Come se la solitudine fosse una ricchezza » che rivela in modo profondo la distorsione dei ruoli sociali operata dal regime che porta il Duce a tassare, a additare al pubblico disprezzo, a “violentare” il naturale corso delle cose.
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come ad inquadrare meglio la Solitudine del personaggio ed, al tempo stesso, allontanarsene pudicamente come dimostra il fatto che la m.d.p. conclude il suo movimento “nascondendosi” in una stanza attigua, in una sequenza anch’essa ossessionantemente dominata dal sottofondo radiofonico diffuso dall’E.I.A.R. Il carattere punitivo delle gravose tasse fasciste sugli scapoli suggerisce a Mastroianni un’altra memorabile battuta: « (“tassano più pesantemente noi scapoli”) Come se la solitudine fosse una ricchezza » che rivela in modo profondo la distorsione dei ruoli sociali operata dal regime che porta il Duce a tassare, a additare al pubblico disprezzo, a “violentare” il naturale corso delle cose. I lunghi silenzi psicologici combinati con i dialoghi intensamente dimessi conferiscono un ritmo, una cadenza solenne allo sviluppo della vicenda e vengono sistematicamente turbati dagli improvvisi sprazzi d’allegria svagante del “camp” Mastroianni ( il mambo, il giro in monopattino, la finta scossa elettrica, la Loren-fantasma [“irreale” come l’ideologia alla quale crede] ) che non tolgono assolutamente compattezza all’intimismo che domina la pellicola. I due rispettivi appartamenti assieme alla terrazza vengono ad assumere la funzione di luoghi dello svelamento e della catarsi fisica ed ideologica dei protagonisti e questo viene esplicitato nella fugace riflessione di Mastroianni quando, in casa della Loren, rivolgendo lo sguardo verso il suo appartamento capisce che in quel momento sta guardando se stesso. Il telefono, il campanello assumono il carattere di elementi sovvertitori in quanto meccanici-non naturali-non vivi e questo porta Mastroianni, nella telefonata al partner, ad essere “castrato” nell’esternazione dei suoi sentimenti proprio per il meccanicismo che comporta quel tipo di comunicazione e così pure il macinacaffè è elemento sovvertente in quanto rivelatore/rilevatore di una compromettente presenza umana (Mastroianni-“aspirante” amante) alla pettegola portinaia fascista (la cui opprimente “presenza fisica ed ideologica” porta la Loren a chiudere ossessivamente porte durante tutto il film!).
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