| Anno | 2014 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Iran |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Nima Javidi |
| Attori | Payman Maadi, Negar Javaherian, Mani Haghighi, Shirin Yazdanbakhsh, Elham Korda Roshanak Gerami, Alireza Ostadi, Saba Gorginpour, Mehrnoosh Shah Hosseini, Vida Javan, Parastoo Moghaddam, Maral Mokhtari, Masoud Naziri, Artin Pashang, Ali Reza Rashidi, Martin Shamoonpour. |
| Uscita | giovedì 27 novembre 2014 |
| Tag | Da vedere 2014 |
| Distribuzione | Microcinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,30 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento domenica 15 marzo 2015
Un film drammatico e teso come un thriller, in cui la menzogna e il senso di colpa rischiano di segnare il destino di due esseri in procinto di cambiare radicalmente la loro vita.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Amir e Sara sono una giovane coppia in procinto di lasciare l'Iran per la lontana Australia, per ragioni di studio. Il film entra in casa loro mentre inscatolano le ultime cose e si danno appuntamento con i parenti più stretti per i saluti all'aeroporto. È tutto pronto, il futuro è alle porte. Occorre solo che un vicino di casa passi a riprendere la sua bambina di pochi mesi, che la babysitter ha lasciato in custodia a Sara. Ma qualcosa non va: la bambina, che credevano addormentata, non dà segni di vita.
C'è la forza violenta dell'imprevedibilità alla base di questo racconto, piccolo nei mezzi ma non nelle ambizioni. Quella forza che viene a smantellare i piani degli esseri umani, a metterli alla prova per riscrivere loro la strada o per testare i limiti di quella stessa umanità.
Come già in Una Separazione di Ashgar Farhadi, con il quale questo film instaura un colloquio così stretto che dal film di Farhadi si direbbe direttamente ispirato (ben al di là della presenza dello stesso attore), la generazione dei trenta-quarantenni iraniani di oggi viene inquadrata di fronte a una scelta morale da fare, a una responsabilità da assumere o da rifiutare. Ma ci sono cose che fanno la differenza e che permettono di distinguere anche epidermicamente il prototipo di rilievo dall'epigono accattivante ma più gonfio che pieno.
L'opera prima di Nima Javidi, estremamente ben architettata negli snodi narrativi e nella tempistica dell'andirivieni teatrale delle figure coinvolte, manca di quel terzo sguardo che nel film di Farhadi era incarnato dalla figlia della coppia, ed è una mancanza significativa, che deruba l'opera di un'intera dimensione, quella più ampia e politica, quella che si apre sul cambiamento. Qui il dramma, nonostante l'altrove evocato nel titolo, resta cementato nella dinamica di coppia e nell'esercizio cinematografico in stile kammerspiel.
La bravura degli attori protagonisti, la modalità con la quale è tratteggiata la loro relazione, con lo stretto indispensabile, e la tensione del prologo fanno vibrare qualche corda, ma il sentimento è il grande escluso di questo film, che bada alla dinamica narrativa prima che a tutto il resto (ma come farsi andar bene, allora, tutte quelle piccole forzature?) I due possono solo immaginare le conseguenze dell'accaduto, ma è un sentire per procura, che fa il gioco del giallo e poco più. Sfuma così anche una possibile dimensione più intima del film. Resta la certezza delle capacità di Javidi e la speranza che il suo cinema futuro saprà aggiungere cuore e sostanza alla tecnica e all'idea.
Iran. Una giovane coppia è in procinto di partire per Melbourne. Tutto però viene messo in discussione quando i due si accorgono che la bambina affidatagli da una babysitter è morta nel loro letto. Il cinema iraniano appare più vivo che mai e non solo per la recente affermazione di Taxi ma anche per i bellissimi Una separazione e Il Passato.
Inquadrato tra l'arrivo e la partenza i un taxi, Melbourne di Nima Javidi è il primo film d'esordio presentato dalla Settimana della Critica. Le generazioni di cinema iraniano si susseguono, con la caratteristica di un livello sempre alto di realizzazione e questo non fa eccezione, anzi ci porta una visione nuova della realtà iraniana soprattutto perché il racconto si fa geometrico, astratto.