Storia d'inverno

Film 2014 | Fantastico, +13 113 min.

Regia di Akiva Goldsman. Un film con Colin Farrell, Jessica Brown Findlay, Jennifer Connelly, Russell Crowe, William Hurt. Cast completo Titolo originale: Winter's Tale. Genere Fantastico, - USA, 2014, durata 113 minuti. Uscita cinema giovedì 13 febbraio 2014 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,21 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 28 gennaio 2015

Un racconto di miracoli, destini incrociati e dell'antica battaglia tra il bene e il male. In Italia al Box Office Storia d'inverno ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 1,5 milioni di euro e 824 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato nì!
2,21/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 1,75
PUBBLICO 2,88
CONSIGLIATO NÌ
v
Un film ingenuo e non propriamente riuscito, un intrattenimento monocorde senza crepitio.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 13 febbraio 2014
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 13 febbraio 2014

Peter Lake è un ladro abile e scaltro nella New York di inizio Novecento. Orfano raccolto sulle rive dell'Hudson da pescatori di vongole, Peter cresce sotto l'ala protettiva di Pearly Soames, boss dei Five Points e demone che trova soddisfazione nel sangue. Tradite le aspettative del suo mentore, che lo voleva assetato di vite umane e lo sognava erede di un trono oscuro, Peter è costretto a lasciare New York per salvaguardare la sua vita e la sua etica. Ma un cavallo bianco, pieno di grazia e di sorprese, conduce il suo destino in ben altra direzione. Incrociato lo sguardo di Berverly Penn, giovane donna malata di consunzione e a un passo dalla morte, Peter se ne innamora perdutamente. Inseguito da Soames e i suoi scagnozzi, decide infine di restare in città e di 'rubare' il cuore della ragazza dai capelli rossi, vagheggiandola come una stella e inseguendola oltre i confini del tempo.
A volte basta una ragione per sopportare un film ingenuo e non propriamente riuscito e molto spesso quella ragione risiede in un attore e in un ruolo. Russell Crowe, 'cattivissimo' co-protagonista di Storia d'inverno, incarna da solo la malia di una favola che parla di miracoli senza riuscire a farne uno che confermi col suo potere lo spettatore nella fede-cinema. Se l'intercessione di Crowe non basta a risollevare le sorti di una storia d'amore consumata tra ombre e luci, tra ragioni artistiche e logiche di marketing, nondimeno l'attore sollecita con la sua performance un'interessante riflessione intorno al Male e alla sua resistenza al Male. Perché Russell Crowe è da sempre eroe di impeccabile fattura, interprete di personaggi verticalmente positivi, talmente formidabili e scomodi da non poter più scendere al livello dell'uomo comune. Di questa eccezionalità il corpo di Crowe porta i segni e rivela il carisma, la statuarietà, l'inamovibilità e la centralità anche quando è chiamato a essere un villain con gli occhi gonfi di braci dentro impasti coloristici, fra notti che non sono notti e giorni resi incerti dalla luce.
La prima regia di Akiva Goldsman, celebre sceneggiatore di A Beautiful Mind, Cinderella Man, Io sono leggenda, Il Codice da Vinci, lo arruola nella fila dei cattivi, provando a corrompere la sua straordinarietà. Punctum della visione, Crowe catalizza sguardo e interesse del pubblico, di cui imprigiona il libero arbitrio, conquista gli occhi e ruba l'anima. Pearly Soames è insomma l'ardente 'luogo' della dannazione che aspettiamo di (ri)vedere spuntare di nuovo, a cavallo o (sol)levato in faccia al nemico, che ha il volto e la irishness di Colin Farrell. In fuga dal Soames di Crowe, Farrell interpreta l'innamorato letteralmente imperituro che non verrà mai meno alle sue promesse e alla sua amata. Storia d'inverno è un dramma sentimentale che si serve della fantasia e degli effetti speciali per arrestare il tempo e riscrivere il destino dei suoi protagonisti. Peter e Pearly, cristallizzati e impermeabili al decadimento, rivendicano l'eternità della propria bellezza e della propria dannazione, cullando ciascuno l'illusione di vendetta o di remissione. Il loro fisico sfida le leggi della natura e produce una storia che fluttua tra passato e presente, che dice di una passione mai tragicamente romantica.
A mancare all'opera prima di Goldsman è l'idea di una forma visiva e narrativa capace di resuscitare l'incanto di un sentimento declinato attraverso 'gli oceani del tempo'. All'inesplorato, il regista preferisce il concetto esplicito, la parafrasi e personaggi che si comportano come ci si aspetta faccia il cliché del buono, del mediocre, del saggio, dell'innocente. Il digitale non accomoda poi l'assenza di struggimento e il culto della superficie, 'congelando' un paesaggio narrativo senza via di uscita e gelando (ahimè e ahinoi) quel 'diavolo' di un Crowe. Adattamento del romanzo omonimo di Mark Helprin, Storia d'inverno è intrattenimento monocorde senza crepitio se non quello del ghiaccio che affonda i bad guys di Soames. Meglio allora inquadrarlo come inedita faccia dell'epica filmografia di Russell Crowe, forma assiderata del male in look rasato che 'umilia' a colpi di cranio quello sempre ricercato di Farrell. Proiettato nel futuro e pettinato all'indietro.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 16 febbraio 2014
Luigi Chierico

Premesso che il giudizio dato da Carlotrevisan mi ha indotto ad andare a vedere questo film ne condivido in toto il suo giudizio. Il cinema, quando non sono vere, sono storie frutto di fantasia ed immaginazione, verosimili, ma non sempre possibili; basta pensare ad inverosimili inseguimenti, migliaia di sparatorie, salti acrobatici, scontri senza conseguenze, o incontri occasionali a cui fanno subito [...] Vai alla recensione »

Frasi
«Qual'è la cosa più bella che avete mai rubato?»
«Comincio a credere di non averla ancora rubata»
Dialogo tra Peter Lake (Colin Farrell) - Beverly Penn (Jessica Brown Findlay)
dal film Storia d'inverno - a cura di Eliana
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Escono contemporaneamente il film di Akiva Goldsman (sceneggiatore di A beautiful mind) e il romanzo di Mark Helprin portato in Italia da Neri Pozza ma scritto trent'anni fa. Resta solo una parte del debordante intreccio ambientato a New York nell'arco di centoventi anni (ammirazione per le soluzioni scenografiche). 1895: una coppia di immigrati russi respinti perché malati di tbc affidano il figlioletto [...] Vai alla recensione »

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