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Ultimo aggiornamento domenica 24 gennaio 2016
Russell Crowe protagonista e regista di un dramma che omaggia la storia della terra che gli ha dato i natali. In Italia al Box Office The Water Diviner ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 1 milioni di euro e 526 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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1919. L'agricoltore australiano Joshua Connor, ormai solo dopo la morte della moglie, decide di partire per la Turchia. Da lì, e più precisamente da Gallipoli, non hanno fatto mai ritorno i suoi tre figli partiti anni prima per combattere nell'ANZAC (Australian and New Zealand Army Corps). Connor dovrà superare gli ostacoli frapposti dalla struttura burocratica dell'esercito ma troverà un valido aiuto nel maggiore Hasan che nel corso della guerra si trovava sul fronte opposto.
Quando in un film risuona il nome di Gallipoli la memoria dell'appassionato di cinema non può non ritornare a Gli anni spezzati di Peter Weir. Si tratta di un modello inarrivabile e Russell Crowe ne è sicuramente consapevole nel momento in cui affronta la sua prima regia tornando ad occuparsi di quello che fu letteralmente un massacro di giovani soldati australiani che già, a poca distanza dagli avvenimenti, venne portato sugli schermi australiani da ben due società di produzione cinematografica. Se però Weir lo raccontava dall'interno, Crowe decide di omaggiare la storia della terra che gli ha dato i natali partendo da un doppio esterno. Inizialmente infatti veniamo collocati non nelle postazioni australiane ma invece nelle trincee turche e a seguire siamo condotti a 9000 miglia di distanza in Australia dove Connor, quattro anni dopo, deve combattere quotidianamente con l'assenza dei figli e con il senso di colpa per aver consentito loro di partire. Connor è un rabdomante e così come è abile nel trovare corsi d'acqua sotterranei sente il bisogno di estrarre dalla terra martoriata dai combattimenti i corpi di coloro a cui ha dato la vita.
Crowe è stato attratto da una scoperta fatta dallo sceneggiatore australiano Andrew Anastasios il quale ha letto, in un rapporto del colonnello incaricato delle ricognizioni su quello che era stato un campo di battaglia, questa frase: "Un vecchio è riuscito ad arrivare qui dall'Australia per cercare la tomba di suo figlio". Crowe non si traveste da vecchio e si permette anche una storia d'amore fatta di sguardi e di frasi reticenti ma si percepisce l'interesse che ha per una storia che parla di atrocità ma anche della possibilità di trovare negli esseri umani (anche di coloro che erano 'nemici' da eliminare) dei punti di condivisione. Si lascia però attrarre da una forma di narrazione molto classica che in più di un'occasione ricalca personaggi e situazioni già visti sul grande schermo. Il suo tocco personale (si potrebbe dire anche l'intenzione nascosta che lo ha spinto a dirigere questa storia) lo si avverte nella scena ripetuta in cui i tre fratelli si ritrovano feriti insieme. Ognuno esprime la propria sofferenza in modo diverso e proprio per questo l'assurdità della guerra (e di quel massacro in particolare) emerge con particolare forza.
Bel film con scenari e paesaggi suggestivi. I colori e le luci sono mozzafiato. Interessante il punto di vista del regista riguardo ai fatti storici accennati. Non vuole essere un rifacimento degli Anni Spezzati di Peter Weir, è una storia d'amore, di speranza e, soprattutto, di riconciliazione. Il rispetto e l'amicizia che nasce tra il protagonista e l'ufficiale dell'esercito [...] Vai alla recensione »
Con la sua prima esperienza da regista l'attore neozelandese Russell Crowe, star hollywoodiana di prima grandezza da quando, quindici anni fa, è stato Il gladiatore per Ridley Scott, torna su un episodio storico che già aveva ispirato il film Gli anni spezzati del regista australiano Peter Weir, nel 1981. Oggi, in più, Crowe può contare sul favore, e la conseguente crescita di attenzione, del centenario [...] Vai alla recensione »