| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Giuseppe William Lombardo |
| Attori | Fabrizio Falco, Daniela Scattolin, Simona Malato, Guia Jelo, Vincenzo Pirrotta Fabrizio Ferracane, Filippo Luna, Giuditta Perriera, Stefano Accomo. |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Academy Two |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Un film su un giovane siciliano afflitto da incubi e visioni, a cui viene diagnosticata la schizofrenia.
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CONSIGLIATO SÌ
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Raz è un giovane uomo tormentato da incubi e visioni che vedono spesso al centro il volto di sua nonna, un prete e un evento traumatico della sua infanzia. Per trovare l'origine del suo malessere torna nella nativa Sicilia dove ritrova la madre Teresa, segregata in casa da un disagio mentale che forse è collegato a quello del ragazzo, Padre Manfredi, il prete dei suoi incubi, e Nitto, una figura ambigua che sembra volerlo proteggere, ma che forse non racconta tutta la verità. Da tempo Raz non riesce più a guardarsi allo specchio, e cerca di capire come sia entrato in quel buio che lo circonda. E forse un'indicazione gli arriverà da una ragazza africana la cui familiarità con i riti pagani dello Juju ha qualcosa in comune con l'esperienza traumatica infantile che ha segnato la vita del ragazzo.
Lo Scuru, ispirato al romanzo omonimo di Orazio Labbate, è l'opera prima di Giuseppe William Lombardo, nato e cresciuto in Sicilia e intenzionato a raccontare la sua terra come un'alternanza di luci abbaglianti e ombre profonde in cui si può precipitare come in pozzi senza fondo.
Una Sicilia svuotata, a tratti desertica, che fa pensare a certi scenari western ed è incessantemente spazzata da un vento impietoso. Lo scuru attinge tanto all'iconografia western quanto a quella dell'horror gotico per raccontare un mondo di fatture ed esorcismi, di superstizioni e religiosità al limite del fanatismo, di delitti mai puniti e dolori atavici rimossi.
La regia di Lombardo è esperta e sicura nonostante questo sia il suo lungometraggio di esordio, compie scelte precise e consapevoli pur raccontando una storia che sfugge continuamente di mano al suo protagonista, scava nelle ombre e rivela il lato oscuro di ogni ambiente, ben coadiuvata dalla fotografia fortemente contrastata di Sara Purgatorio, che ha dentro tanto Sebastião Salgado quanto Ferdinando Scianna. Il montaggio continuamente spezzato di Ilario Monti contribuisce a riprodurre il frastagliamento della mente di Raz, che è raccontato dal di dentro: ed è raro che il cinema riesca a rappresentare il disagio mentale con questa partecipazione interiore. Le musiche di Santi Pulvirenti, profondamente siciliano come il regista, sostengono efficacemente la tensione narrativa e riconducono a sonorità ancestrali.
Lo Scuru, fin dal titolo, ha dentro "cose tinte", come si dice in siciliano, che vuole ad ogni costo esporre alla vista, all'udito e ai sensi di chi guarda, immergendo lo spettatore in un dolore che non riesce a dirsi e che condiziona ogni cosa, dall'interno verso l'esterno: un dolore cui Lombardo aderisce come una seconda pelle, con riprese a volte incollate al viso intenso dei suoi personaggi, a volte con campi lunghi che sottolineano l'irrilevanza degli esseri umani in scenari naturali dominanti e sempiterni. Tutto, nella storia, nasce da una notte e ne conserva l'oscurità minacciosa: un'oscurità che ti si appiccica addosso, anche da spettatore, e ti accompagna oltre la visione del film.
Prima della storia viene l'aria: più densa del necessario, una luce severa che incide le superfici, la pietra che trattiene passi e nomi; da quel respiro prende forma il racconto, come se ogni chiarezza implicasse una perdita e ogni perdita pretendesse una forma, e la Sicilia - non cornice , coscienza - si offrisse come luogo in cui la fede convive con l'inquietudine e il dolore chiede ordine per potersi [...] Vai alla recensione »