| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | James Gray |
| Attori | Adam Driver, Scarlett Johansson, Miles Teller, Dimeter D. Marinov, Joel Marsh Garland Jeff Adler, Michael Alix, Cindy Katz, Raphael Corkhill. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,82 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 17 maggio 2026
Due fratelli rimangono invischiati nel mondo della mafia russa.
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CONSIGLIATO SÌ
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New York, Queens, 1986. Gary e Irwin Pearl sono fratelli che tutto oppone. Il primo senza famiglia, una carriera nella polizia alle spalle e un futuro di guai contro la mafia russa, il secondo sposato con prole, una vita modesta e un futuro sognato per i suoi figli. Forse per questo si lascia trascinare da Gary in un'impresa potenzialmente redditizia di pulizia del canale di Gowanus a Brooklyn. Un gioco da ragazzi ma un semplice malinteso con la mafia russa innesca una terribile catena di eventi. Il terrore si installa in seno alla famiglia Pearl e Gary promette di rimettere le cose a posto.
Torna alle origini del suo cinema James Grey, ai suoi polar sontuosi (Little Odessa, The Yards, I padroni della notte) da qualche parte tra classicismo e modernismo.
Ancora una volta una storia di famiglia e di fratelli, uno ordinario e prevedibile e l'altro (ex) poliziotto eminente e senza paura, ancora una volta i legami di sangue contro i legami di denaro destinati a condurre inesorabilmente alla tomba il personaggio chiave. Perché la 'notte appartiene' soprattutto al fratello maggiore di Adam Driver che trascina il minore alla rovina.
Cólto melomane, James Gray, pesca il tema dell'acqua del "Tabarro" di Puccini per costruire un racconto appoggiato su un canale, 'terreno' instabile e pronto inabissare una famiglia "tra spasimi e paure". Ogni personaggio è una storia a sé, da cui deriva la natura al contempo opprimente ed emozionante del film. Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller devono scegliere il loro campo e portare avanti la loro battaglia, contro la mafia, contro il cancro, contro la propria mediocrità. Paper Tiger è un film secco, classico e strutturato attorno a una contrapposizione apparentemente semplicistica tra Bene e Male, il puro e il malvagio, la famiglia da una parte e i corrotti dall'altra.
Niente di nuovo sull'East River, perché James Gray non cerca ispirazione, a rischio di diventare ripetitivo. L'autore condivide soprattutto le sue ossessioni e una visione d'autore che riprende i (suoi) fondamentali e li approfondisce, mostrando due coppie di fratelli, Gary e Irwin Pearl, e i due figli di Irwin, più complementari e solidali rispetto alla coppia della generazione precedente. L'autore conferma la sua predilezione (e il suo talento) per il dramma sociale e la sua empatia per il clan (in)corruttibile che vive con frugalità, abbracciando i sacrifici e l'austerità economica, perseverando nel Sogno Americano e nella speranza di riuscire. E la famiglia Pearl è così aggrappata a quel sogno da dimenticare di essere cauta.
Di fatto Paper Tiger si apre con un ammonimento, una citazione dell'"Agamennone" di Eschilo che dona il tono al film e invita a essere saggi per preservarsi dalla sventura. Ma nessuno si comporterà saggiamente nel film di Gray, precipitando un destino favorevole nell'abisso e nelle maglie di una mafia russa insediata nel Nuovo mondo come una barbarie arcaica. Da quel momento in poi, l'autore mette in scena lampi da capogiro, magistralmente realizzati: la sortita notturna del padre e dei due figli, la paura che invade la casa della famiglia Pearl con un tocco alla Lynch (le foto dei membri della famiglia mentre dormono), lo scontro a fuoco nel canneto quasi metafisico, il finale sepolcrale governato dalle leggi della giungla.
Ma prima della tragedia, il film apparecchia la tavola, letteralmente. Da una parte un padre parsimonioso e senza pretese (Miles Teller), dall'altra uno zio ideale (Adam Driver) che divora la vita dai due lati e che i nipoti guardano con occhi brillanti e infinita stima perché così diverso dal padre. Nei film di Gray, del resto, è sempre un affare di padri, di fratelli nemici e di filiazioni frustrate. Quando finirla col padre?
È la questione infinita del suo cinema, posta già in Little Odessa. Il padre, o più in generale la famiglia (lo zio in The Yards), è quel corpo celeste (Ad Astra) che costantemente attrae e respinge, a cui sopravviviamo tradendo, un tradimento da cui potremmo non rimetterci mai (I padroni della notte). La famiglia ancora e sempre come rifugio e maledizione.
Film dopo film ritornano come un chiodo fisso i luoghi e i temi del suo cinema - la disgregazione dei legami familiari, la fatalità della vendetta, il conflitto tra la legge della famiglia e quella della città - che rivitalizzano le affinità profonde tra film noir e tragedia greca, sotto gli auspici contrastanti del sogno americano, della mafia russa e del destino ebraico, la complessa questione della ricerca dell'identità. Girato su pellicola 35mm, Paper Tiger è un'altra autobiografia trasfigurata che inciampa sugli stessi errori, gli stessi dolori, la stessa promessa di felicità che finirà per infrangersi contro qualcosa di più grande di lei.
Con lirismo, intelligenza e sguardo umido, l'autore assolda tre attori maggiori che incarnano il suo progetto cinematografico - una coscienza dolorosa e tormentata - e ci fanno brillare gli occhi, soprattutto se il destino ha il crine corvino di Adam Driver, convinto di vegliare sul fratello ma mettendolo di fatto in guai seri. Minerale e dimesso, Miles Teller incarna invece l'uomo che si lascia trascinare nella catastrofe, quasi per imitazione, per vantarsi coi suoi due figli di un successo che sente di non aver ancora raggiunto. Tra loro, irriconoscibile sotto i bigodini e dietro la montatura dorata, Scarlett Johansson, è un'altra madre destinata a morire troppo presto.
Grey osserva le anime tormentate dei loro personaggi, osserva il loro stato di trance, i conflitti morali e i nodi shakespeariani. La sua scrittura complessa aderisce alle regole del genere, ma le trascende metodicamente. È così che trasforma la regia in una pratica ascetica tra l'erba alta o un canneto di canne fumanti, dove la caccia all'uomo si conclude e la vendetta implacabile si compie. Sinuosa critica al capitalismo, Paper Tiger è un'ode alla fraternità - la lealtà è centrale da James Gray - che si inscrive nella continuità dell'opera dell'autore, condensando il suo universo e promettendo uno struggente piacere. Un film pienamente Gray di fucili nella penombra e di inseguimenti in auto come marce funebri.
Non so che tipo di rapporto James Gray abbia con i suoi fratelli, o se ne abbia, ma nelle sue opere (Little Odessa, I padroni della notte) il legame fraterno assume una portata shakespeariana. In Paper tiger, Irwin (Teller) è un ingegnere, tradizionalista e padre di famiglia, mentre il fratello Gary (Driver) è un ex poliziotto opportunista. Nel 1986 i due si lanciano nel progetto di bonifica del canale [...] Vai alla recensione »