| Titolo originale | I Care a Lot |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | J Blakeson |
| Attori | Eiza González, Rosamund Pike, Peter Dinklage, Dianne Wiest, Chris Messina Nicholas Logan, Kevin McCormick (II), Isiah Whitlock jr., Macon Blair, Alicia Witt, Damian Young, Liz Eng, Celeste Oliva, Georgia Lyman, Moira Driscoll, Gary Tanguay, Lizzie Short, Michael Malvesti, Chris Everett, Danny Schoch, Ava Gaudet, Evelyn Howe, Roger Dillingham Jr, Anthony Hoang, Jose Guns Alves, Ralph Ayala, Kevin Fennessy, Daniel Washington, Kelli LaVita, David Gomes, Chad Knorr. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 2,95 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 29 gennaio 2021
Due donne cercano di truffare un'anziana signora ma non sanno tutto della sua storia. Ha vinto un premio ai Golden Globes,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Marla Grayson è una tutrice legale che sfrutta il proprio ruolo per rinchiudere in case di cura decine di anziani non autosufficienti, per poi appropriarsi dei loro averi e resistere alle denunce dei loro parenti. Aggressiva e spietata, spalleggiata dalla compagna Fran e dalla complicità di medici e dirigenti ospedalieri, Marla trova la perfetta preda da spolpare nell'anziana Jennifer, ricca signora all'apparenza senza parenti. Dopo aver raggirato la povera donna, però, scoprirà a proprie spese di aver truffato la persona sbagliata ed entrerà in incubo di vendette e ritorsioni. Tenace e indistruttibile, Marla saprà anche questa volta rivoltare la situazione a proprio favore...
Rosamund Pike in un ruolo sgradevole e provocatorio è la protagonista di un thriller giocato sulla mancanza d'empatia dei personaggi e sull'impossibilità dello spettatore di aderire alle loro azioni.
I Care a Lot, cioè «ci tengo molto», è il motto di Marla Greyson. Lei, Marla, tiene ai suoi pazienti, alle persone anziane di cui si assume la tutela, alle famiglie che raggira e poi riduce al silenzio sfruttando la complicità dei giudici e prima ancora gli spazi lasciati liberi dai buchi legislativi. Marla è dalla parte della legge, un mostro generato dal sistema e per questo un personaggio tanto sgradevole quanto cinematograficamente forte.
Il film dell'inglese J Blakeson, già fattosi notare con La scomparsa di Alice Creed, non è però un legal thriller sulla corruzione della sanità americana. In perfetta sintonia coi tempi che viviamo (pensiamoci: negli anni '80 e '90 il soggetto e la protagonista sarebbe stati perfetti per un giallo a trama giudiziaria con scena madre in tribunale) I Care a Lot è piuttosto un ritratto psicologico a tinte surreali che sfrutta le reazioni quasi inconsce dello spettatore di fronte a una figura femminile senza scrupoli e palesemente indifferente a ogni questione morale.
Marla Greyson è una leonessa, lo dice di sé nella prima sequenza: si veste in modo austero ed elegantissimo; ha un piglio autorevole ed autoritario; in tribunale sa essere accondiscendente e amorevole; è lesbica, insensibile, inscalfibile, consapevole di doversi muovere come una predatrice in un mondo di uomini che la giudicano per il suo genere e per questo credono di surclassarla. Una figura ingombrante, dunque, con cui è inevitabile (e giusto) fare i conti, e di fronte alla quale la sceneggiatura dello stesso regista fa di tutto per scatenare nello spettatore reazioni istintive di rifiuto, spingendo sul paradosso di una trama congegnata per rendere insopportabili le continue "conquiste" e vittorie della protagonista.
Seguendo la strada tracciata da L'amore bugiardo di Fincher, I Care a Lot mette in scena in maniera più superficiale e divertita la forza dirompente del femminile in un mondo gestito dagli uomini (dove le donne hanno al massimo un ruolo di madri), ricorrendo alla stessa interprete, la formidabile Rosamund Pike, per costruire un'eroina capace di mandare in corto circuito i meccanismi d'adesione ed empatia. E trova per questo una forza e un'attualità innegabili.
Con astuta manipolazione di scrittura, poi, la facilità con cui si rifiuta di parteggiare per un personaggio come Marla Greyson nel corso del film è messa in crisi dal confronto, non con uomini e donne comuni truffati e per questo avvicinabili allo stesso spettatore, ma con nemici simili a lei, se non peggiori, inscenando un gioco al massacro dai toni sempre più grotteschi (a cui contribuisce il mefistofelico Peter Dinklage, mentre Diane Wiest ha un ruolo poco più che di contorno) e insieme macchinosi.
Se I Care a Lot ha un difetto, non è tanto la prevedibilità (anche il finale a sorpresa è in realtà facile da intuire), ma la sua palese programmaticità: a Blakeson interessa la sua figura bigger than life, con le sue motivazioni credibili ed esplicative (avidità capitalista, revanscismo femminista, necessità d'imporsi sugli altri) e il mondo disumano e indifferente in cui si muove da padrona.
L'ironia è un aspetto fondamentale di questa rappresentazione dai toni accessi ed eccitati (con punte nell'action e nel revenge movie), ma come il resto finisce per risultare ridondante, come se l'innegabile abilità di scrittura di Blakeson e la prova formidabile della sua interprete, il loro divertimento e pure il loro cinismo, finissero per eccedere e rendere tutto sommato innocuo il film.
Un'ottima Rosamunde Pike interpreta Marla Grayson, una tutrice legale con metodi e intenti davvero poco ortodossi. Cinica, ambiziosa e senza etica, con la complicità di una dottoressa e di un direttore sanitario, Marla fa dichiarare gli anziani incapaci di intendere e di volere, li fa chiudere in una casa di cura e poi ne gestisce il patrimonio.
Ci sono tre britannici che hanno fatto un film sull'America, la società americana e la degenerazione dell'etica americana. Sono Rosamund Pike, Peter Dinklage e a scrivere e dirigere J Blakeson, il risultato si intitola I Care a Lot e mescola un po' di crimine a un po' di gangster ad un po' di umorismo con la sfacciataggine e la noncuranza di Martin McDonagh (In Bruges, Tre manifesti ad Ebbing, Missouri) [...] Vai alla recensione »