| Titolo originale | La Cocina |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 139 minuti |
| Regia di | Alonso Ruizpalacios |
| Attori | Raúl Briones, Rooney Mara, James Waterston, Oded Fehr, John Pyper Ferguson Laura Gómez, Spenser Granese, Finnerty Steeves, Lee R. Sellars, Leo James Davis, Kerry Ardra, Motell Gyn Foster, Diana Elynel, Mai Elissalt, Shavanna Calder, Eduardo Olmos, Soundos Mosbah, Esteban Caicedo, Bernardo Velasco, Nebli Basani. |
| Uscita | giovedì 5 giugno 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| MYmonetro | 3,50 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 9 giugno 2025
Varie storie all'interno di un ristorante di New York nel quale varie culture si mescolano. Il film ha ottenuto 2 candidature a Spirit Awards, Aragoste a Manhattan è 104° in classifica al Box Office. martedì 3 marzo ha incassato € 321,00 e registrato 28.601 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Al The Grill, ristorante iperfrequentato di New York, lavora una moltitudine di persone, tra cucina, sala e uffici. Ognuno con i suoi problemi, ognuno con le sue isterie. Tra di loro ci sono Estela, che trova un posto di lavoro. Julia, che dovrà prendere una decisione importante e Pedro, a cui l'esperienza di cuoco cambierà per sempre la vita.
Il primo merito del nuovo film di Alonso Ruizpalacios è ricordarci cosa sia davvero una cucina di un ristorante, al netto della rappresentazione idealizzata di certe pellicole patinate di successo.
Ovvero un microcosmo fatto di profumi, sapori, vapori, rumori, e prima ancora esseri umani. Un'umanità variegata, composta da persone di genere, culture, età e provenienze diverse, costretta a muoversi in un unico luogo secondo una gerarchia rigida, per nulla democratica, con turni di lavoro massacranti e ritmi indiavolati per soddisfare le innumerevoli pretese dei clienti. È su questo microcosmo che si concentra il film, mettendo in risalto sullo schermo tutto ciò che si cela dietro e durante la preparazione di un piatto. Non è tanto il cibo a interessare il regista, quanto gli incontri e scontri esplosivi tra chi lo cucina, il confronto acceso al limite della rissa tra lavoratori immigrati e sfruttati, sfiniti da un andirivieni incessante di richieste.
Sembra una commedia che cavalca il trend dei film sulla cucina, dal tenero Ratatouille al crudele The Menu, in realtà La Cocina si rivela un film profondamente politico e in questo suo spessore narrativo si fa interessante, in quanto metafora eclatante dello sfruttamento del sistema capitalistico sui lavoratori (specie immigrati), della prevaricazione dei potenti sui più deboli, della sopraffazione della classe dei privilegiati (i clienti, come i manager del ristorante) su quella dei lavoratori svuotati di sogni e di energia vitale.
Va letta in questo senso la grottesca sequenza finale, un memorabile pianosequenza fracassone sull'implosione di un uomo, fatto a pezzi da una vita problematica e frenetica, spesa nell'entropia di relazioni di una cucina che è terra tutti e di nessuno. L'accostamento alla pluripremiata serie The Bear è comprensibile e opportuno, ma in questo film il passo narrativo è notevolmente più pigiato sull'acceleratore della politica e nella ricerca di uno smaccato realismo nel rappresentare una babele di lingue, insulti, sigarette consumate, risate e discussioni anche feroci. Colpisce la caratterizzazione approfondita dei personaggi, specie dei due personaggi cruciali Julia e Pedro, una cameriera gringa e un cuoco irregolare messicano.
Due instancabili lavoratori del The Grill, ma anche due amanti che si scambiano passioni, sogni e segreti in una cella frigorifera. Li interpretano Rooney Mara e Raul Briones, quest'ultimo in una performance memorabile che è metafora anch'essa del talento frustrato, mai valorizzato e portato all'esasperazione. Il film manda in frantumi l'utopia di un futuro migliore per tutti, quell'american dream tradito dalla realtà di tutti i giorni, eppure cullato nel cuore di tutti quei self made men che approdano ogni giorno in America in cerca di accoglienza e progresso e si ritrovano invece sbattuti tra pentole, umiliazioni e volgarità. L'uso del bianco e nero è funzionale a raccontare questa fiaba nera insieme grottesca e disperante, tratta non a caso dalla pièce di Arnold Weskerz di cui eredita tutto l'impianto e l'impatto teatrale.
Tratto dalla pièce teatrale di Arnold Weskerz. In un megaristorante newyorkese il personale di cucina è composto in gran parte da neri, ispanici, arabi e qualche yankee di scarse prospettive. Alla fine di una giornata di lavoro il responsabile si accorge che c’è un ammanco di circa 800 dollari. Di conseguenza parte subito la caccia al ladro all’interno del locale.
Aragoste a Manhattan del messicano Alonso Ruizpalacios arriva in sala dopo il passaggio in Concorso alla Berlinale 2024 e l'esordio italiano lo scorso marzo al Festival del cinema Africano, d'Asia e America Latina di Milano. Per chi frequenta le cinematografie più lontane il nome del regista è legato soprattutto a Gueros, il suo esordio nel lungometraggio del 2014, la storia di una odissea di due fratelli [...] Vai alla recensione »