Il testamento di Ann Lee

Film 2025 | Drammatico, Musical, 130 min.

Regia di Mona Fastvold. Un film con Amanda Seyfried, Lewis Pullman, Thomasin McKenzie, Matthew Beard, Christopher Abbott. Cast completo Titolo originale: The Testament of Ann Lee. Genere Drammatico, Musical, - Gran Bretagna, 2025, durata 130 minuti. Uscita cinema giovedì 12 marzo 2026 distribuito da Walt Disney. - MYmonetro 2,39 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 3 marzo 2026

Un musical su Ann Lee, la leader fondatrice dello Shaker Movement, proclamata dai suoi seguaci come il Cristo donna. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a Spirit Awards, Al Box Office Usa Il testamento di Ann Lee ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 2,5 milioni di dollari e 111 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato nì!
2,39/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,28
PUBBLICO
CONSIGLIATO NÌ
Fra parabola e musical, un film ammirevole dal grande impatto visivo.
Recensione di Paola Casella
lunedì 1 settembre 2025
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Manchester, 1736. Ann Lee nasce in una famiglia numerosa e poverissima, animata da una convinta fede religiosa. La sua devozione farà di lei la fondatrice della comunità degli Shaker, che dall'Inghilterra avrà proseliti nel New England americano: una comunità basata sul duro lavoro, l'artigianato di qualità, e la totale rinuncia a qualunque forma di violenza.

Dopo aver subìto a lungo gli appetiti sessuali del marito, che non si preoccupa minimamente della soddisfazione della moglie, e dopo aver perso quattro figli nel loro primo anno di vita, Ann Lee impone a se stessa e alla comunità la castità assoluta e si immola definitivamente al ruolo di leader spirituale, guidando gli Shaker verso la costruzione di villaggi dedicati alla loro fede, spesso osteggiati dalle comunità locali. E non saranno pochi quelli che, temendo il suo potere, la accuseranno di stregoneria.

Alla sua terza opera dopo The Sleepwalker e Il mondo che verrà, la regista e sceneggiatrice norvegese naturalizzata americana Mona Fastvold racconta come la comunità Shaker veicolasse emozioni e sofferenze attraverso il canto e il ballo (il termine "shaker" si riferisce proprio alla scuotersi, quasi come tarantolati, dei suoi adepti).

E dunque appare consona la sua scelta di fare di Il testamento di Ann Lee, scritto insieme al marito regista-sceneggiatore Brady Corbet, un musical, e di suddividere la narrazione in canti. Ma qui non siamo in zona La La Land, perché i balli e le canzoni di Il testamento di Ann Lee non hanno nulla di leggero o di "entertaining": si basano su gesti ripetitivi ed energici e lamentazioni ossessive, adeguati ad un fervore religioso fondamentalista ai limiti del fanatismo. La messa in scena dei numeri musicali è dunque allo stesso tempo ammirevole, per la potenza visiva e muscolare che rimanda a Rembrandt o a Michelangelo, ed estenuante, per la ripetitività insistita e il fervore medianico che li anima.

In questo senso l'ossessività di Ann Lee, nata dal dolore e da un'esigenza di conquista della morte (oltre che apparentemente da un'ambizione di immortalità personale), fa il paio con quella dell'architetto protagonista di The Brutalist, e ha una simile componente autolesionista. Anche la ricostruzione storica è filtrata da una vocazione al martirio che pare appartenere a Fastvold e Corbin come autori, ed è filtrata attraverso la sensibilità artistica di una regista che tende ad esprimersi sopra le righe. Fastvold non concede alla sua storia (e agli spettatori) neppure un momento di sollievo, magari in forma di ironia, per tema di farne una parodia delegittimante della comunità Shaker.

Ma siamo ben lontani dalla tenerezza che Peter Weir aveva riservato agli Amish, "cugini" ideologici degli Shaker, in Witness - Il testimone: impossibile non accostare la scena della costruzione delle magnifiche case di legno di Il testamento di Ann Lee a quella del film di Weir, il cui commento musicale era tanto entusiasmante quanto quello del film di Fastvold è opprimente.

Fra biopic e dramma storico, fra parabola e musical, Il testamento di Ann Lee è uno strano oggetto filmico di cui è impossibile ignorare il grande impatto visivo, ma è altrettanto difficile individuare il punto di vista dell'autrice, che sembra allineare episodi della vita della predicatrice senza fornire una vera chiave di lettura alla sua storia. Gli accenni all'ostilità della società Settecentesca nei confronti di una donna che osa mettersi a capo di una comunità religiosa e che proclama che "Dio deve essere sia maschio che femmina" sono frequenti, ma non si può nemmeno dire che sia quella l'angolazione scelta da Fastvold, che preferisce concentrarsi sul furore messianico della protagonista più che sulle sue motivazioni più profonde.

La regista finisce per cadere nel loop in cui sembra imprigionata la stessa Ann Lee: un'autoflagellazione senza uno scopo chiaro, se non quello di completare l'evangelizzazione radicale dei suoi seguaci e di riconoscere nella sofferenza il centro dell'esperienza umana. Quello di Ann Lee, più che il testamento, appare dunque come il calvario, ed è un calvario nel cui anche il pubblico è chiamato ad entrare, senza possibilità né di simpatizzare con la sua unicità in quanto profetessa né dissociarsi dalla sua ossessione con l'"esteriorizzare il proprio marciume". In questa mancanza di sfumature ontologiche per privilegiare una raffigurazione carnale e sanguigna, Il testamento di Ann Lee rimanda più a The Passion che a Jesus Christ Superstar: insistito nel suo calvinismo punitivo, quasi compiaciuto nella sua raffigurazione del furore messianico della protagonista.

L'intera storia si gioca sui corpi, in particolare quello morbido e sensuale - ma anche capace di matericità sofferta - di Amanda Seyfried, che ribalta metacinematograficamente la sua immagine nel musical Mamma Mia, dove incarnava la solarità e la gioia di vivere, per trasformarsi in una martire oscura, una mater dolorosa senza essere mai stata madre biologica. Accanto a lei un cast di ottimi attori e performer musicali come Thomasin McKenzie, Stacy Martin, Tim Blake Nelson e Lewis Pullman (figlio di Bill) nei panni di William, il fratello (gay?) di Ann. Ma a sollevare questa storia dalla mono-tonia (nel senso di insistenza su una nota sola) manca una chiave interpretativa personale che ci faccia capire che cosa Mona Fastvold volesse comunicare attraverso il suo mirabile allestimento.

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Cristo tornerà, e sarà donna: come può Dio essere di un genere ed escludere l'altro? A pensarlo erano i quaccheri Shakers, la cui profetessa Ann Lee il film segue lungo il Settecento da Manchester al nord America, nel suo tentativo di fondare una nuova comunità utopica. Mona Fastvold rinuncia a qualunque distanza e si immerge nella ricostruzione storica (di imponente estensione e puntiglioso dettaglio [...] Vai alla recensione »

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