| Anno | 2019 |
| Genere | Docu-fiction, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Simone Scafidi |
| Attori | Nicola Nocella, Davide Pulici, Enrico Vanzina, Sergio Salvati, Camilla Fulci, Sandro Bitetto, Paolo Malco Michele Soavi, Fabio Frizzi, Lucio Fulci, Berenice Sparano, Michele Romagnoli, Antonella Fulci, Martina Troni. |
| Uscita | giovedì 31 ottobre 2019 |
| Distribuzione | Paguro Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,92 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 29 ottobre 2019
La storia di un attore che deve interpretare Lucio Fulci in un film dedicato al regista. In Italia al Box Office Fulci for fake ha incassato 1,5 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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L'attore Nicola "Nick" Nocella (Il figlio più piccolo, Easy - Un viaggio facile facile), diretto da un misterioso regista danese di nome Saigon, deve documentarsi per interpretare il personaggio del regista Lucio Fulci (Roma, 1927 - 1996). Per farlo incontra amici e colleghi di set, ma soprattutto le figlie, conoscitrici profonde dell'opera del padre: Antonella e Camilla, assistente nei suoi ultimi cinque set, accreditata come Camille Folsom. La filmografia di Fulci, sceneggiatore e regista per cui l'aggettivo "prolifico" è insufficiente, spicca per sfrenato eclettismo, creatività, sprezzo della censura, rappresentazione grafica di violenza, sadismo, misoginia, e obtorto collo e soprattutto nella seconda fase, grande senso dell'economia ("siamo riusciti a fare l'aldilà senza niente", dice Sergio Salvati, direttore della fotografia di tanti suoi film, parlando di ... E tu vivrai nel terrore! L'aldilà).
Il "terrorista dei generi", secondo una sintesi da lui stesso approvata, si definiva anche "cinefago", portava su pellicola le sue rielaborazioni di lettore bulimico e affabulatore magnetico.
Con atteggiamento laico, anticonformista e fortemente ludico rispetto alla settima arte, cui si avvicinò al Centro Sperimentale di Roma dopo studi da medico, Fulci si è mosso tra tantissimi ambiti, ruoli e competenze, praticando a fondo, da colto, l'industria: l'apprendistato con Steno nei film di Totò e nei musicarelli (per Enrico Vanzina, lui e suo padre Steno erano "due signori prestati alla commedia"), l'invenzione del duo comico Franchi e Ingrassia, gli spaghetti western, i film per famiglie, il dramma storico. Fulci for Fake si concentra nettamente sulla seconda parte della sua produzione, caratterizzata prevalentemente dai thriller e dagli horror ad alto tasso di eros e sangue: dal più volte citato Non si sevizia un paperino a Lo squartatore di New York, da L'Aldilà a Zombi 2, forse il titolo fulciano più conosciuto all'estero, e notoriamente da Quentin Tarantino, che gli ha tributato il giusto onore in Kill Bill riportando un brano dal suo Sette note in nero.
Sulla scia di una certa somiglianza fisica tra Fulci e Orson Welles (che il regista incrociò da assistente sul set del pirandelliano e quasi invisibile L'uomo la bestia e la virtù di Steno) e della costruzione immaginifica con cui lo stesso Fulci, per quanto riservato, alimentò la propria fama, Saigon alias Scafidi (Gli arcangeli, La festa, Zanetti Story) gioca con la finzione nel tentativo di delineare un profilo del suo amatissimo modello con approccio originale, che prenda le distanze dalla formula classica del biopic lineare, cronologico e al tempo stesso critico-informativo. La sequenza spettacolare e propriamente fulciana in cui davanti allo specchio Nocella si strappa via dalla faccia il pesante trucco e l'apparizione di una figura femminile (Martina Trioni) a riassumere in sé la galleria di donne bellissime, ipersensuali e immancabilmente brutalizzate dei suoi film sembrerebbero preludere a una reimmaginazione creativa dei motivi prediletti del regista. Eppure il film poi non prende né la via della fiction né quella del mockumentary, bensì sceglie di mostrare molto poco dell'immaginario fulciano (anche se non manca la scena della perforazione dell'occhio di Zombi 2) e si concentra molto, a sorpresa, sul privato, prediligendo un taglio emotivo, grazie all'inedito archivio di film e fotografie messo a disposizione dalla figlia Antonella e al racconto frontale dei traumi familiari per voce di Camilla. Si conforma, insomma, inanellando una serie di dichiarazioni episodiche, che sembrano dare già per assunte molte informazioni, in un coro che si confonde con un gioco di sponda tra iniziati ipercompetenti, tra cui il compositore Fabio Frizzi, sorta di continuatore dell'opus fulciano e del potere evocativo della sue colonne sonore, il cofondatore della rivista "Nocturno" Davide Pulici (che definisce Zombi 2 un "atanor alchemico") e il biografo Michele Romagnoli. Se il procedimento ha come finalità quello di accendere la curiosità dello spettatore sul "mistero" Fulci - l'intellettuale complicato, il giovane padre rimasto vedovo, disordinato nella quotidianità e insieme l'artigiano maniacale e anche prepotente sul set - il film oscilla di continuo tra i topoi di una filmografia del crudele (i critici francesi lo definirono "il poeta del macabro") e le allusioni a un'esistenza dal ritmo intenso e dai tratti drammatici. Sbilanciato e involuto, ma sempre per eccessivo amore per il proprio oggetto di ricerca, un invito a riscoprire l'autore che in vita soffrì il disinteresse se non la palese ostilità critica, demiurgo di titoli irresistibili come Un gatto nel cervello e Il cav. Costante Nicosia demoniaco ovvero: Dracula in Brianza.
In parte docufilm,in parte documentario,un insolito omaggio a uno dei registi-cardine del cinema di genere nostrano.Attraverso le intervista a familiari e colleghi(Paolo Malco,Sergio Salvati,Enrico Vanzina,Davide Pulici,Fabio Frizzi,Michele Soavi,Michele Romagnoli e le figlie Camilla e Antonella)il regista non punta tanto sull'analisi del cinema di Fulci quanto sulla vita privata e molto tormentata [...] Vai alla recensione »
Non è un caso che un'operazione come Fulci for Fake veda la luce ora, a quaranta anni esatti dall'uscita nelle sale di Zombi 2, primo horror tout court del regista romano nonché uno dei titoli prediletti per affrontare il periodo chiave della sua produzione: quello che, come sottolineato nel film da Davide Pulici, va dal 1979 fino al 1982, anno di Lo squartatore di New York.