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Ultimo aggiornamento venerdì 4 marzo 2016
Ascesa e caduta di un clan criminale napoletano attraverso il racconto di un boss e della sua famiglia, scissa tra l'aspirazione a una vita borghese e le pulsioni profonde della sopraffazione. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Milionari ha incassato 70,2 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Marcello Cavani è stato l'uomo più ricco di Napoli negli anni della 'dolce vita' e di Diego Armando Maradona. Marito, padre e criminale, gestisce il Rione Monterosa come una bisca e in nome di Don Carmine, contabile e squalo che ha fatto strada a colpi di pistola. Padrino dei fratelli Cavani, tutti ugualmente compromessi con la Camorra, Don Carmine fa il bello e il cattivo tempo fino alla pensione, ritirandosi in favore del figlio, con cui 'famiglia' e affari conoscono declino e carcere. Latitante in Spagna, Marcello Cavani negli anni ha perso tutto, fratelli, carisma, denaro ma soprattutto la libertà di godersi e di godersela. Rintracciato e arrestato per traffico di droga, diventerà collaboratore di giustizia dentro uno speciale programma di protezione.
Ispirato al libro omonimo di Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Gensini e alla vita del camorrista Paolo Di Lauro, I milionari delude le aspettative maturate con Henry, noir giallo che sperimentava soltanto due anni prima nuove possibilità. Con I milionari, storia della formazione criminale del giovane Marcello Cavani, il cinema di Alessandro Piva subisce una battuta d'arresto. Indifferente alla lezione de I Soprano e al ciclone Gomorra di Saviano, il nuovo film del regista barese non aggiunge niente alla comprensione del fenomeno criminale se non quello di accrescerne il fascino. I milionari ripete un discorso imparato a memoria mille volte, replicando la dimensione colorita e folcloristica, disegnando boss carismatici e dipingendo banditi charmant che hanno il volto del divo di turno. Eppure le sedute analitiche di Tony Soprano avevano smentito e smitizzato il mafioso, disorientando lo spettatore con un approccio decisamente adulto e multidimensionale.
Saviano e poi Garrone da parte loro hanno invece colto molto bene la relazione mafia e società, che non è di separazione ma di integrazione. Ancora una volta invece il boss viene visto nella sua sacralità di potente e cattivo, sovrano di un mondo a parte, che per la sua specialità emana fascino. Il protagonista di Francesco Scianna, legato a una moglie che accetta i privilegi economici e sociali che il consorte gli offre ma di cui preferisce ignorare la provenienza, è certamente un primo e apprezzabile tentativo di descrivere un criminale alle prese con piccoli grandi problemi familiari. Tentativo che non riesce però a rovesciare gli stereotipi della narrazione, a mettere in scena il fuoricampo, ovvero i retroscena del potere mafioso, qui nella sua declinazione camorristica.
Dislocato a Napoli, I milionari non riconosce l'ambiente che rappresenta e ripropone un dilemma che pare insormontabile per il cinema italiano. Stabilito che il racconto per immagini dell'universo criminale è un terreno minato, è possibile rappresentare la mafia senza celebrarla e quali sono le idee percorribili in materia?
Per chi è di Napoli la banalizzazione di una camorra tamarra come i più recenti film e serie tv di mafia ci mostrano sta diventando una spina in un fianco. Ho sentito criticare questo film per non avere scene spettacolari ( cosa tra l'altro non vera perchè l'aspetto action è comunque persistente), io in realtà ho veramente apprezzato la serietà con [...] Vai alla recensione »
Marcello "Alendelòn" Cavani è ricco e criminale. Anzi, è il più ricco di Napoli. Membro ed "erede" della famiglia mafiosa del padrino Don Carmine, Cavani passa dalle stelle alle stalle, divenendo prima latitante e poi collaboratore di giustizia sotto protezione. È un vero peccato che I milionari arrivi fuori tempo massimo. La gestazione - a detta del regista barese, apprezzato dall'esordio La capogira [...] Vai alla recensione »