| Titolo internazionale | A Boss in the Living Room |
| Anno | 2014 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Luca Miniero |
| Attori | Paola Cortellesi, Rocco Papaleo, Luca Argentero, Angela Finocchiaro, Alessandro Besentini Giselda Volodi, Marco Marzocca, Massimo De Lorenzo, Francesco Villa, Salvatore Misticone, Saul Nanni, Lavinia De' Cocci, Francesco De Fraia, Raffaele Ferrante, Domenico Manfredi, Nunzia Schiano, Marjo Berasategui, Igor Bonelli, Luigi Bortoli, Peppe Cantore, Giuseppina Cervizzi, Riccardo Cicogna, Benedetta Cimatti, Cecilia D'Amico, Maria Pia De Vito, Anita Ferraro, Carmen Giardina, Susanna Giaroli, Andrea Iaia, Jasmin Barbara Mairhofer, Lorenzo Mangiapelo, Umberto Masserini, Franco Moscon, May Okoye, Diego Pagotto, Hal Yamanouchi. |
| Uscita | mercoledì 1 gennaio 2014 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| MYmonetro | 2,25 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 gennaio 2014
Luca Miniero ha sbancato i botteghini con Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord, raccontando con ironia i luoghi comuni dai due poli d'Italia. In Italia al Box Office Un boss in salotto ha incassato 12,3 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Dalle parti di Bolzano, in un cottage eco compatibile, vive una famiglia quasi perfetta comandata a bacchetta da una madre stentorea e volitiva che la mattina incita i figli Vittorio e Fortuna a dare il meglio di sé e fare il meglio per sé, dopo aver corroborato il marito con la quotidiana dose di fiducia affinché ottenga il posto di direttore di marketing nella ditta edile che domina la città e i suoi abitanti, impiegati e sudditi.
Una famiglia giovane e linda, alle prese con la competitività e laboriosità del fatidico Nord, che cela in cuor suo un terribile segreto: la madre, perfetta icona della bolzanina oltranzista, non si chiama Cristina - come tutti pensano - e non è un puro sangue e neanche un mezzo sangue, bensì è una "terrona" autentica e integrale che di nome fa Carmela. Come tutte le figlie del sud, Carmela deve fare i conti con un'ingombrante figura maschile che qui prende le sembianze di un fratello pare camorrista. Il caso vuole che in attesa del processo che stabilisca la sua affiliazione, il fratello boss venga mandato al confino bolzanino con la possibilità di attendere l'inizio del processo nella casa della sorella. Eccolo, dunque, che si appalesa in quel di Bolzano con la tuta acetata, la canottiera bucherellata, svariate catene dorate al collo e uno stuzzicadenti appeso alle labbra.
Carmela ha finito di vivere e il suo castello di menzogne cade un pezzo alla volta riportandola alle sue origini in un lento risorgere dell'orgoglio meridionale.
Luca Miniero sembra non riuscire a sfuggire alla formula del Nord che incontra il Sud e viceversa, resa famosa dai film Benvenuti, anche se in questo Boss in salotto c'è qualcosa di più nel lavoro di scrittura e nella performance attoriale. Se non fosse che il regista, come ha dichiarato, ha voluto ripescare un soggetto conservato nel cassetto, scritto con Federica Pontremoli (sceneggiatrice per alcuni film di Moretti, tra l'altro), verrebbe da pensare a questo film come il tentativo estremo di tirare per i piedi la fortuna incredibile e inspiegabile (almeno per quanto riguarda il secondo, Benvenuti al Nord, davvero banale e scontato) riservata ai precedenti. Il boss di questo nuovo salotto è tutto giocato sulla contrapposizione, spesso "maccheronica" e facilona, tra usi e costumi del nord e del sud. L'elemento nuovo che libera per un attimo il film dal giogo che lo costringe ad arare sempre lo stesso campo è dato dalla suggestione dell'infiltrazione camorristica al nord. Non appena il locale imprenditore edile, anch'egli in crisi, scopre che un presunto boss della camorra è nella casa di Cristina, promuove il marito di lei, suo dipendente, nella speranza che questo scatto possa portare nuovi favori e liquidità alla sua società in crisi.
Il film, altalenante con delle cadute insopportabili (tipo la scenetta del gatto morto), si regge quasi esclusivamente sulle spalle di Paola Cortellesi - che interpreta la madre Cristina - brava credibile eclettica, un'attrice piena di talento, e Rocco Papaleo, anch'egli molto bravo, capace di vivere la sua macchietta nella credibilità quasi fumettistica in cui il regista ha deciso di relegarlo.
Cristina (Paola Cortellesi) è un'energica meridionale che è finalmente riuscita a costruirsi una vita e una famiglia traferendosi in un piccolo centro del Nord Italia, insieme a Michele Coso (Luca Argentero) e ai loro due figli. La sua perfetta vita familiare e le sue convinzioni sull'identità nordica saranno però turbate dall'arrivo di una notizia: convocata in Questura, scopre che suo fratello Ciro (Rocco Papaleo), che non vede da quindici anni, è implicato in un processo di camorra. L'uomo, un tipo tutto tatuaggi, catene d'oro e poco abituato alle buone maniere, sconvolgerà letteralmente ogni suo piano quando le chiederà di poter trascorrere gli arresti domiciliari a casa sua. Cristina, suo malgrado, accetterà. Il film ha inaugurato in Italia l'esperimento del live streaming, permettendo per la prima volta di assistere in streaming e in diretta, quindi senza filtri, alle riprese del film.
E' proprio mediocre. Il problema non sta nel fatto che la gag sul gatto morto sia scontata, ma che quasi tutta la sceneggiatura è basata su effetti che sembrano quelli di una commedia di filodrammatici. Schematici, senza vita. Nonostante Papaleo debordante e una valida Cortellesi: il problema non sta nel farsesco, ma nel fatto che sceneggiatori e registi del cinema italiano anni '50 [...] Vai alla recensione »
Ecco cosa mancava a questo Natale. La commedia Nord/Sud col terrone al Nord o col polentone a Napoli e dintorni. Ci pensano Cattleya e Luca Miniero, che dopo i successi di Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord è diventato un po' specializzato nella materia. Così parte dell'idea, sua e di Federica Pontremoli, già sceneggiatrice di Nanni Moretti (Il caimano, Habemus Papam) e Silvio Soldini (Giorni e nuvole), [...] Vai alla recensione »