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Ultimo aggiornamento martedì 18 dicembre 2018
Un ordinario poliziotto corrotto, scopre gli inquietanti retroscena di un delitto legato ai loschi affari di un'elité di intoccabili immuni alla giustizia. In Italia al Box Office Omicidio al Cairo ha incassato 132 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il Cairo, Egitto, gennaio 2011. Nouredin è un ufficiale della polizia corrotto come tutti i suoi colleghi. Chiede denaro per proteggere i commercianti da attacchi delle stesse forze dell'ordine di cui fa parte. Per le strade intanto iniziano ad avvertirsi i primi segnali di quella rivolta che avrà il proprio fulcro in piazza Tahrir. Nouredin si trova però impegnato nel caso dell'omicidio, in un hotel di lusso, di una cantante che gode di una certa notorietà. Una cameriera ha visto tutto e per questo rischia la vita. Il poliziotto si avvicina pericolosamente al possibile colpevole: un deputato del Parlamento.
Il film di Tarik Saleh, vincitore di un prestigioso riconoscimento al Sundance, provoca a prima vista una sensazione di nostalgia.
Si tratta del pensiero che corre a quella stagione di cinema di impegno civile che percorse l'Europa tra fine anni Sessanta e inizio Settanta che ci diede film di grande impatto come Z - L'orgia del potere e capolavori come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ma anche una serie di opere, se vogliamo minori, ma che, particolarmente in Italia, iniziavano a denunciare il lato oscuro dei vari poteri. Questo film si ispira a un omicidio realmente accaduto nel 2008 di cui risultò colpevole un uomo d'affari e parlamentare egiziano vicino alla famiglia Mubarak.
Non ci si limita però a ricostruire e romanzare i fatti ma si contestualizza il coté noir in quel clima di rivolta popolare che è stato semplicisticamente etichettato dai media come 'primavera araba'. Si fa di più: si mostra una corruzione dilagante che è diventata abitudine quotidiana di fronte alla quale le coscienze si sono rese impermeabili. È in condizioni simili anche quella del protagonista il quale però inizia, quasi inconsciamente, a sentire che la misura è colma e che chi detiene il potere non può sempre pensare di farla franca. Ma ci sono di mezzo i Servizi segreti, l'Egyptian State Security e qui la produzione ha scoperto di aver toccato un tasto molto sensibile. Anche se si parla del passato, anche se lo si contestualizza in una fase di cambiamento che avrebbe dovuto portare a una catarsi, evidentemente non può bastare.
Tanto che un film che ha il Cairo come coprotagonista, con i suoi contrasti e la sua distopia, è stato girato a Casablanca perché tre giorni prima del ciak di inizio i Servizi hanno impedito le riprese. Ecco allora che un noir che è anche un film di denuncia che ha dato evidentemente fastidio, può divenire per uno spettatore italiano un'ottima cartina al tornasole per capire meglio il contesto, qualora ce ne fosse bisogno, in cui è maturata l'uccisione di un connazionale: Giulio Regeni.
Se qualcuno volesse avere le idee chiare sul quadro in cui si è svolto l'omicidio di Guido Regeni basterà vedere questo coraggioso film realizzato da un egiziano che vive nel nord-europa. Il polar che fa da sfondo è solo un pretesto per denunciare la corruzione in cui versavano e versano i vari corpi dello stato dalla polizia ai servizi segreti Le copiose immaggini delle [...] Vai alla recensione »
La corruzione è una piramide moloch che, incestata nel ventre molle dell'Egitto, divora ogni cosa e ogni singolo anelito. Una sfinge impassibile di pietas ma, per mano armata della polizia e dei Servizi di Stato, bramosa di contaminare, appestare e annientare uomini, donne e la stessa idea di giustizia che ha sempre un volgare prezzo in denaro nelle estreme convulsioni del regime di Hosni Mubarak e [...] Vai alla recensione »