| Titolo originale | Avatar: Fire and Ash |
| Anno | 2025 |
| Genere | Azione, Avventura, Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 195 minuti |
| Al cinema | 5 sale cinematografiche |
| Regia di | James Cameron |
| Attori | Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Oona Chaplin Cliff Curtis, Joel David Moore, CCH Pounder, Edie Falco, Matt Gerald, Kate Winslet, Giovanni Ribisi, David Thewlis, Jemaine Clement, Jack Champion, Bailey Bass, Jamie Flatters, Laz Alonso, Britain Dalton, Trinity Jo-Li Bliss, Victoria Atkin, Brendan Cowell, Keston John, Filip Geljo, Duane Evans Jr., Jake McLean. |
| Uscita | mercoledì 17 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Walt Disney |
| MYmonetro | 3,51 su 33 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 17 dicembre 2025
Argomenti: Avatar
Il terzo capitolo della saga di Avatar. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 2 candidature a Golden Globes, ha vinto un premio ai BAFTA, Il film è stato premiato a National Board, ha vinto un premio ai Critics Choice Award, 1 candidatura a CDG Awards, a AFI Awards, Avatar - Fuoco e Cenere è 140° in classifica al Box Office. giovedì 26 febbraio ha incassato € 174,00 e registrato 2.774.447 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Jake Sully e Neytiri stanno elaborando, ognuno a modo proprio, il lutto del figlio Neteyam. Jake allena se stesso e i figli a combattere, mentre Neytiri affronta un intenso periodo di lutto. Entrambi sono però convinti che Spider, il ragazzo umano adottato, debba tornare alla base clandestina dove vivono gli altri alleati umani dei Na'vi e dove si trovano container in cui può fare a meno della maschera. Nel viaggio verso la vecchia base, i Sully e la tribù nomade dei Windriders vengono attaccati dal feroce clan vulcanico dei Mangkwan, guidato dalla terribile Varang. Allo stesso tempo Quaritch cerca di catturare Sully, ma quando Kiri compie un miracolo, permettendo a Spider di respirare l'aria di Pandora, tutto cambia.
Ora il ragazzo è prezioso fino al punto da essere inestimabile, ma allo stesso tempo costituisce anche un terribile pericolo per i Na'vi: se gli umani potessero vivere su Pandora senza supporto senz'altro arriverebbero in massa per colonizzarla. Quaritch inoltre arma i Mangkwan con fucili automatici ed esplosivi, rendendoli terribilmente pericolosi per gli altri Na'vi.
Avatar - Fuoco e cenere conclude il dittico sequel di Avatar, inizialmente progettato da Cameron come un unico film. Lo spettacolo non manca, ma risulta ripetitivo.
Seppure ci siano interessanti novità, come il nuovo ruolo di Spider e soprattutto l'introduzione di una tribù che si allea agli umani, alla fine non si sfugge alle grandi battaglie tra Na'vi a cavallo di animali acquatici o aerei, armati di archi e lance, e umani con droni, esoscheletri e navi da guerra. Tutta una sottotrama è poi dedicata al tentativo del Tulkun Payakan, il cetaceo che aveva combattuto con i Na'vi nello scorso film, di convincere la sua pacifica specie a lottare. Ancora una volta risulta kitsch che questi cetacei comunichino con naturalezza con i Na'vi e soprattutto che la loro leader sia agghindata con piercing alle sopracciglia, che è impossibile immaginare siano stati prodotti dalla sua cultura, priva di pollici opponibili e pure di utensili.
Quando i Tulkun entrano in scena, il film si sposta in un territorio molto più vicino al fantasy che non alla fantascienza, del resto come già dicevamo nella trama è anche un capitolo dove si compiono miracoli. È sempre più chiaro il ruolo di eletta di Kiri, la figlia di Grace, il personaggio di Sigourney Weaver, nata dopo la sua morte e apparentemente senza padre. Kiri ha un contatto speciale con Eywa, la divinità dei Na'vi e spirito guida delle creature di Pandora.
Eiwa però è, per la prima volta, anche una divinità assente, che ha lasciato indietro i suoi figli delle regioni vulcaniche. Varang infatti dice che sono stati abbandonati a catastrofi naturali e per questo non crede in lei e ha sviluppato un tale rancore da portarla a preferire gli umani ai suoi simili. Nella sua figura si trova un'idea interessante, quella di raccontare l'effetto di armare i nemici dei propri nemici, rispecchiando l'aberrante comportamento dei colonizzatori e di chi combatte guerre sporche in paesi lontani, anche finendo per creare mostri - come notoriamente accaduto in Afghanistan.
Purtroppo questo punto non è davvero tematizzato e rimane un'eco della nostra Storia, leggibile solo a chi già la conosce, tanto più che qui non si tratta di una diabolica strategia dei vertici militari, quanto di un piano individuale del villain Quaritch, che il generale Frances Ardmore non vede di buon occhio. Anche sul fronte delle forze armate privatizzate il film perde dei colpi: se nel primo capitolo a comando di tutto c'era un manager della compagnia mineraria RDA, Selfridge, ora il suo potere è ridotto senza che sia stato sostituito. Una cosa bizzarra, perché non è così che funzionano le multinazionali e soprattutto perché a questo punto gli uomini della RDA sembrano più un esercito ufficiale anziché una società di contractor mercenari.
L'unico a essere spregiudicato quanto Quaritch è il baleniere che ha perso un braccio nel film precedente, Mick Scoresby, intenzionato a sterminare i Tulkun, quasi volesse vendicarsi della ferita subita come un novello capitano Achab. Né il personaggio, né l'attore, hanno però la statura necessaria e sono anzi ridotti quasi al livello di una caricatura.
Avatar: Fuoco e cenere dà del suo meglio sul fronte dell'azione, dove gli scontri si susseguono quasi costantemente, e dove si rende davvero giustizia al sottotitolo: la quantità di esplosioni e cose che bruciano è impressionante e il fuoco digitale non era mai stato così vivido e iperdefinito come in questo film. Ricordiamo infatti che Cameron si è avvalso, per alcune scene, di girato con un elevato numero di fotogrammi al secondo, che aumentano enormemente la definizione delle scene e la fluidità dei movimenti di macchina, con il rischio di creare un realismo eccessivo che può far risultare povero un set. Ma non è certo il caso dei sontuosi set virtuali di Avatar, lussureggianti nella natura quanto ricchi di movimenti di massa nelle scene di guerra. Peccato che le grandi battaglie, sempre girate con perfetta geometria da Cameron, siano tematicamente ognuna la fotocopia sbiadita della precedente.
Sebbene l'intento ecologista del regista sia nobile e di certo il suo mondo in fiamme abbia qualcosa da dire sul presente del nostro pianeta, sarebbe stato meglio che Avatar - La via dell'acqua e Avatar - Fuoco e cenere fossero rimasti un film solo, per sciogliere più agilmente un intreccio non così ispirato e anticipare le novità promesse dal prossimo capitolo. D'altra parte è possibilissimo che il botteghino dia, ancora una volta, ragione a James Cameron.
Avatar: Fuoco e Cenere è una grande esperienza cinematografica ed un sequel perfettamente riuscito, un’altra masterclass sul cinema digitale e una messinscena come sempre mozzafiato. James Cameron si riappropria con Avatar Fuoco e cenere della componente più dichiaratamente action della sua estetica, tra autocitazioni e un gusto per l’avventura che quasi più nessuno [...] Vai alla recensione »
“La saga di Avatar si è sviluppata gradualmente nel tempo, più come un’allegoria che come fantascienza”. A parlare è il regista James Cameron in un incontro a Los Angeles per la stampa internazionale. “Nel primo film abbiamo creato un mondo e una storia d’amore centrale abbastanza semplice, perché tutta l’attenzione era andata nel dare vita ai Na’vi e al loro ambiente, un mondo visivamente così fantastico che la trama doveva essere per forza molto concreta, legata alle dinamiche umane in cui tutti possiamo identificarci. Nel secondo film abbiamo reso la storia più complessa e aggiunto nuovi personaggi, e come ricorderete c’è stato un episodio tragico legato ad uno dei componenti della famiglia protagonista. Infine in Avatar: Fuoco e cenere abbiamo cercato di essere ancora più autentici e onesti, creando reazioni comprensibili da parte di personaggi fallibili, non come succede in certi film di cassetta in cui sono tutti supereroi. Anche perché è già difficile identificarsi con delle creature blu alte tre metri e con il naso, le orecchie e la coda da gatto (ride) ”.
In particolare è il personaggio di Neytiri quello che in Avatar: Fuoco e cenere affronta un viaggio emotivo profondo. “Il lutto che ha subito l’ha riempita di odio nei confronti degli esseri umani, rendendola di fatto razzista, e a farne le spese è Spider, che i suoi figli considerano come un fratello ma che lei vede come un pericolo per la sua gente”, continua il regista. “Neytiri dovrà imparare a vedere al di là del colore della pelle e a concentrarsi sulla bontà e i valori delle persone, a qualunque razza appartengano. Per fortuna ho potuto contare su un’attrice come Zoe Saldana, che interpreta Neytiri – e non mi dite che le dà solo la voce, perché la cattura della performance è una tecnica che richiede una grande professionalità da parte degli attori: non a caso nel cast di Avatar recitano ben due premi Oscar, Zoe e Kate Winslet, più la pluricandidata Sigourney Weaver, che interpreta il personaggio di Kiri. Anche il fatto che i Na’vi richiamino fisicamente gli attori che li interpretano è fondamentale per creare un’immedesimazione e un’empatia emotiva con personaggi crearti dalla pura fantasia visiva”.
Quanto all’ambiente naturale che la saga descrive, Cameron dice: “Abbiamo voluto restare fedeli a certe regole della biologia e dell’ecologia. Ad esempio, poiché il colore blu è infrequente in natura, abbiamo lasciato verde la foresta, rispettandone il colore reale. Però quella foresta diventa aliena e magica di notte grazie alla sua particolare luminescenza, perché volevamo anche creare un’atmosfera irreale, da sogno. Il fatto che la saga di Avatar abbia luogo su un pianeta remoto ci consente di affrontare temi che riguardano il pianeta Terra, in questo momento in cui l’odio e la violenza si stanno diffondendo più che in qualsiasi altro periodo io abbia vissuto: vediamo il diffondersi della sfiducia, dell’isolamento gli uni dagli altri, la mancanza di empatia verso il prossimo. Ma ambientando tutto questo su un pianeta immaginario non abbiamo dovuto affrontare nazionalismi, credenze religiose o tendenze politiche reali. Anche per questo i film di Avatar sono stati accolti e capiti in ogni parte del mondo, attraverso culture e linguaggi diversi.: l’ecosistema umano ed emotivo è universale”.
Avatar: Fuoco e cenere affronta di petto i temi dell’emigrazione e dei rifugiati. “I Sully sono una coppia mista, e sono stati dislocati con violenza, hanno i nemici umani alle calcagna, e si ritroveranno costretti ad affrontare altri mondi e altri popoli guerrieri per tenere insieme la propria famiglia. Chiunque sia stato costretto a lasciare la propria casa sa quanto sia emotivamente traumatico, sa cosa voglia dire sentirsi estraneo al proprio habitat. Nessuno dei Sully vive nel proprio ambiente di origine: Jake è per metà umano, Naytiri è una specie di gatto che ha imparato a trattenere il respiro sott’acqua, ma non è quello il suo elemento, Kiki è adottata. Tutti loro si domanderanno a un certo punto: “Dov’è la mia casa? A che genia appartengo?”, e dovranno lottare per guadagnarsi la permanenza nel luogo in cui vivono. Poi c’è Spider, un umano che vuole disperatamente diventare un Na’vi, al punto di dipingersi di blu e indossare una maschera che gli consente di respirare nel loro mondo, ed è accettato dai figli di Jake e Naytiri, anche se non da lei, perché come spesso succede l’odio si ferma nel passaggio da una generazione a quella successiva”.
A dispetto degli annunzi dell'epoca, ci sono voluti la bellezza di tre anni perché la seconda parte di Avatar - a questo punto il terzo capitolo del franchise che dovrebbe diventare una pentalogia - e cioè Avatar: Fuoco e cenere, ha potuto finalmente vedere la luce schermica. Qualcuno aveva avanzato il sospetto che sarebbe stato meglio se fosse stato un solo film insieme a Avatar 2 - Le vie dell'acqua(2022) [...] Vai alla recensione »
Avatar - La via dell'acqua (2022)