| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Spagna, Francia |
| Durata | 120 minuti |
| Al cinema | 7 sale cinematografiche |
| Regia di | Oliver Laxe |
| Attori | Sergi López, Bruno Núñez, Stefania Gadda, Joshua Liam Herderson, Richard Bellamy Tonin Janvier, Jade Oukid. |
| Uscita | giovedì 8 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Mubi |
| MYmonetro | 3,40 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 15 dicembre 2025
Un padre e suo figlio cercano la figlia scomparsa tra i rave nel deserto marocchino, affrontando una realtà estrema e i propri limiti interiori. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 2 candidature a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 9 candidature e vinto 4 European Film Awards, 1 candidatura a Cesar, a National Board, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a Spirit Awards, 11 candidature e vinto 6 Goya, Sirat è 49° in classifica al Box Office. venerdì 13 marzo ha incassato € 1.099,00 e registrato 87.242 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una foto della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe trovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l'uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non solo per le asperità del terreno.
Óliver Laxe dirige un film la cui sceneggiatura, scritta con Santiago Fillol, finisce con il disperdere le potenzialità iniziali.
C'è Pedro Almodovar tra i produttori del film e quindi c'era da aspettarsi un'opera quantomeno interessante. In effetti lo è almeno per due terzi. Si presenta infatti come un film fortemente fisico. Nel senso che sin dalle prime inquadrature, che mostrano i dettagli della collocazione dell'impianto sonoro del rave, immette lo spettatore in quella dimensione che esploderà con suoni che invadono la sala e faranno da costante sottofondo al dimenarsi dei corpi. Solo due di essi non partecipano. Sono quelli di Luis e di Esteban impegnati in una ricerca umanamente dolorosa; trovare una figlia e una sorella non per riportarla a casa ma solo per vederla e sapere come sta. Sergi Lopez regala al suo personaggio quella dolente presenza che gli abbiamo visto spesso dosare nella sua lunga carriera di attore. Anche tutti gli altri interpreti sono assolutamente calati nei ruoli a partire proprio dall'aspetto fisico. La situazione politica locale fa sì che il rave venga interrotto con la forza dai militari e che i partecipanti non autoctoni vengano obbligati a seguire un percorso preordinato, disposizione a cui però un gruppo riesce a non sottostare. Ha inizio così un on the road che ha come meta un nuovo rave grazie al quale i personaggi hanno modo di conoscersi e di farsi conoscere.
A un terzo dalla fine però non sono soltanto i mezzi di trasporto a sbandare sul terreno accidentato del deserto marocchino. A farlo è il film stesso che inizia ad inanellare colpi di scena la cui serialità finisce con il disperdere tutto quello che fino a quel punto era stato costruito. Il ridicolo (involontario ovviamente ma proprio per questo ancora più grave) è in agguato perché se il primo evento ha un suo notevole spessore drammatico quelli che seguono ne svuotano progressivamente la portata lasciando aperto il quesito su come Pedro abbia potuto approvare uno script simile.
Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara.Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel [...] Vai alla recensione »
Da anni un nome in rampa di lancio nel panorama del cinema indipendente, Óliver Laxe trova nel suo ultimo film Sirat quell’opera folgorante che lo afferma e lo mette definitivamente a fuoco come autore di primo piano. Lo scorso maggio, a Cannes, era stata presentata nel concorso principale e aveva portato a casa il premio della giuria. Ora esce al cinema anche in Italia, pronta a mostrarsi al pubblico nella sua natura idiosincratica, sospesa e destabilizzante.
Road movie (struttura che ritorna, come in Mimosas del 2016) disperato tra i paesaggi bruciati del deserto del Maghreb, Sirat segue un padre e un figlio che si avventurano in capo al mondo alla ricerca di una ragazza scomparsa, ripercorrendone le tracce nel mondo itinerante e sommerso dei rave più estremi. Benché nella storia il rave sarà solo un punto di partenza, quell’ambientazione e quella cultura non sono mai un pretesto per Laxe, che le conosce bene e che apre il film con una bellissima sequenza di compenetrazione tra l’artificiale e il naturale, con gli enormi altoparlanti sistemati come un simulacro nel deserto, in procinto di generare una monumentale parete sonora.
Proprio le musiche – a cura dell’artista Kangding Ray – vibrano di bassi facendosi strada fin sotto la pelle dello spettatore, contribuendo a creare quel senso di sgomento e insieme di liberazione che fa da cifra all’intera opera. Sirat parla di sopravvivenza, di umanità ridotta all’essenziale, di una perdita di riferimenti così totale da lasciarci a contatto unicamente con il suolo e con l’orizzonte davanti a noi.
Sulla trama è meglio non indugiare oltre, visto che Laxe furbescamente tinge di efficaci elementi di genere – suspense, sorpresa, tensione – un affresco esistenziale che invece è radicato nel cinema d’autore. Due dimensioni che si fanno forza l’una con l’altra, che ricordano la vastità di Mad Max: Fury road (guarda la video recensione) e la precisione de Il salario della paura di Friedkin. Tutt’attorno alle vicende della storia c’è poi un clima apocalittico di squisita vaghezza; pur non avendo conseguenze immediate sul viaggio di Luis ed Estebán, sappiamo che al di là di quel deserto c’è un pianeta sull’orlo del disastro. Una terza guerra mondiale che forse sta iniziando, eventi che precipitano, eserciti in movimento, annunci lontani: è la fine del mondo già da parecchio tempo, come dice uno dei protagonisti.
Ce ne eravamo accorti da soli che Mad Max. Fury Road era un grandissimo film. Non c'era bisogno che Sirat ce lo venisse a dire o a ricordare. Il quarto film diretto da Oliver Laxe, che ha vinto il Premio della Giuria al 78° Festival di Cannes, è un progetto ambizioso, un fantasy-apocalittico tra le montagne del sud del Marocco con un padre che ricerca la figlia scomparsa a un rave party accompagnati [...] Vai alla recensione »