| Titolo originale | Without Blood |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Angelina Jolie |
| Attori | Salma Hayek, Demián Bichir, Juan Minujín, Andrés Delgado, Nika Perrone Simon Rizzoni, Jorge Antonio Guerrero, Alfredo Herrera, Bernardo Tuccillo, Patricio José, Juan Carlos Huguenin, Benjamin Jr. Vasquez Barcellano. |
| Uscita | giovedì 10 aprile 2025 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| MYmonetro | 1,95 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 8 aprile 2025
Una fiaba indimenticabile, ambientata all'indomani di un generico conflitto, che esplora le verità universali sulla guerra, il trauma, la memoria e la guarigione. In Italia al Box Office Senza Sangue ha incassato 29,3 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Da qualche parte nel mondo e alla fine di una guerra mai precisata, un uomo è assediato. Un pugno di criminali, con le armi e le loro ragioni, come se avessero bisogno di una ragione per uccidere, avanza verso una fattoria isolata. Riparato in casa, Manuel Roca nasconde la sua bambina sotto le assi del pavimento e chiede al figlio maggiore di trovare un rifugio sicuro. Ma il destino, armato fino ai denti, ha la meglio su di lui e sul suo ragazzo. Nina, scoperta e subito nascosta ai compari dal giovane Tito, è l'unica sopravvissuta al massacro. Anni dopo, una donna matura si presenta da Tito, che ha sepolto le armi e gestisce un chiosco di giornali. Due tè e diverse sigarette dopo, Nina e Tito faranno i conti col loro passato.
Come accoglieremmo Without Blood se non conoscessimo il nome della sua autrice?
Guardando questo film, e quelli che lo hanno preceduto, opere che descrivono senza ellissi le atrocità commesse durante la guerra in Bosnia (Nella terra del sangue e del miele) o i santi martiri della Seconda Guerra Mondiale (Unbroken), difficilmente lo attribuiremmo a una superstar dell'industria dello spettacolo. Una diva ipnotica e irreale, una creatura dal volto quasi fotocomposto, un (s)oggetto non identificato nonostante sia stato studiato, commentato, dissezionato. Così altrove che si rimane quasi sorpresi quando inizia a parlare, dunque Angelina Jolie esiste e vuole comprendere la vita mortale. È la sua ossessione, mascherata dietro la diva del cinema, la famiglia che formava con Brad Pitt e i loro sei figli, le copertine glamour delle riviste e i deliri dei tabloid. Una missione che i comunicati stampa delle Nazioni Unite, che tracciano i suoi viaggi, non necessariamente rivelano. Impegnata da sempre ai quattro angoli del mondo, tra rifugiati, zone di conflitto e crimini contro l'umanità, sceglie di nuovo la guerra, quella imprecisata del romanzo omonimo di Alessandro Baricco, un testo che spara a vista, almeno nel primo movimento, e quella interiore di un uomo e una donna spezzati e alla ricerca del pezzo mancante. Come nei suoi debutti, dove raccontava la guerra in Bosnia-Erzegovina alla luce della relazione sentimentale tra un soldato serbo e una prigioniera bosniaca, Angelina Jolie rivisita la Storia, attraverso un destino individuale, un racconto edificante messo in scena secondo i codici più standard del genere. Ma la guerra che orchestra questa volta è una finzione e vale tutte le guerre del mondo. Vale la familiare follia della guerra in tutta la sua sterilità: la retorica idealista di chi uccide per le idee e quella fredda e calcolatrice di chi uccide per vendetta.
Siamo in montagna o forse in campagna, i nomi hanno una connotazione ispanica, ma il teatro dell'azione potrebbe trovarsi in qualsiasi deserto del mondo, un luogo sperduto o vicino a terre abitate e cariche di storia come un fucile. Tra western e polar, regolamento di conti ed epurazione, si consuma una tragedia e si sviluppa un duello dialettico 'anemico' come suggerisce il titolo. Un disturbo, una riduzione patologica che toglie ossigeno al 'tessuto' delle parti. Le premesse sono promettenti, la prosa di Baricco, un cast ispirato (Salma Hayek e Demián Bichir), il destino fuori norma di una donna e un debutto che mette a ferro e fuoco la vita della protagonista. Poi il film sprofonda in un torpore confidenziale, si allenta fino all'inerzia a cui lo spettatore finisce per arrendersi, in attesa di una risoluzione rimandata e lasciata fuori campo. Se il senso del romanzo è altrove, "Senza sangue" è il libro di uno scrittore, un esercizio di scrittura su una storia, quella di un'infanzia che ti lascia in frantumi, l'adattamento di Angelina Jolie è un dramma 'da caffè' quasi toccante nella sua naïveté. Lontano dal romanzesco disparato delle sue opere precedenti, Without Blood ricorre all'artiglieria pesante soltanto al principio, poi cede all'invenzione di un sentimento nuovo tra l'amore e il perdono, la vendetta e la pietà, lo scoramento e la gratitudine, sensazioni che non hanno ancora un nome e che solo un vero scrittore può evocare come scintille sulla punta delle dita. Sullo schermo flirtano invece con l'atonia depressiva e l'ambizione sempre didattica dell'attrice, che ha immaginato le pagine di Baricco come una successione di vignette, atteggiamenti, posture, sigarette accese e spente, campi e controcampi. Nessun colpo di scena, nessuna scossa a scuotere la superficie liscia. Anche se i dialoghi ripetono alla lettera passaggi del romanzo, le esigenze dell'adattamento accelerano la storia a scapito della profondità e dell'ambiguità dei personaggi. Mancando la sostanza, il film affonda nel decorativo: bicchieri, portacenere fumante, pizzi, altalene, dettagli anatomici trafitti da un raggio di sole, ed è subito manierismo. Daccapo, dato un soggetto (una donna in cerca della sua vendetta e un uomo in attesa di subirla), un luogo isolato (una fattoria in fiamme) e un'epoca (imprecisata e ossessionata da una portasigarette vintage), Angelina Jolie struttura il suo film come un personaggio che cammina lungo un corridoio di porte da aprire una ad una. Qualche volta spinge porte già aperte e inciampa nella patinatura, rivelando in fondo a una tazza il senso di tutte le informazioni che prima erano destinate a creare il mistero. Se Baricco è un seduttore, i suoi libri sono piccoli oggetti d'arte finemente lavorati, lucidati come gioielli, Jolie è un'ambasciatrice di buona volontà, l'icona della febbre umanitaria contratta dalle star del cinema mondiale, che si concedono progetti dove la vanità fa rima con libertà.
Cinema! Ovvero la filantropia e l’impegno per le nazioni unite realizzati con altri mezzi. Perché questo è il “cinema” della casta diva e "ambasciatrice di buona volontà" per l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati Angelina Jolie. Nobile intento ma col cinema che ci azzecca?Mi verrebbe da dire.
Ho appena finito di rileggere il romanzo di Baricco. Che trasposizione meravigliosa ne ha fatto Angelina! Il film è perfetto, come il libro
Torno adesso dalla visione di questo film bellissimo, recitato meravigliosamente, profondo, perfetto e fedele nel ricreare le pagine e lo spirito del romanzo di Baricco. E allora, ancora incredula che una pellicola così sia stata da voi presentata con il titolo: "Angelina Jolie adatta Baricco in un dramma da caffè che affonda nella sua mancanza di sostanza", vi rifaccio la domanda: [...] Vai alla recensione »
"Jolie ? un'ambasciatrice di buona volont?, l'icona della febbre umanitaria contratta dalle star del cinema mondiale, che si concedono progetti dove la vanit? fa rima con libert?"Questa proprio te la potevi risparmiare...
https://www.unhcr.org/publications/angelina-jolies-unhcr-missions
Non ho ancora visto il film, ma ho letto il romanzo di Baricco e ascoltato in varie occasioni i complimenti che l'autore ha rivolto ad Angelina per la sua trasposizione cinematografica del libro, da lui definita praticamente perfetta.Poco fa ho letto questa ottima recensione che riporto nel link sotto e mi permetto di chiedere: "Ma avete visto lo stesso film?"https://tg24.
Un lungo dialogo, una confessione, una possibile vendetta. Sembra avere quasi una traccia noir l'incontro tra Nina e Tito, la vittima e il carnefice. Avviene molti anni dopo un tragico episodio, quello in cui il padre, il medico Manuel Roca, e il fratello della donna sono stati barbaramente uccisi da uomini armati che si sono introdotti nella loro fattoria isolata.
Dal romanzo di Alessandro Baricco, periodo astratto. Per distinguere queste poche pagine dall'elaborata costruzione di "Oceano Mare" e dalla vitalità di "Castelli di rabbia". "Senza sangue" racconta una guerra senza none, in un paesaggio senza nome, tra nazioni senza nome. Forse è solo una faida tra famiglie, di cui non sappiamo niente. Il che pone qualche problema: la guerra è brutta e cattiva, la [...] Vai alla recensione »
Innamoratasi del romanzo «Senza sangue» di Alessandro Baricco, Angelina Jolie ne ha acquistato i diritti cinematografici nel 2017, proprio mentre le sale accoglievano «Prima hanno ucciso mio padre», sua quinta regia. Si è poi presa del tempo, tra una interpretazione e l'altra, per ricavarne una sceneggiatura e dirigerlo, scegliendo la Basilicata per gli esterni.
La diva Jolie porta sullo schermo la trasposizione del racconto di Baricco che ha un antefatto, sicari che vogliono vendicarsi di un'atrocità commessa in una guerra qualsiasi, e, molti anni dopo, l'incontro tra la vittima sopravvissuta e il carnefice. È il dualismo di pietas e vendetta, dolore e redenzione, che percorre le pagine e la vicenda filmica, ed è la condanna della violenza che accompagna [...] Vai alla recensione »
Come regista Jolie (una delle poche star di Hollywood a schierarsi con la causa palestinese) si è già cimentata con la guerra in Bosnia (Nella terra del sangue e del miele) e con la guerra civile cambogiana (Per primo hanno ucciso mio padre). In Senza sangue si confronta con il romanzo ostinatamente vago di Alessandro Baricco sui traumi di un conflitto non meglio identificato.
Nina era solo una bambina quando è stata testimone del massacro del padre e del fratello, e per questo viene risparmiata da uno dei tre killer. Molti anni dopo, ormai donna (Salma Hayek), fa i conti al tavolo di un caffè con l'uomo che le ha salvato la vita. Sesto film da regista di Angelina Jolie e tratto dall'omonimo romanzo di Alessandro Baricco, Senza sangue chiude la quadrilogia che l'attrice [...] Vai alla recensione »
Nina è l'unica reduce dell'eccidio del- la sua famiglia. Siamo in un Messico forse inesistente ma la protagonista e l'assassino si ritroveranno faccia a faccia dopo decenni per fare i conti con il passato. Non è l'originalità del- la trama a dare i maggiori meriti ad Angelina Jolie che ha adattato un romanzo di Baricco al grande schermo, ma la capacità di raccontare le ossessioni.
Tratto dall'omonimo romanzo di Alessandro Baricco, pubblicato da Rizzoli nel 2002, Senza sangue (Without Blood, 2024) è il sesto lungometraggio da regista di Angelina Jolie. E anche in questa pellicola si riscontrano gli usuali pregi e difetti. Le qualità sono il coraggio registico della Jolie, che sceglie storie stratificate e sfondi storici complessi, mentre le imperfezioni si individuano nella resa [...] Vai alla recensione »
Un tempo e un luogo indefiniti. In una sperduta fattoria in mezzo ai campi di grano, un padre e i suoi due suoi figli vengono assediati da due uomini. Con loro c'è anche Tito, più giovane e meno abituato alla violenza. La guerra è finita ma la vendetta non segue le leggi belliche. Padre e figlio vengono trucidati, mentre la piccola Nina, nascosta sotto le assi del pavimento, pur notata da Tito, viene [...] Vai alla recensione »
Per la sesta volta Angelina, già incerta e ambiziosa in Unbroken e By the sea, siede dietro la cinepresa, più di prima con una vicenda che, al contrario del titolo, esordisce piena di sangue, una strage su cui devono fare i conti i due sopravvissuti. Ambientazione indefinita, un duello zigano al profumo di flamenco, attori/star (Hayek) spronati a sognare l'Oscar, un romanzo italiano, di Baricco, come [...] Vai alla recensione »
Ci sono film il cui destino viene condizionato dall'accoglienza della critica, una ricezione alle volte in bianco e nero, senza sfumature di grigio; è il caso dell'ultimo lavoro di Angelina Jolie da regista, un film che presenta sicuramente delle imperfezioni e non verrà ricordato tra i più brillanti dell'ultimo anno, ma che ha degli spunti interessanti.
Pablo Larraìn, nel suo "Maria", l'ha letteralmente riportata alla ribalta in un momento in cui la sua carriera andava a rilento, messa in secondo piano dalla sfibrante, strombazzatissima causa di divorzio intentata contro Brad Pitt e dalle sue iniziative benefiche. Dopo aver trovato nella Callas uno dei ruoli più soddisfacenti della sua filmografia, Angelina Jolie si piazza per la quinta volta dietro [...] Vai alla recensione »
Immaginiamo un piano cartesiano per i nostri registi-attori (o attori-registi). Quadrante in alto a destra: grandi autori che sono anche fantastici interpreti. Esempi: Von Stroheim, Welles, Germi. Sempre sulla destra, ma in basso: registi meravigliosi che come attori non sono granché. Qualcuno ci piazzerebbe Tarantino, qualche filisteo persino Clint Eastwood.
La filmografia dell'Angelina Jolie regista sembra esistere per provocare chi ritiene il cinema hollywoodiano inadatto a raccontare la Storia e veicolare messaggi politici. Da quel lato - dice l'adagio - può venire solo il racconto dei singoli, non dei contesti. Solo i sentimenti privati, non gli afflati collettivi. Il suo cinema vive tutto in questa dialettica, ed è interessante proprio in quanto [...] Vai alla recensione »