Acrid

Film 2013 | Drammatico +13 94 min.

Anno2013
GenereDrammatico
ProduzioneIran
Durata94 minuti
Regia diKiarash Asadizadeh
AttoriSaber Abar, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Nawal Sharifi, Shabnam Moghaddami, Mahsa Alafar, Roya Javidnia .
Uscitagiovedì 11 giugno 2015
DistribuzioneImagica Original
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Kiarash Asadizadeh. Un film con Saber Abar, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Nawal Sharifi, Shabnam Moghaddami, Mahsa Alafar, Roya Javidnia. Genere Drammatico - Iran, 2013, durata 94 minuti. Uscita cinema giovedì 11 giugno 2015 distribuito da Imagica Original. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Opera prima delicata e perfetta, disegna la realtà senza inciderla ma cedendo in alcuni momenti all'autocompiacimento.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 15 novembre 2013
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 15 novembre 2013

Fuori e dentro Teheran si incrociano e legano i destini di quattro donne. Soheila è un'infermiera che vive senza intenzioni il matrimonio con marito, ginecologo affermato e infedele cronico, Azar è la segretaria del marito di Soheila, appena assunta e già oggetto delle attenzioni dell'uomo, Simin, insegnante di chimica separata da un marito violento, è l'amante del marito di Azar, ossessionata dalla gelosia e da un compagno che non sopporta più, Mahsa è una studentessa universitaria, allieva di Simin e figlia di Soheila, a cui confessa al telefono il suo giovane amore per un ragazzo che sogna già di sposare. Alle prese con gli uomini dentro un Paese che non vuole cambiare, Soheila, Azar, Simin e Mahsa provano a decidere del proprio destino resistendo, troncando, rilanciando, fuggendo lontano.
Aggiornando il soggetto de Il cerchio di Jafar Panahi e riproponendone la struttura circolare, Acrid mette in schermo un coro di donne nell'Iran contemporaneo. Ma se il cerchio di Panahi perimetrava il campo di azione delle donne, che si muovevano al suo interno e da cui non potevano uscire, la circolarità di Kiarash Asadizadeh assume una valenza positiva, che non esclude ma comprende. Le protagoniste di Acrid si muovono nello stesso campo, si confrontano con mariti, fidanzati, amanti e si ritrovano alla fine nella stessa identica situazione ma ognuna di loro reagisce diversamente e compie un tragitto altro e consapevole. Il raggio di azione dei personaggi non è più limitato e il senso della limitazione non ha un equivalente fisico e concreto. Emancipate dalla presenza di barriere, porte, vetri o grate, che impedivano le protagoniste di Panahi, i personaggi di Asadizadeh si muovono agilmente e con ogni mezzo. Alcune guidano, altre prendono la patente, altre ancora si spostano in autobus o in pullman, seguendo il proprio destino e segmento narrativo, la linea ricurva che compone la circonferenza del film. Opera prima levigata e perfetta, Acrid soffre forse la mancanza di vita. Costruito su una puntuale circolarità, che ad ogni giro si allarga sempre di più superando i confini della città, il film disegna la realtà senza inciderla ma cedendo in alcuni momenti all'autocompiacimento. La sensazione è che al regista piaccia specchiarsi nella propria bravura e nella notevole capacità di realizzare un film all'apparenza semplice e lineare ma in realtà nutrito di sottotesti e rimandi. Acrid, spasmodico nella ricerca formale, ha nondimeno il merito grande di fare il punto sulla condizione della donna in Iran e di segnalare il raggiungimento del diritto di 'separarsi' dall'autorità maschile, che al contrario è colta in scacco e in affanno. Le donne di Asadizadeh hanno cognizione di come va il mondo, sanno di essere dentro un cerchio ma hanno deciso di non aspettare quello che le attende, intraprendendo un viaggio di fuga verso l'orizzonte. Tutte le storie contenute si intrecciano attraverso gli spostamenti delle protagoniste che le conducono lontano da dove venivano (Azar e Simin) o le riportano da dove venivano (Soheila e Mahsa). A dimostrazione (parziale) che le restrizioni personali sono più temibili di quelli reali.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 23 giugno 2015
Flyanto

 Un altro film (si ricordi il precedente "Il Cerchio" di Jafar Panahi) costruito in base ad una tecnica circolare che prevede la rappresentazione di svariate storie, la cui ultima si ricollega alla prima essendone in un certo qual modo legata. Pertanto anche in "Acrid" si assiste a quattro storie principali di donne iraniane che riflettono la loro condizione e le loro esistenze, [...] Vai alla recensione »

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