| Titolo originale | Vijay and I |
| Anno | 2013 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Belgio |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Sam Garbarski |
| Attori | Moritz Bleibtreu, Patricia Arquette, Danny Pudi, Michael Imperioli, Catherine Missal Jeannie Berlin, Moni Moshonov, Hanna Schygulla, Michael Gwisdek, George Akram, Joel Brody, Tess Bryant, Jeff Burrell, Antonia Dauphin, Nat DeWolf, Tania Garbarski, Megan Gay, Jerry Hyman, Leila Lallali, Ron Moreno, Wade Mylius, Damiyr Shuford, Tah von Allmen. |
| Uscita | giovedì 13 febbraio 2014 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| MYmonetro | 2,61 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 14 febbraio 2014
Sam Garbaski, già regista di Irina Palm con Marianne Faithfull, dirige una commedia tragicomica che è stata presentata in prima mondiale al 66° Festival del film di Locarno.
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CONSIGLIATO NÌ
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Will è un attore di origine tedesca che ha da tempo dovuto abbandonare i suoi sogni di gloria per indossare lo scomodo costume di un coniglione verde in uno show televisivo per bambini. Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, in seguito a un equivoco, viene dato per morto senza che sia possibile recuperarne il cadavere. Will decide allora di assistere al proprio funerale sotto le mentite spoglie di un elegante signore indiano di nome Vijai. Il travestimento, che avrebbe potuto essere solo provvisorio, rischia di rimanergli appiccicato addosso.
Sam Garbaski è l'autore di una delle più riuscite commedie dal retrogusto amaro di inizio millennio, quell'Irina Palm che mostrò al mondo come si possano trattare i temi più scabrosi e potenzialmente volgari con eleganza e humour senza mai dimenticare l'umanità dei personaggi. Presentato in prima mondiale al 66° Festival del film di Locarno Vijay - Il mio amico indiano è una nuova commedia che affonda le radici nella classicità sia letteraria che cinematografica. Perché a uno spettatore italiano non può non venire in mente, pensando allo spunto iniziale, il pirandelliano "Il fu Mattia Pascal" così come il nome Will e l'origine tedesca del protagonista (un come sempre ottimo Moritz Bleibtreu) non possono non far riandare con la memoria ai tanti registi (Billy Wilder innanzitutto, dato il genere del film) che dalla Germania si trasferirono negli States. Garbaski si muove con la consueta levità su un tema 'difficile' come quello della morte per andare oltre. Ciò che gli interessa, ancora una volta come in Irina Palm è studiare quanto l'essere umano sia in grado di indossare maschere per rendersi accettabile agli altri oppure per sopperire a momenti di profonda difficoltà.
Così come Irina/non più giovane e bisognosa di un lavoro per aiutare il figlio diventava una ricercata manipolatrice di peni in un peep show di infimo ordine, Will cerca una risposta al proprio fallimento come attore e come uomo in un nuovo personaggio che lo trasforma al punto da farlo divenire seduttore di una moglie che desidera ardentemente Vijay mentre si era del tutto allontanata da Will. Ecco allora un film sul bisogno che molti hanno di sfuggire all'enorme carta vetrata dell'abitudine e della quotidianità, capace di appiattire sentimenti e sensazioni che sembravano dover essere eterne. Garbaski ha, come dicevamo, il dono della leggerezza del tocco (sarà perché oltre a Wilder ama Lubitsch?) e anche se questa volta una certa prevedibilità fa un po' da zavorra alla sceneggiatura, riesce ancora a sorprenderci in un finale molto 'europeo'.
Film in cui si racconta di un uomo sposato e padre di una ragazza adolescente il quale ormai ha raggiunto in famiglia una condizione di freddezza tale nel rapporto con i propri congiunti per cui egli si trova in un momento di profonda crisi e scoramento. Facendo di mestiere l'attore-pupazzo in un serial TV per bambini ed in seguito ad un incidente capitatogli il protagonista decide [...] Vai alla recensione »
Una tragicommedia che è sin troppo facile definire pirandelliana: «Vijai, il mio amico indiano» ribadisce le potenzialità del regista Gabarsky dello spassoso «Irina Palm», in questo caso ancora più accurato nei toni favolistici, i contrappunti intimistici e le variazioni di stile già percepibili al momento dei titoli di testa. Non è consentito svelare molto della trama perché riguarda i sorprendenti [...] Vai alla recensione »