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Ultimo aggiornamento lunedì 27 maggio 2019
Autore di più di trenta omicidi, Ted Bundy è uno dei più famosi serial killer della storia americana. Il film racconta la sua storia dal punto di vista della fidanzata. In Italia al Box Office Ted Bundy - Fascino Criminale ha incassato 1,4 milioni di euro .
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Elizabeth Kloepfer, con il volto segnato e qualche capello bianco, si reca in carcere per un incontro chiaramente cruciale con Ted Bundy, il serial killer con cui ha vissuto una storia d’amore. Si torna quindi indietro nel tempo alla sua giovinezza, negli anni 70, quando la loro relazione è iniziata come tante in un bar, vicino a un juke box. Il fascino di Ted è evidente, ma Elizabeth inizia a sentire che c’è anche qualcosa di strano nel suo comportamento ed è particolarmente turbata quando la Tv diffonde notizie sull’omicidio di alcune ragazze. Anche dopo essere stato arrestato e assediato da accuse in vari Stati, Ted continua a dichiarare la propria innocenza, fino a difendersi in prima persona in uno dei primi processi spettacolo americani, ripreso dalle telecamere nello stato della Florida.
Tratto dal libro di memorie di Elizabeth Kloepfer (firmato sotto il cognome d’arte Kendall), Ted Bundy – Fascino criminale è soprattutto una vetrina per Zac Efron in una parte drammatica e biografica che contiene charme e orrore. Purtroppo il film, anche per povertà di mezzi, non riesce ad andare oltre e in particolare il ruolo di Elizabeth è sacrificato a un colpo di scena.
Raccontata per la quasi interezza della durata come una vittima del fascino di Bundy, da cui sembra dipendente come fosse una potente droga, Elizabeth interpretata da Lily Collins ha avuto in realtà un ruolo cruciale nella cattura dell’assassino, ma in Ted Bundy si preferisce nascondere le carte e tenere la rivelazione per un colpo a effetto, che però si esaurisce negli ultimi minuti del film e rende il suo personaggio piuttosto incoerente. Soprattutto considerato che il suo rapporto con le forze dell’ordine è stato ben più collaborativo di quanto non si veda nel film, che la vuole al contempo vittima e poi improvvisamente femme fatale in un’ambiguità poco produttiva. Sarebbe stato al contrario molto più interessante raccontare la duplicità della sue azioni e la conseguente tensione nel cappa e spada con Ted, invece rimane lui il protagonista indiscusso relegando Elizabeth ai margini della storia.
Anche la scelta di far interpretare Ted da Zac Efron, che pur fa del suo meglio soprattutto nel continuare a dichiararsi innocente, non rende giustizia a una fascinazione per il personaggio che era dovuta al suo carisma e alla sua oscurità molto più che alla sua bellezza. Bundy non era un brutto uomo ma non era neppure un adone, eppure le numerose donne che accorsero ad assistere al processo, così come quelle che gli scrivevano offrendogli il loro amore, erano irresistibilmente attratte da lui per ragioni che trascendevano la bellezza, che rimane invece il punto di forza saliente dell'ex divetto Efron.
L'atteggiamento eccentrico e irriverente di Ted verso la giustizia, con tanto di sfida in diretta allo sceriffo che l’ha accusato in Florida e con il memorabile matrimonio in aula, è invece ricreato impeccabilmente, come dimostrano sui titoli di coda le vere riprese con Bundy, identiche in tutto a per tutto alla messa in scena cui si assiste nel film. Una fedeltà che non dovrebbe stupire visto si tratta della seconda opera di finzione – dopo il dimenticabilissimo sequel di The Blair Witch Project nel 2002 – per il regista Joe Berlinger, che ha una lunga carriera nel documentario con diverse opere dedicate a crimini reali tra cui, buona ultima, proprio la miniserie Conversazioni con un killer: Il caso Bundy (disponibile in Italia su Netflix).
Purtroppo il film risente dei limiti produttivi che ne fanno una sorta di Tv Movie, lussuoso nel cast ma povero nella ricostruzione storica, dove gli esterni solo limitati a una manciata di scene e gli interni ridotti a pochi e contenuti ambienti. Bundy finisce presto confinato in un lungo percorso giudiziario e, anche se è protagonista di un paio di evasioni, vediamo poco o nulla dei suoi momenti di libertà. In parte perché il film non vuole dare spazio all’orrore dei suoi omicidi, i cui i dettagli più raccapriccianti sono velocemente raccontati in una scena sul finale e solo relativamente ai suoi crimini in Florida, mentre altre pratiche aberranti, come la necrofilia, sono del tutto omesse. Non basta però questa scelta di campo a giustificare l’assenza di una maggiore ariosità, per esempio una fuga di giorni nei boschi non aveva nulla a che fare con gli omicidi ma viene comunque liquidata in un'ellisse, così come la sua storia d’amore con Elizabeth ha luogo quasi sempre tra le mura domestiche di lei.
Oltre a Efron e Collins il cast vanta ruoli per Jim Parsons (The Big Bang Theory) nei panni di un avvocato dell’accusa, Haley Joel Osment (l’ormai cresciuto bambino di Il sesto senso e A.I. – Intelligenza artificiale) in quelli di un timido e pacioso collega innamorato di Elizabeth e infine John Malkovich nelle vesti del giudice del processo di Bundy in Florida. Il titolo originale del film, ossia “estremamente malvagio, di cattiveria e viltà scioccanti”, è uno stralcio della sua sentenza di condanna dell’assassino. Ma per quanto il cast ci metta carisma, il film non sfugge a un’atmosfera televisiva, non a caso in America è passato per un paio di festival ma poi non è uscito in sala ed è invece finito direttamente in streaming.
Chi era Ted Bundy, il più noto e spietato serial killer della storia americana? Un uomo psicologicamente devastato, con una doppia personalità di amorevole marito e padre di famiglia e contemporaneamente di assassino e stupratore, o semplicemente un criminale che usava la maschera della rispettabilità per compiere indisturbato i suoi omicidi? L'uomo che l'ha condannato a morte, il giudice Edward Cowart, nella sentenza lo definì «estremamente debole, malvagio in maniera sconvolgente e abietto», frase che in originale ("Extremely Wicked, Shockingly Evil, and Vile") dà il titolo a questa biografia di Bundy - nato nel 1946 e morto sulla sedia elettrica nel 1989 - raccontata dal punto di vista della sua compagna Elizabeth Kloepfer.
«Questo film mi ha permesso di sovvertire il genere sui serial killer e di modificarlo un po'. Non è la tipica situazione con l'escalation degli omicidi e la polizia che mette insieme i pezzi, scena del crimine dopo scene del crimine. Il nostro film sta dalla parte della compagna di Bundy, che credeva nella sua innocenza perché per lei era un fidanzato meraviglioso, affascinante e sempre distinto».
Joe Berlinger
Ted Bundy - Fascino criminale, presentato al Sundance lo scorso gennaio, fa parte di un progetto che comprende anche il documentario in quattro episodi Conversazioni con un killer: Il caso Bundy, anch'esso realizzato da Berlinger (regista specializzato in lavori d'inchiesta su omicidi e criminali psicopatici, tra i quali la trilogia Paradise Lost, 1996-2011) e uscito su Netflix negli stessi giorni del festival americano.
Lavorando sulle ore e ore di materiale audio registrato in carcere dallo stesso Bundy - che dichiarò la propria innocenza fino a pochi giorni dalla sentenza di morte e in seguito riuscì per ben tre volte a ritardare l'esecuzione della pena - Berlinger si è calato nella mente di un uomo ambiguo e spaventoso, per cercare di comprenderne le azioni e analizzarne il fascino sinistro che esercitò sulla persone a lui vicine e sulla società dell'epoca (tanto da ispirare in parte la figura del serial killer in Il silenzio degli innocenti).
Per sua stessa ammissione, nel film di finzione Berlinger ha scelto di non mostrare le atrocità e gli omicidi di Bundy (37 e tutti commessi ai danni di giovani donne dai capelli scuri, spesso seguiti da decapitazioni, sevizie e violenza sessuale sui cadaveri), per concentrarsi invece sul punto di vista di chi gli viveva accanto e lo amava. Alla base del film, sceneggiato da Michael Werwie, c'è infatti il memoir di Elizabeth Kloepfer - firmato con lo pseudonimo Liz Kendall - "The Phantom Prince: My Life with Ted Bundy", che attraverso il racconto di un amore tradito trasmette il sentimento di incredulità e shock, comune a ogni osservatore esterno della vicenda, nello scorgere in un uomo bianco e di bell'aspetto uno spietato criminale.
Per interpretare l'insospettabile Bundy, che dal 1975, anno del suo primo arresto, sfuggì diverse volte alla giustizia e per poi venire definitivamente catturato nel '78, è stato scelto Zach Efron, perfetto nel suo look da eterno ragazzo dagli occhi azzurri, mentre per la parte della sua incredula fidanzata è stata scelta l'angelica Lily Collins. John Malkovich interpreta infine il giudice Cowart, che durante la lettura della sentenza di morte, al termine di un processo che all'epoca suscitò molto clamore in tutto il mondo, invitò Bundy a prendersi cura di sé stesso, quasi incredulo di avere di fronte un uomo che era stato chiamato da uno dei suoi difensori, «la precisa definizione del male».
Nel 1969, in un bar di Seattle, una ragazza madre di nome Liz incontra un giovane studente di legge. I due iniziano a frequentarsi e Ted inizia ad aiutare Liz anche a crescere la figlia Molly. Dopo qualche anno Ted viene arrestato con l’accusa di essere un serial killer che ha assassinato numerose donne in diversi stati. L’uomo davanti a ogni corte, e davanti alla sua ragazza, continuerà [...] Vai alla recensione »
La leggendaria fuga (e seguenti processi) al più insospettabile dei serial killer, che mise in ansia gli Stati Uniti negli anni '70, raccontata dal punto di vista della sua ignara fidanzata. L'America è stata la patria finora del 67% dei serial killer documentati nel mondo. Fra questi, uno dei più emblematici, manipolatori e mediatici è stato Ted Bundy, aria da "bravo ragazzo", autore di oltre 30 omicidi [...] Vai alla recensione »