| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Olivier Assayas |
| Attori | Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Micha Lescot, Nine d'Urso, Maud Wyler Dominique Reymond, Magdalena Lafont. |
| Tag | Da vedere 2024 |
| MYmonetro | 3,32 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 18 febbraio 2024
La pandemia è agli inizi. Una coppia di fratelli, Etienne e Paul, si rifugia nella casa di campagna dei genitori per isolarsi assieme alle rispettive compagne.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nell'aprile 2020, la pandemia è ancora agli inizi e la Francia è in lockdown. Una coppia di fratelli, Etienne e Paul, si rifugia nella casa di campagna dei genitori per isolarsi assieme alle rispettive compagne, Carole e Morgane. Insieme cucinano, fanno lunghe passeggiate e bisticciano sui protocolli di sicurezza e sullo shopping online. Soprattutto Paul, regista di cinema, vive con grande intensità il rapporto con la casa e con il ricordo dell'infanzia, in un ambiente che è sospeso nel tempo come all'epoca di quando era ragazzo.
Come già successo a Bertrand Bonello con Coma, un altro grande autore francese contemporaneo come Olivier Assayas decide di tornare sull'esperienza della pandemia e del lockdown, stavolta con un focus su se stesso piuttosto che sulla figlia.
Il sempre delizioso Vincent Macaigne diventa infatti alter ego del regista di Personal shopper, con le due figure che si mescolano tra imitazione, voce-over e il riflesso del personaggio di Etienne, che sembra anche lui contenere in forma "esternalizzata" qualcosa di Assayas.
Il risultato è una piacevole commedia autobiografica che da un lato cattura bene tutti i riti collettivi e le paure di quei primi mesi di pandemia, con ortaggi da lasciare in cortile per quattro ore a decontaminarsi e un'abbondanza di videochiamate. Dall'altro, rimanendo pur sempre il parto di una mente raffinata come Assayas, il film sembra ossessionato dalla permanenza visiva dei luoghi, dalla pittura figurativa e la sua capacità di imprimersi su un paesaggio meglio ancora di quanto possa fare il cinema.
Un ritorno al passato nell'arte che d'altronde fa il paio con il ritorno al passato personale di Paul, risucchiato in un gorgo gravitazionale dai fantasmi delle generazioni che lo hanno preceduto. Hors du temps è anche una rivisitazione di L'heure d'été, una delle sue opere più riuscite, in cui però la componente autobiografica era sporcata da interferenze letterarie. Stavolta il canale aperto col suo trascorso personale è più limpido e anche più pacato, perfino inconsistente, in un film-curiosità che sarà imprescindibile per i fan del regista ma forse fuori tempo per tutti gli altri. E, senza dubbio, Assayas di questo sarà contento.
Hors du temps, dice il titolo originale: fuori tempo. Eppure dentro una casa, l'ennesima nella filmografia di Assayas, che da sempre cerca un equilibrio tra la fuga e la ribellione (nei film sulla giovinezza: Désordre, L'eau froide, Qualcosa nell'aria) e il legame con la famiglia e il passato (al centro di Les destinées sentimentales, Ore d'estate, Personal Shopper).