| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Alessandro Valori |
| Attori | Simone Riccioni, Antonio Catania, Maria Chiara Centorami, Biagio Izzo, Paolo Conticini Samuele Sbrighi, Marianna Di Martino, Nancy Brilli, Samuele Mazza, Stefania Baldassarre. |
| Uscita | giovedì 21 settembre 2017 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,08 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 9 settembre 2024
Il cambiamento di un venticinquenne fortunato ma tanto arrogante da sfidare persino Dio, e Dio raccoglie la sfida mettendolo alla prova e aprendogli gli occhi sul senso delle cose. In Italia al Box Office Tiro libero ha incassato 214 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Dario è un giovane di buonissima famiglia dal roseo futuro nel basket e di successo con le donne, che però tratta da vero stronzo, oltretutto compiaciuto di esserlo. Quando però ha un crollo durante una partita e gli viene diagnosticata una malattia incurabile e degenerativa, Dario è costretto a cambiare vita. O meglio lo sarebbe se non fosse così testardo ed egocentrico ad andare in Chiesa e parlare direttamente con Dio pretendendo la guarigione. Non basta a fargli cambiare atteggiamento nemmeno una sentenza ai lavori sociali, per via di un incidente che ha causato. Ma quel che non può la legge può l'amore e per conquistare la bella Isabella, che fa la volontaria in un centro per anziani e ragazzi disabili, Dario dovrà finalmente far emergere il lato migliore di sé, come allenatore di una squadra di ragazzini in sedia a rotelle.
È tutto così edificante e stucchevole in Tiro libero che quasi non ci si crede, come se una brutta puntata di Braccialetti Rossi fosse finita da Rai1 direttamente sul grande schermo.
Oltre al messaggio positivo riguardo i portatori di handicap, il film non manca di santificare i valori del volontariato cattolico. Cose anche condivisibili ed encomiabili, ma più che azzoppate da una sceneggiatura didascalica e prevedibile, che sciorina luoghi comuni e svolte telefonate, neutralizzando sul nascere ogni possibile problematica. Il giovane Dario non ha che da decidere di essere buono per diventarlo improvvisamente, senza che mai ci venga mostrata alcuna fatica nel suo percorso, così come i ragazzi in sedia a rotelle sono ovviamente adorabili e bravissimi, anche con chi li maltratta come lui. È emblematico in tal senso che decidano di chiamare la loro squadra di basket "amicuccioli". Isabella poi è una figura che rasenta la santità e sebbene ci sarebbe la complicazione di un altro fidanzato, risulta immediatamente chiaro dalla prima scena in cui li vediamo insieme che lui è superficiale e lei non lo ama più. Gli unici personaggi che paiono immuni da tanto buon cuore sono gli adulti, ma è solo un'illusione, perché prima della fine del film anche i ruoli interpretati da Nancy Brilli, Antonio Catania e Paolo Conticini avranno modo di svelare una natura zuccherosa.
Tutto questo oltre a scadere nel buonismo - parola ormai odiosa ma qui davvero appropriata - priva il film di qualsivoglia conflitto e dunque di tensione. Si tratta del resto per lo più di una commedia, nonostante lo spunto sia drammatico, ma pure dal punto di vista comico c'è ben poco da stare allegri. Le scenette che si vorrebbero divertenti vedono per esempio l'inserviente del centro per disabili che balbetta e ama dire a chi va troppo forte in auto che non "qui non siamo mica a Monza", oppure hanno a che fare con l'abitudine del protagonista di rivolgersi a Dio, anche in situazioni più o meno pubbliche dove può essere visto dagli altri. Dunque o sanno di vecchio di decenni o sono malamente imbarazzanti. C'è poi un po' d'ironia anche per la madre ricca e svampita (ma pur sempre dal cuore d'oro) interpretata da Nancy Brilli.
Come se il tutto non fosse già abbastanza scontato, risaputo e didascalico, ci si mette pure il commento musicale a sottolineare il presunto tono emotivo che dovrebbero avere i vari passaggi, con esito sconfortante. Si potrebbe dire che la nostra severità è eccessiva per un film per ragazzi, ma in realtà i ragazzi, che comunque sono un pubblico che merita rispetto, in Tiro libero sono ben poco presenti in favore invece di Dario e Isabella che sono ampiamente maggiorenni. Dunque l'operazione appare insensata: non si capisce il perché di un ricorso a una narrazione così banale quando la storia, per quanto educativa, non è alla fine davvero rivolta ai più piccoli.
Piccola chicca "made in Marche" ma con una forte professionalità. Onestamente non credevo, ma guardare un film ben fatto, curato, con una buona sceneggiatura, una fotografia brillante, musiche interessanti, dialoghi scorrevoli con una pervasiva ironia ed una ottima sintonia fra gli attori - il tutto nella familiare ambientazione delle Marche, terra dove vivo e che risulta valorizzata [...] Vai alla recensione »