| Titolo originale | Shelter |
| Anno | 2026 |
| Genere | Azione, Thriller, |
| Produzione | Gran Bretagna, USA |
| Durata | 107 minuti |
| Al cinema | 108 sale cinematografiche |
| Regia di | Ric Roman Waugh |
| Attori | Jason Statham, Bodhi Rae Breathnach, Naomi Ackie, Bill Nighy, Harriet Walter Daniel Mays, Billy Clements, Bronson Webb, Tomi May, Bally Gill, Tom Wu, Ryan Fletcher, Adam Collins, Gordon Alexander, Steven Blades, Erand Hoxha, Michael Shaeffer, Eugenia Caruso, Celine Buckens, Laurent Buson. |
| Uscita | mercoledì 18 febbraio 2026 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 12 febbraio 2026
Un viaggio teso e implacabile, dove la sopravvivenza diventa una prova e la redenzione ha un prezzo. Al Box Office Usa Missione Shelter ha incassato 10 milioni di dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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Michael Mason si è ritirato dal mondo. Solo come un cane e con un cane, vive su un'isola scozzese, all'ombra di un faro e di un passato che immancabilmente ritorna. Dopo aver salvato dal naufragio la nipote del marinaio che ogni settimana gli consegna i viveri, Michael deve imparare a convivere di nuovo col mondo. Ma quando un gruppo di uomini armati sbarca sulla sua isola, è costretto a fuggire con Jesse, e proteggerla diventa la sua priorità. Dietro le quinte, intanto, l'ex capo dell'Intelligence britannica tira i fili.
La storia è nota, al punto che Jason Statham non si è affermato solo come una delle figure più riconoscibili del cinema d'azione, ma è diventato un sottogenere a sé stante. Innocuo all'apparenza ma formidabile al primo alito di vento, Jason Statham fa Jason Statham e noi lo amiamo per questo.
Lo amiamo così, ex soldato o mercenario, agente segreto o avventuriero, che a un certo punto esce dal suo anonimato per vendicare un'ingiustizia, proteggere un innocente e combattere orde di cattivi a mani nude (The Transporter, The Beekeeper, A Working Man...). Statham incarna una formula collaudata e apprezzata da un pubblico che preferisce la familiarità all'originalità, a patto che sia efficace. E Missione Shelter non delude. Ancora una volta la nostra star veglia su una ragazza testarda con un'abnegazione letale. E dio assista chi ha intenzione di ostacolarlo nell'impresa, perché Jason Statham non fa sconti e fa (tanto) male. A dirigerlo questa volta è Ric Roman Waugh, rinomato stuntman degli anni Ottanta e Novanta, passato dietro la macchina da presa un quarto di secolo fa (Snitch, Greenland...).
L'azione è la sua specialità e il risultato è energico, con un supplemento di atmosfera burrascosa e organica nel corso della prima mezz'ora collocata in un contesto insulare. Guardiano del faro e misantropo per necessità, non per vocazione, l'eroe di Statham è spazzato dal vento e provato dall'isolamento, che nasconde sotto la barba incolta e la flemma pulp. I limiti del film risiedono evidentemente nell'intercambiabilità degli ingredienti narrativi, ma non abbiamo nemmeno il tempo di pensarci troppo perché Missione Shelter non prevede pause, tempi morti o elementi superflui.
Soltanto inseguimenti folli e il carisma inossidabile di un attore che gioca l'eterna declinazione del suo Frank Martin (The Transporter). Con il volto impassibile, la testa sempre bassa e lo sguardo fisso, è un killer freddo e preciso, l'incarnazione di un combattente proveniente dall'inferno e sempre specializzato nell'uso delle armi. Il corpo è asciutto, allenato alle arti marziali, mai erotizzato e al servizio di una malinconia sorda, quella di chi sognava altre cose, ma fa quello che fa e lo fa bene. Quasi analogico e vicino agli eroi d'azione degli anni Ottanta, Statham evoca pure la spossatezza dei polizieschi americani degli anni Settanta, coi loro eroi esausti e consumati dal di dentro.
Da anni, impegnato o intrappolato, evolve nello stesso paradigma, abbracciando pienamente la natura stereotipata del suo personaggio e arrivando qualche volta a sovvertirne tutte le convenzioni in direzione comica (Spy). Proiettato daccapo in un plot puramente ludico, dove l'unica soluzione è vivere al limite, l'attore non lesina sulle scazzottate ma il film insinua nell'azione la chimica tra la star e la giovane co-protagonista, Bodhi Rae Breathnach, 'orfana' già vista in Hamnet.
Tra coreografie e prodezze, si instaura tra i loro personaggi una relazione filiale, variazione sui cliché del genere, che intacca dolcemente la spavalderia distaccata di Jason Statham e di un eroe che può finalmente pensarsi altrimenti e altrove. Dopo il "miele" di The Beekeeper, l'attore aggiunge un po' di zucchero a una dose di adrenalina e a una compilation di calci ben assestati, che rimette al suo posto tutti i cattivi. One more time, with feeling.