Prima di andar via

Film 2014 | Drammatico +16 65 min.

Anno2014
GenereDrammatico
ProduzioneItalia
Durata65 minuti
Regia diMichele Placido
AttoriGiorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini, Aurora Peres, Vanessa Scalera Francesca Alunno.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Michele Placido. Un film con Giorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini, Aurora Peres, Vanessa Scalera. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2014, durata 65 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Lo strano silenzio del figlio grava sulla tavola e preannuncia un epilogo della serata diverso dal previsto.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Cinema
Trailer
Un'opera concettuale in cui la scrittura troppo manipolata non si fa davvero carico delle crepe che racconta.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 26 novembre 2014
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 26 novembre 2014

Interno sera. Una famiglia è raccolta intorno al tavolo a cena. Tra un piatto e l'altro, genitori e figli si raccontano il rispettivo quotidiano, le rispettive ansie, esperienze, vicende. La serenità del confronto e il chiacchiericcio sommesso è rotto improvvisamente da Francesco, figlio adorato e fratello maggiore di due sorelle. Francesco ha perso tre mesi prima la moglie Giovanna e adesso ha deciso di farla finita con la vita. Invece di scrivere una lettera di commiato ha preferito dire a voce il suo disagio e abbracciare per l'ultima volta i suoi familiari, che attoniti provano a capire, provano a dissuaderlo, provano a fermarlo. A fermarlo sulla porta con un abbraccio serrato, con i pugni stretti, con le parole urlate, con le lacrime gelate, con la rassegnazione stanca, prima che vada via.
Lo aveva già fatto con Ovunque sei Michele Placido, andando oltre e provando a raccontare la morte. Non la morte 'spettacolo' dei e nei telegiornali ma quella invisibile, quella che rende invisibile Francesco, che da troppo tempo si vede vivere invece di vivere. Muovendo dalla pièce teatrale di Filippo Gili, le cui questioni fondanti sono l'individuazione dei confini e le possibilità della libertà, Placido realizza un film al limite con la morte e la sua esperienza, concedendosi ancora una volta, e in una cinematografia come quella italiana, l'escursione verso territori inediti e inospitali. Archiviato per il momento il naturalismo narrativo del suo cinema, il regista infila il teatro e l'ambiguità enunciativa. A partire dal Francesco di Filippo Gili, che si dà come soggetto guardante, all'inizio prima ancora di parlare è uno sguardo in soggettiva sulla famiglia raccolta a tavola, e poi diventa oggetto di visione. Da quel momento il guardare e il guardarsi scandiscono l'evoluzione emotiva del suo personaggio, fino all'epilogo che conferma l'intenzione del prologo e trasforma Francesco in ombra accanto alla moglie defunta, ombra che scivola sui volti fuori fuoco della madre e del padre, che lo avevano messo al mondo, nel mondo. Francesco introduce nel rassicurante focolare familiare la nozione di suicidio, che suggerisce implicitamente l'esistenza di un'autonomia, di una forma di libero arbitrio nella presa di decisione e nell'esecuzione di tale decisione. Da quel momento Placido configura Prima di andar via come una sorta di opera concettuale dove i protagonisti, agitati da un eccesso d'amore, vagano sulla scena con un andamento sonnambolico. Da questa deambulazione ipnotica si risvegliano a turno per provocare e ridestare l'istinto vitale del proprio figlio, del proprio fratello. Ma Francesco è determinato a mettere fine al suo vivere 'senza qualità', facendosi per genitori, sorelle e spettatori, agente spiazzante e misterioso che disorienta e sgomenta. Se Placido dimostra che la realtà può trovare nella finzione e nella rappresentazione la chiave per innescare (e qualche volta sublimare) i conflitti 'dal sottosuolo', nondimeno la vita dei suoi personaggi patisce quella stessa finzione. Lontani dall'essere reali estensioni della gamma delle emozioni umane, gli attori espongono senza vivere, senza eccedere la maschera ed emergere la persona. Forse a causa di un testo drammaturgico che prevarica i personaggi e la loro visione del mondo, forse per l'improbabilità dei dialoghi. Una scrittura troppo manipolata e poco sincera, con un ritmo monocorde e bidimensionale che non si fa davvero carico delle crepe che racconta e a cui fa fronte soltanto il padre ostinato e accanito di Giorgio Colangeli.

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