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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 febbraio 2021
Il debutto alla regia di Alessandro Gassman, tratto dalla piece teatrale "Cuba and his Teddy Bear" dello scrittore cubano Reinaldo Podov. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, 2 candidature a David di Donatello,
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CONSIGLIATO SÌ
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Roman è un pusher rumeno arrivato in Italia trent'anni fa con la madre e un panino con la maionese. Devoto alla Madonna Nera, a cui lo lega un voto, prega ogni giorno per suo figlio e per il suo futuro, che sogna radioso e lontano dalla periferia. Nicu ha pochi anni e tanta vergogna delle sue origini, che nasconde alla sua ragazza. Invadente e chiassoso, Roman (soprav)vive per Nicu, spacciando coca e affidandosi in terra alla benevolenza e alle conoscenze di un avvocato scaltro, che qualche anno prima gli aveva evitato la galera. Sulla strada si accompagna con Geco, socio in affari pugliese, che media la relazione padre e figlio. Nicu ama suo padre ma cerca confronto e riconoscimento lontano da lui e sulla terrazza di Talebano, un tossicodipendente che vanta una cultura spicciola. Affascinato dall'allure maledetto dell'amico, Nicu decide di sfidare il padre allo stesso gioco, comprando droga e rivendendola a un sedicente 'professore'. Inconsapevole e immaturo, finisce per mettersi nei guai e per compromettere gli affari del genitore, segnandone il destino.
Tutto è nero e vive di estremi nella provincia di Latina, dove un padre, abbruttito dalla vita e dalle scelte fatte che lo assediano attraverso una madre disperata e recriminante, si prende cura di suo figlio. Litigioso e impetuoso, il padre di Alessandro Gassman testimonia un affetto costante, assiduo e testardo dentro un mondo opaco e materiale, frequentato da biechi avventori che minacciano ogni giorno l'equilibrio fragile del suo mondo. Un mondo che confida nella legge e nella preghiera per aprire alla sua prole le porte della cultura e del benessere. Ma affrancarsi dagli spacci dell'inferno non è facile, richiede un sacrificio e ha un prezzo altissimo per chi viene dall'Est a tentare con una manciata di polvere i figli di una nazione ospitante e respingente.
Scritto, diretto e interpretato da Alessandro Gassman, Razzabastarda si organizza intorno alla presenza reale, nel bene e nel male, della figura paterna, riflettendo, in maniera decisamente naîf, sulla 'dipendenza' e sull'idea dell'avvenire come possibilità. Ispirata alla piece teatrale "Cuba and his Teddy Bear", l'opera prima di Gassman si perde dentro un bianco e nero sparato, da cui esce soltanto attraverso nuvole di fumo, che ricadono in un interno rosso e magico, promettendo una redenzione impossibile. In bilico tra film di genere, esplorazione linguistica e sproloqui etnici, Razzabastarda prende di petto una materia bollente fatta di pulsioni violente e nefandezze, riscatti sociali e condanne filiali, inserendola dentro un set immaginifico e iperrealista, un mondo di fasci di luce e implosioni di colori. Il conflitto luministico, in cui Nicu si allena alla feroce competitività del mondo degli adulti e che esemplifica forse il contrasto tematico e narrativo del film (padre-figlio, locali-immigrati, spacciatore-cliente), è fuori misura, invadente e 'insensibile' al mondo sensibile che racconta: una bildung, una storia di formazione in cui è la realtà stessa, con la sua fatale ferocia, a imporre a un adolescente di crescere senza diventare mai veramente grande. Le potenzialità di una favola arcaica e feroce, uscita fuori dalle viscere ed estranea ai riti della modernità, finiscono per irrigidirsi in una scrittura programmatica e prevedibile che sciorina le sue maschere ovvie e stereotipate: il padre ruvido ma bonario, la prostituta fragile e seducente, il cattivo ottuso e prepotente. Le vedi e sai già come agiranno, figurine incapaci di stupire, affondate in un buio denso e pulp, costruite per dare allo spettatore la conferma di quel che si aspettava. Razzabastarda è una denuncia urlata a squarciagola e caricata di un artificioso accento rumeno, una favola nera in cui infila la testa senza imparare a vedere il giovane protagonista di Giovanni Anzaldo.
Film tratto dalla pièce teatrale dello scrittore cubano Reinaldo Podov dove si racconta il rapporto esistente tra un padre ed un figlio rumeni che vivono le proprie giornate in un campo nomadi alla periferia della città di Latina. Quelle del padre, che ha scontato vari anni in galera a causa di un omicidio, sono caratterizzate da trattative di spaccio di droga e losche amicizie, [...] Vai alla recensione »
Cinema duro, anzi durissimo e una firma che merita stupore. Alessandro Gassmann, infatti, non si crogiola più da un pezzo nel celebre cognome, bensì osa, sperimenta e lavora per dimostrare giustamente di essere diventato un nome. L'esordio alla regia, in questo senso, è apprezzabile e finanche dignitoso nel ritmo e nella forma, ma non lascia il segno di qualità autoriale al quale aspirerebbe: «Razzabastarda [...] Vai alla recensione »