Looking for Oum Kulthum

Film 2017 | Drammatico 90 min.

Titolo originaleLooking for Oum Kulthum
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneGermania, Austria, Italia
Durata90 minuti
Regia diShirin Neshat, Shoja Azari
AttoriNeda Rahmanian, Yasmin Raeis, Mehdi Moinzadeh, Kais Nashif, Soumaya Akaaboune Nadia Niazi, Nour Kamar, Nadia Benzakour, Rainer Guldener.
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Shirin Neshat, Shoja Azari. Un film con Neda Rahmanian, Yasmin Raeis, Mehdi Moinzadeh, Kais Nashif, Soumaya Akaaboune. Cast completo Titolo originale: Looking for Oum Kulthum. Genere Drammatico - Germania, Austria, Italia, 2017, durata 90 minuti. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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L'ammirazione per Oum Kalthoum è così forte da indurre un'artista a dirigere un film incentrato su di lei.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Trailer
Un biopic non convenzionale che omaggia la leggenda della musica mediorientale, la cantante egiziana Oum Kulthum.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 11 settembre 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 11 settembre 2017

Mitra è una regista iraniana che vive in esilio. Ossessionata da Oum Kulthum, cantante egiziana, celebrata e amata da tutto il mondo arabo, vuole raccontare la sua storia al cinema. Conservatrice? Progressista? Opportunista? Non è facile afferrarla, afferrare quel mito riprodotto all’infinito attraverso la radio, i dischi, la televisione. Il progetto trova ‘voce’ con Ghada, maestra elementare che incarna il personaggio con mimetismo impressionante. Ma il talento e l’entusiasmo di Ghada non sono sufficienti a tenere in piedi una produzione che naufraga nella sua ambizione e sotto i colpi dei produttori che non ritengono Mitra all’altezza. Quale prezzo deve pagare una donna per realizzare le sue passioni in una società conservatrice e crastrante? È la domanda che si pone Mitra mentre i contorni di Oum Kulthum si fanno più netti e il suo fantasma più vicino.

Biopic non convenzionale intorno alla leggenda della musica del Medio Oriente, Looking for Oum Kulthum rivela all’occidente la cantante egiziana Oum Kulthum, voce forgiata sulla lettura del Corano ma piena di audacia profana.

“L’immortale”, “la quarta piramide” o più semplicemente “la signora”, tanti i titoli che testimoniano l’ampiezza del suo mito. E come ogni altro mito, anche lei conserva una parte di mistero. In quel mistero, inaccessibile ai comuni mortali, si infila lo sguardo di Shirin Neshat che la sublima sullo schermo con un rispetto quasi mistico. Perché Oum Kulthum è edificio sacro e perfezione artistica. Con lei parlare di culto non è un’esagerazione. Per sondare il fervore degli ammiratori basta percorrere non importa quale strada del Cairo, di Damasco o di Tunisi, dove si rinnova una fede indefettibile attraverso la moltiplicazione dei café che portano il suo nome. O ancora, osservare le immagini d’archivio del funerale della diva all’inizio del film, al quale partecipò una folla immensa, commossa e soggiogata da un canto che eleva. E in Egitto si continua a nascere, crescere e morire accompagnati dalle sue canzoni, reinterpretate da Yasmin Raeis in un ritratto che si allontana dalla rappresentazione tradizionale di una vita straordinaria e mette al centro del suo racconto una donna e il suo alter ego in un gioco costante tra cinema e metacinema, realtà e finzione.

Visioni oniriche, immagini d’archivio, ricostruzione dei momenti più eloquenti della storia d’Egitto (la rivoluzione, le proteste femministe, la fine della monarchia) si combinano e confondono ai tormenti della protagonista e del suo lavoro sul set, in una tela complessa di referenze. Ma qualcosa non funziona. Se l’intenzione era quella di scovare la persona dietro l’icona, la donna dietro la leggenda, specchiandola con tutte le donne arabe che lottano per potersi affermare in una società maschilista, il risultato è un oggetto freddo e resistente alle ragioni del cuore. Il fervore di Mitra è quello di Shirin Neshat ma resta inerte dentro un’operazione manierista, un esercizio cinematografico artificioso e vano, che dimentica l’umanità dei suoi personaggi, del suo personaggio: un’artista onnisciente e onnipresente, fenomeno sacro che non conosce uguali nella storia della canzone popolare.

Muovendosi tra due momenti musicali (e politici), il concerto di Oum Kulthum alla ‘corte’ di re Farouk e quello davanti al presidente Abd el-Nasser, Looking for Oum Kulthum intravede senza approfondire l’Egitto degli anni Cinquanta e Sessanta, una stagione in cui il Medio Oriente mostrava il fianco più aperto e cosmopolita. E in quella breccia di possibilità agiva castigata Oum Kulthum, simbolo maggiore dell’Egitto moderno. Un simbolo giudicato sovente ambiguo che cantava per i re e si riconvertiva musa del socialismo nasseriano. Di quel diamante, sola pietra degna della purezza del suo timbro, non c’è traccia nel film di Shirin Neshat, che resta fuori dalla ‘camera segreta’ dissimulata al cuore della grande piramide. Lì in fondo giacciono i segreti d’alcova dell’artista e di ogni donna che solleva la (divina) voce.

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