| Titolo internazionale | Zoran, My Nephew the Idiot |
| Anno | 2013 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia, Slovenia |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Matteo Oleotto |
| Attori | Giuseppe Battiston, Teco Celio, Rok Prasnikar, Marjuta Slamic, Roberto Citran Riccardo Maranzana, Jan Cvitokovic, Ariella Reggio, Peter Musevski, Ivo Barisic, Jan Cvitkovic, Maurizio Fanin, Mirela Kovacevic, Rossana Mortara, Doina Komissarov, Sylvain Chomet, Karolina Cernic, Marco Valdemarin, Pierpaolo Bordin, Giorgio Wernigg, Joze Bukovec, Bogdana Bratuz, Massimo Devitor, Paolo Boro, Ivan Prugnola, Luigi Spesot, Alessandro Gregorat, Alessandro Bressan, Ruggero Giraldi, Fabio Comelli, Enrico Luca, Erminio Amori, Paolo Brumat, Marc Biscontini, Matteo Oleotto. |
| Uscita | giovedì 31 ottobre 2013 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| MYmonetro | 3,07 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 5 febbraio 2014
L'oziosa e pigra routine di Paolo verrà interrotta da un ospite inatteso. Sarà un'ottima occasione di svolta nella sua vita. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 2 candidature a David di Donatello, Il film è stato premiato a Venezia, a 8 ½ Cinema Italiano, In Italia al Box Office Zoran, il mio nipote scemo ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 592 mila euro e 95,7 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Paolo Bressan è un uomo cinico col vizio del vino e della menzogna, con cui mette in difficoltà il prossimo e prova a riconquistare la sua ex moglie. Occupato presso una mensa per anziani, è svogliato e sgraziato con gli amici del paese che gli danno ricovero nelle difficoltà, contenendone l'incontinenza e la boria. Tra un bicchiere di vino e un piatto di gulash, 'eredita' un nipote da una lontana zia slovena, a cui dovrà dare ospitalità il tempo necessario perché la burocrazia faccia il suo corso e il ragazzo si stabilisca in una casa-famiglia. Zoran, adolescente naïf nascosto dietro un paio di grandi occhiali, è un ragazzino colto che parla un italiano aulico e gioca bene a freccette. Accortosi molto presto del talento del nipote nel lanciare e colpire sempre il centro, Paolo è deciso a sfruttarne la disposizione, iscrivendolo al campionato mondiale di freccette. Spera in questo modo di vincere sessantamila euro e di sistemarsi per sempre lontano dalla provincia friulana. Niente andrà come previsto e Paolo farà finalmente i conti con se stesso e coi sentimenti degli altri.
Opera prima di Matteo Oleotto, Zoran, il mio nipote scemo si svolge in un piccolo paese della provincia friulana che, come quella di Andrea Molaioli contempla 'lo scemo del villaggio' ma declina la storia in commedia. 'Alterato' da uno sguardo etilico, Zoran, il mio nipote scemo descrive un territorio e un soggetto che il regista goriziano conosce bene, dedicandosi alle vigne e al vino nel tempo libero. E il vino è senza dubbio la materia di cui è fatto il film di Oleotto e il sogno del suo protagonista.
Praticando leggerezza e sorriso, Zoran, il mio nipote scemo gravita intorno a due nodi narrativi, il caso e l'occasione. Il caso, la morte improvvisa di una zia dimenticata e forse mai conosciuta, offre al Bressan di Giuseppe Battiston l'occasione di dare una svolta alla propria vita, trasformandola, nell'epilogo, in esperienza di vita. A innescare il gioco è un ragazzino che riuscirà a 'invischiare' uno zio ruvido e ubriacone in qualcosa che Paolo Bressan non aveva previsto e che ha a che fare con la riscoperta dei sentimenti e dell'amore.
Punteggiata da siparietti, risate grasse e gomiti alzati, la commedia di Oleotto si muove al ritmo di una canzone popolare, zeppo di "buone cose di pessimo gusto". Libero e svagato, poggia come tralcio alla vite sulle spalle larghe di Giuseppe Battiston, a cui Oleotto affida un personaggio bisbetico, che conferma e rinnova all'attore il consenso del proprio pubblico. Rok Prašnikar, efficace e intenso alla sua prima prova, resiste a un personaggio fuor di misura e a uno zio cialtrone, che infila osterie e scorciatoie. La scrittura caricaturale e l'eccessivo buonismo annullano tuttavia la candida percezione della vita del nipote Prašnikar, che tutt'altro che scemo riassorbe e in qualche occasione neutralizza la sfacciata (e villana) piacioneria dello zio Battiston. Come un buon vino friulano, Zoran, il mio nipote scemo si beve e lascia nel finale in bocca un sapore amabile e rotondo.
Sarà perché il vino lo produce che Matteo Oleotto, 37 anni di Gorizia, dedica questo suo primo film a quel Friuli dove l'osteria è il centro sociale dei paesi e il vino spesso il solo compagno dei vecchi rimasti soli. Zoran, il mio nipote scemo di produzione italo-slovena (il 3 settembre alla Settimana della critica), è uno di quei film che inneggiano all'innocenza degli esclusi con una grazia ironica e raffinata, malgrado i suoi personaggi, dalla dolce pronuncia friulana, siano in gran parte alcolizzati, del tipo naturalmente simpatico e innocuo. Giuseppe Battiston, sempre più massiccio e dai capelli sudici è grande come quarantenne di pessimo carattere, abbarbicato al vino e al suo amaro destino di scapolo. Per la morte di una zia slovena si vede affibbiare un timido sedicenne che ha imparato L'italiano forbito della cattiva letteratura. Lo detesta naturalmente, fino a quando il timido ragazzino si rivelerà un campione di freccette. Gli attori sono sloveni e italiani e, come per L'arbitro, si pensa che non sarebbe stato insensato inserirlo nella mostra principale, tanto più che pare finito il tempo dei capolavori e forse certi piccoli film ben fatti, poveri Davide dei tempi di penuria, potrebbero tener testa ai Golia delle mastodontiche produzioni americane.
Da La Repubblica, 28 agosto 2013
Cinque anni di lavoro «per raccontare il mio mondo, fra Friuli e Slovenia, fatto di botti, gulasch, vino e personaggi legati alla realtà. Ho parlato del progetto con Giuseppe Battiston, che ha collaborato a farlo crescere, abbiamo shakerato tutto perbene ed è nato Zoran, il mio nipote scemo». Lo dice il regista Matteo Oleotto, unico italiano in gara alla Settimana della Critica e in sala con Tucker Film («speriamo esca a novembre» dice il produttore Igor Princie).
Protagonista della storia è Paolo (Giuseppe Bat tiston), 40enne amante del buon vino e ancora innamorato dell'ex moglie che continua a «tampinare». L'uomo, un giorno, si ritrova un'eredità inattesa: ll nipote sedicenne Zoran (Rok Prasnikar), un po' strano, ma che si rivela un imbattibile campione di freccette. Una qualità che lo zio pensa di sfruttare, ma le cose non andranno come immagina...
«Il mio personaggio, Paolo Bressan - dice Giuseppe Battiston - si è impossessato di me e fa fatica a abbandonarmi ogni tanto. Tipologie umane come lui non sono diffusissime, ma ce ne sono. ll nostro obiettivo principale era raccontare personaggi veri e credibili. Abbiamo cercato di evitare in tutti i modi gli aspetti macchiettistici e grotteschi, anche attraverso le miserie, la violenza fisica e verbale di Paolo verso gli altri. È un personaggio di cui si ride, ma che non è autoironico. Sta da solo non perché ama la solitudine, ma perché è egoista, si è giocato la partita della propria esistenza. Interroga ogni giorno il proprio futuro dal fondo di un bicchiere vuoto di vino».
Rok Prasnikar al suo debutto sul grande schermo, che il regista ha trovato dopo aver visto nei provini 650 ragazzi fra Italia e Slovenia, è rimasto conquistato da Zoran: «E un adolescente diverso da tutti altri, originale, con un proprio mondo. Con Matteo abbiamo provato a raccontarlo».
Da La Gazzetta del Mezzogiorno, 28 agosto 2013
Sul cinema italiano un po' troppo "romanocentrico" finalmente soffia un po' di vento da nordest. Divertente, ironico, ad alto tasso alcolico, velato di sofferenza e di quella apparente tristezza della provincia (che forse non salverà il mondo, ma oggi è la vera zattera che ci tiene a galla nella crisi), ZORAN è un piccolo gioiello grezzo, quasi fatto "a mano" [...] Vai alla recensione »
La potente figura di Battiston domina (ben "contrastato" dal ragazzo coprotagonista) la curiosa scena del piccolo ma non trascurabile film ambientato (e coprodotto) tra Italia e Slovenia. Bressan è un cialtrone, alcolista dissacratore e senza rispetto per niente, lavoricchia in una mensa, si fa invitare a pranzo dall'ex moglie che si è messa con un pesce lesso tutto chiesa e hobby (Roberto Citran) [...] Vai alla recensione »