| Titolo internazionale | Piranhas |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Claudio Giovannesi |
| Attori | Francesco Di Napoli, Artem Tkachuk, Alfredo Turitto, Viviana Aprea, Valentina Vannino, Pasquale Marotta, Luca Nacarlo, Carmine Pizzo, Ciro Pellecchia, Ciro Vecchione, Mattia Piano Del Balzo, Aniello Arena Roberto Carrano, Adam Jendoubi, Renato Carpentieri. |
| Uscita | mercoledì 13 febbraio 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,63 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 febbraio 2019
Ragazzini allo sbando in una realtà che sembra non lasciare scampo. L'obiettivo è avere soldi e potere. Il film ha ottenuto 8 candidature ai Nastri d'Argento, 3 candidature a David di Donatello, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office La paranza dei bambini ha incassato 1,8 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Napoli 2018. Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O'Russ, Briatò vogliono diventare ricchi alla svelta, comprare abiti firmati e motorini nuovi. In particolare Nicola, la cui madre gestisce una piccola tintoria non resiste alla tentazione di entrare a far parte di una 'famiglia' camorrista. Il furto di una pistola lo fa sentire più uomo anche nei confronti di Letizia che gli è entrata nel cuore al primo incontro. In poco tempo diventa il capo del suo gruppo. Nicola ha 15 anni.
La dedica con cui Roberto Saviano apre il romanzo omonimo da cui è tratto il film da lui cosceneggiato è: "Ai morti colpevoli. Alla loro innocenza". Non si riferisce ovviamente ai camorristi che ha sempre combattuto a rischio della propria incolumità ma a quei ragazzini la cui innocenza viene compromessa dai modelli negativi che li circondano.
Saviano non poteva trovare migliore interprete di questa innocenza di Claudio Giovannesi la cui filmografia è tutta incentrata su quella dualità osservata con amore e con quella compassione priva di pietismo che risale all'etimologia del vocabolo latino: 'patire con'. L'aver trovato poi nel giovane pasticcere Francesco Di Napoli lo sguardo giusto per reggere, anche nei primissimi piani, questa intenzione ha chiuso il cerchio.
Napoli è teatro della vicenda ma non è quella di Gomorra. Se la serie televisiva di straordinario successo planetario ha le caratteristiche del noir qui sono l'osservazione dei personaggi, il mutare della psicologia di Nicola ad essere al centro dell'attenzione. Lui, che ha assistito alla prevaricazione della richiesta del pizzo a sua madre, si ritrova ad andarlo a sua volta ad esigere in altro contesto salvo poi coltivare il pensiero di poter fare giustizia eliminandolo nelle aree che ritiene di controllare. Da quando ha un'arma pensa di poter ripristinare, attraverso quel possesso illegale, proprio giustizia e legalità nel suo mondo.
Se Novalis, citato in preapertura del romanzo, affermava "Dove ci sono bambini c'è un'età dell'oro" Giovannesi e Saviano ci ammoniscono su come sia facile sperperare quel capitale umano. Non solo a Napoli, dove i motorini sfrecciano e le pallottole ci mettono un attimo a falciare vite, ma in tutte le periferie del mondo in cui la cultura è assente oppure si presenta come una casa in cui entrare in punta di piedi ma solo per sentirsi benestanti. Allora si può accedere come Nicola e Letizia a un palco del San Carlo continuando però a sognare il concerto della star locale del genere neomelodico.
In fondo sempre di 'amore' si parla, nell'opera come nella canzonetta. Oppure come in un'antica serenata che, dopo una serata di dissipazione, ricostruisce l'atmosfera di un passato che si è ormai dissolto in un mondo senza padri e senza memoria in cui tutto, anche i sentimenti più profondi, si misura con il metro della legge del più forte.
Uscirà il 1° semestre 2019 il film tratto dal bestseller di Roberto Saviano "La paranza dei bambini", edito Feltrinelli. Dietro la macchina da presa c'è il regista Claudio Giovannesi, esperto nel raccontare realtà drammatiche adolescienziali (da Alì ha gli occhi azzurri a Fiore) e con un buon approccio con il linguaggio del crime e con la narrativa di Saviano (vedi puntate della serie tv Gomorra da lui firmate).
Protagonista è un gruppo di ragazzi, tutti esordienti tra i dieci e i quindici anni, capeggiati dal giovane Nicolas Fiorillo, pronti a sparare, spacciare, derubare, uccidere, tutto pur di prendere il potere.
I loro soprannomi sono apparentemente innocenti (Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone), ma non esitano a salire sul motorino per compiere i crimini peggiori nel nome del dio denaro. Avere il controllo dei quartieri è tutto, urge sottrarli agli avversari, ogni mezzo è quello giusto secondo la non-legge della strada.
Il lavoro di casting, spiega il produttore Carlo degli Esposti, è stato intenso e ha portato alla scelta di non puntare su attori professionisti ma piuttosto su ragazzi provenienti dal rione Sanità, per rispettare l'autenticità dei volti e del racconto attraverso di essi.
Così Roberto Saviano, autore del libro e sceneggiatore del film insieme a Maurizio Braucci: "L'immagine che resta impressa è quella di un ragazzino che sfida un vecchio boss che lo minaccia per lasciare il quartiere. Il ragazzo gli dice: "Per diventare bambino ci ho messo 10 anni, per spararti in faccia ci metto un secondo". Raccontiamo ragazzini criminali, che prendono per la prima volta nella storia il potere colmando lo spazio vuoto dei boss in carcere o latitanza. Quindicenni in grado di gestire il narcotraffico che smuove milioni di euro e che sono capaci di uccidere a sangue freddo, eppure dormono ancora nella loro stanzetta accanto ai genitori".
All'ottava edizione di Ciné - Giornate di cinema di Riccione è stata proiettata una sequenza in cui i ragazzi rubano per sfregio un albero di Natale e lo trascinano fino al loro quartiere bruciandolo. Si spalmano sanguinaccio sul corpo, urlano e si ubriacano festosi di fronte al rogo, incitandosi a vicenda. Le atmosfere sono cupe, il tono dark è quello di un perfetto noir di strada, la cinepresa si inchioda sui corpi dei ragazzi con uno stile che a tratti ha molto del documentaristico.
Il senso, sottolinea Nicola Maccanico di Vision Distribution, è raccontare una storia di ragazzi senza edulcorazione, per mostrare come e dove stia andando il nostro tempo.
“Ai morti colpevoli. Alla loro innocenza.” Tyson, Briatò, Lollipop, Biscottino, O'Russ. Soprannomi di ragazzini. Adolescenti ingenui e pieni di vita. Ma anche cinici e spregiudicati camorristi in erba. Apparentemente una contraddizione. Del resto con paranza si può intendere sia un gruppo di fuoco di una cosca criminale che la tecnica di pesca in [...] Vai alla recensione »
Ormai dai tempi del neorealismo, il mito dell'attore non professionista valorizza il cinema italiano impegnato e d'autore. Anche di recente, titoli come Fuocoammare, A Ciambra o Fiore hanno esaltato questa figura. Lo stesso regista di Fiore, Claudio Giovannesi, amplia la retorica del non-attore fino alle estreme conseguenze con La paranza dei bambini (guarda la video recensione), che peraltro gode di una derivazione letteraria molto impegnativa, il romanzo scritto da Roberto Saviano. A quale ragione obbedisce la scelta del non-attore? Prima di tutto, la promessa di autenticità. Il cinema (neo)realista si incarica di rispettare l'ambiente che narra, di mescolarsi con i suoi materiali, deve fare di tutto per sembrare vero, e dunque spesso cerca di evitare l'importazione sul set di attori troppo impostati e famosi, e - al contrario - offre agli autoctoni il centro della loro stessa messa in scena, fin dai tempi di La terra trema. La paranza dei bambini non fa differenza, da questo punto di vista.
I protagonisti sono stati pescati tra 4000 volti di casting locale napoletano, Afragola, Forcella, Sanità, Rione Traiano e Quartieri Spagnoli.
Francesco Di Napoli, il protagonista, non si era nemmeno presentato all'incontro cui era stato invitato, pensando a uno scherzo, dopo che una sua foto aveva acceso la curiosità del regista e dei suoi collaboratori. I nove ragazzi che compongono la banda dei "paranzini", dunque, esprimono tutto il vitalismo e la verità necessarie. Si potrà obiettare fin che si vuole a questa pratica, ma funziona. Basta che da una parte - i registi del realismo - non si neghi che si tratta di una "retorica" ormai pluridecennale; e che i più critici non si oppongano per motivi ideologici.
Anche perché non tutti i non-attori sono uguali. E non tutti i registi sono in grado di dirigerli con cura. Nel caso di Francesco Di Napoli la riuscita è davvero sorprendente. Dovendo caricare su di sé tutto il peso del film e del racconto, il ragazzo (giovanissimo) incarna con un'adesione e una forza febbrili il personaggio di Nicola. In casi come questo, il lavoro con i volti e i corpi degli attori non protagonisti assume un'importanza maggiore rispetto al resto.
E probabilmente bene ha fatto Giovannesi a condurre Di Napoli al centro di tutti gli equilibri del racconto, dandogli persino il compito di bilanciare tutti gli altri pesi che non sempre sono perfettamente calibrati - in particolare una sceneggiatura che qua e là sembra oscurare a corrente alternata alcuni personaggi (la madre di Nicola, per esempio) o accelerare frettolosamente le svolte più "scritte" (la parte finale). Il resto è frutto dello straordinario universo-Gomorra - La serie, che non solo ha assunto in questi anni il ruolo di eccellenza seriale italiana ma ha senza darlo troppo a vedere costruito una factory all'americana per i nostri registi.
I ragazzi, la camorra: difficile schivare la retorica, il patetismo, il compiacimento, difficilissimo evitare il già visto, il già detto, lo sciacallaggio. Giovannesi, autore dell'apprezzato Fiore, ha adattato il libro di Roberto Saviano (con lo scrittore e Maurizio Braucci) prendendosi molte libertà, e avendo cura di evitare i rischi di spettacolarizzazione, le scorciatoie e le ambiguità.