| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Jane Pollard, Iain Forsyth |
| Attori | Marianne Faithfull, Zawe Ashton, Nick Cave, Calvin Demba, Sophia Di Martino George MacKay, Tilda Swinton. |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,30 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 settembre 2025
Un atto di resilienza e ribellione contro ogni genere narrativo: l'ultima coraggiosa dichiarazione di Marianne Faithfull, il suo ribelle canto del cigno.
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CONSIGLIATO SÌ
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Due impiegati di un futuribile ufficio della "non-dimenticanza" intervistano la grande cantante inglese Marianne Faithfull, anziana e sopravvissuta al Covid ma ancora capace di sedurre con la sua voce, la sua ironia, il suo carisma, la sua storia straordinaria. Dagli esordi nella Swinging London e dalla famigerata relazione con Mick Jagger, passando per gli scandali sessuali, la droga, l'alcolismo, i ricoveri in ospedale, le tante cadute e le altrettante rinascite, la Faithfull ripercorre la sua carriera, mentre alcuni artisti che in passato hanno collaborato con lei eseguono le sue canzoni. E lei stessa, in un'ultima commovente esibizione in studio, regala per un'ultima volta la sua voce.
Il documentario degli specialisti inglesi Jane Pollard e Iain Forsyth, già autori di un film su Nick Cave, 20,000 Days on Earth, ricorre a una cornice di fantasia vagamente ispirata a "1984" di Orwell per sottolineare il valore storico e testamentario della Faithfull.
L'idea complessiva del film è andare in realtà contro il suo stesso immaginario, ipotizzando cioè una paradossale società in cui la memoria è una forma di resistenza ai vizi e alle mode del potere (in questo caso, mediatico e patriarcale). Con un piglio metaforico sin troppo sottolineato, ricordare, o meglio "non dimenticare", per gli autori significa soprattutto dare peso alle azioni passato, portarle nel presente e verificarne la tenuta per il futuro.
Per questo Broken English, più che alla cantante Marianne Faithfull, sembra interessato alla sua figura di artista donna nel mondo musicale anni '60 e '70, oltre la notorietà come fidanzata di Mick Jagger, come "girl chick" nella Swingin London, come ragazza angelicata bionda e bellissima e poi, più avanti, nella fase del declino come "Sister Morphine" (dal titolo di una canzone che scrisse con Jagger, salvo non poterla cantare lei stessa in quanto donna...) perduta nell'alcol e nella droga.
Il film stesso, pur cercando di smitizzarla, è troppo legato alla prima parte della carriera della Faithfull, quella compresa tra gli Stones e l'album spartiacque del 1979 Broken English (non a caso scelto come titolo), in cui la sua figura così eterea e insieme ribelle fu tanto dirompente quanto facilmente incasellabile nelle categorie del maschilismo di intervistatori e notiziari televisivi.
Il rischio, così, è quello di dare troppo peso al ruolo pionieristico (e anche politico) della Faithfull e meno al suo talento artistico: alla voce prima dolce e poi roca e magnetica; alla personalità audace ma soprattutto ironica e sottile; ai suoi ruoli anche come attrice (in realtà poco indagati nel film); al talento unico nel dare vita alle composizioni di grandi autori, uno dei quali, Nick Cave, nel finale esegue con lei e l'altro fidato collaboratore, il violoncellista Warren Ellis, una magnifica e straziante (sarebbe morta poco dopo, nel gennaio di quest'anno) versione in studio di "Misunderstaing", canzone d'apertura del suo ultimo album, Negative Capability.
Guidata dagli interpreti Tilda Swinton, che del fantomatico ufficio della "non-dimenticanza" è la direttrice, e George MacKay, che è l'impiegato chiamato a confrontarsi direttamente con la protagonista, Marianne Faithfull (all'epoca delle riprese ancor provata dalla degenza dopo il Covid) viene messa di fronte alla sua intera esistenza - foto, canzoni, video, articoli di giornali, interviste televisive, esibizioni dal vivo, copertine di dischi - e chiamata a commentare il suo lavoro, le interviste sempre troppo schiette con la stampa (fantastico il commento dopo un video anni '60 in cui incitava all'anarchia: «Io e Mick la sera prima avevamo preso l'LSD...»), i suoi drammi e i suoi ritorni.
Per questo, ancora, suona un poco ridondante la cornice scelta dai registi: perché ci pensa la stessa Faithfull a mandare a farsi fottere i giornalisti che la trattavano con fare paternalista e non serve il gruppo di donne attorno a un tavolo e di fronte a uno schermo chiamate a esaltare la sua forza; perché non c'era bisogno di Tilda Swinton per ricordarci che l'autrice di "As Tears Go By" ha scritto anche altro; e non da ultimo perché le esibizioni dal vivo di alcuni artisti come Courtney Love, che nel film suona in studio con Thurston Moore, non avvicinano nemmeno da lontano la profondità della voce della Faithfull, così commovente e irripetibile. Non ci resta che non dimenticare.
Iain Forsyth e Jane Pollard sono due produttori, artisti e film-makers britannici poco noti in Italia ai più, ma certamente conosciuti in campo artistico per aver ricreato performance di musicisti quali David Bowie, di video artisti come Vito Acconci e Bruce Nauman, e per aver collaborato con la band Nick Cave & The Bad Seeds in diversi progetti. Verrebbe da dire, quindi, i registi ideali per realizzare [...] Vai alla recensione »
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