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Ultimo aggiornamento venerdì 8 maggio 2015
La storia di un abilissimo imitatore che viene sfruttato dai Servizi Segreti per fare alcune telefonate con la voce di un Ministro morto d'infarto. In Italia al Box Office La voce - Il talento può uccidere ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 11 mila euro e 9,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Gianni era un bravissimo imitatore con un grande problema psicologico che gli impediva di riconoscersi allo specchio e affermare la propria vera identità. Un problema con radici in un trauma infantile e che, insieme al grande senso di colpa per aver preso parte ad uno schema criminale servendosi del proprio talento vocale, lo ha portato al suicidio. Anni dopo la figlia Giulia indaga sulla morte del padre cercando di scoprirne le ragioni e comincia la sua ricerca dallo psicanalista che aveva in cura Gianni. Ma la ragazza non si limita ad una lettura psicanalitica e, a suo rischio e pericolo, percorre anche la pista delle collaborazioni di suo padre a quel piano criminale che ha coinvolto magistrati e servizi segreti, produttori televisivi e giornalisti, ministri ed escort.
La voce narra la storia dark dell'Italia come un B-movie vecchio stile, assai contrastato nei toni, con dialoghi sopra le righe e una fotografia sporca, fatta di primissimi piani e luci di taglio. Una vicenda scritta e diretta da Augusto Zucchi, attore, sceneggiatore e regista teatrale qui al suo lungometraggio di esordio.
L'idea di partenza è davvero interessante, perché fa leva su un personaggio che ha segnato la televisione (e la cultura pop) italiana con la sua presenza carismatica e inquietante: Alighiero Noschese, l'imitatore che si è tolto la vita, pare, in seguito ad una profonda crisi di identità. Noschese è davvero un personaggio di grande potenziale drammaturgico, ed è sorprendente l'interpretazione di Rocco Papaleo nei panni dell'imitatore tormentato dal fantasma del suo illustre predecessore. Papaleo mette a frutto la sua versatilità d'artista e la duttilità della sua voce per calarsi nei panni di un uomo-maschera che vive un'esistenza allucinata e straniante misurando per gradi lo scollamento progressivo dal proprio vero sé e la graduale distanza dalle convenzioni di un mondo che lo esclude.
Per quanto la messinscena sia eccessivamente artigianale ed eccessivamente caricata (al limite del caricaturale, con l'eccezione di Papaleo), spesso cinematograficamente sgrammaticata e totalmente priva di mezzi toni e sfumature, il risultato è curiosamente disturbante. Chi ha nostalgia dei film complottisti anni Settanta (di grana grossa) e chi è curioso di vedere alla prova il talento drammatico di Rocco Papaleo, con tanto di scena en travesti, è invitato alla visione.
Noir, grottesco, thriller.. tutto condensato in un B Movie a bassissimo budget con molti attori non professionisti o comunque non di primo (nè secondo) piano. Si salva Papaleo, intenso, che comunque preferisco in ruoli comici. La realizzazione tecnica, azzeccatissima, ricalca i film anni 70, con pellicola scolorita e toni molto tenui e spenti, quasi un bianco e nero.
Inquietante poliziesco, intinto nella fantapolitica. Perché si è ucciso l'imitatore Gianni? Tutto cominciò quando il suo analista fu contattato dai servizi segreti. Doveva convincere il paziente a duplicare la voce di un ministro, defunto tra le braccia di una squillo, per posticiparne la morte in circostanze meno imbarazzanti. Superata la prova, il gioco si fece ben più rischioso.